ISSN 1973-9702

Cop Valle_Tevere

Un’analisi dei trasferimenti anagrafici degli ultimi venti anni

di Mauro Baioni e Massimiliano Crisci

Mauro Baioni è urbanista, dottore di ricerca in Politiche urbane e assegnista di ricerca presso l’Università degli studi Roma Tre

Massimiliano Crisci è primo ricercatore presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (CNR-IRPPS)

 

Secondo i dati del censimento permanente, il numero attuale dei residenti a Roma è di poco superiore a quello raggiunto cinquant’anni fa: circa 2,8 milioni. Tuttavia, questa apparente stabilità nasconde un imponente mutamento nella distribuzione degli abitanti all’interno

dell’area, determinato da un forte calo di popolazione nelle aree centrali (i rioni storici e i quartieri edificati fino al 1970), cui ha corrisposto una crescita altrettanto consistente in quelle periferiche, ovvero i territori a cavallo del Gra. Nel complesso, le aree centrali della capitale si sono spopolate di oltre 700.000 persone (Crisci 2010), sia per il calo delle nascite e l’aumento dei decessi di una popolazione sempre più anziana, sia per il travaso di residenti verso le aree esterne.

Nonostante l’estensione del comune superi i 1000 kmq, questa tracimazione si è propagata ben al di là dei limiti amministrativi e ha interessato i comuni circostanti della provincia, 32 dei quali, negli ultimi trent’anni, hanno registrato incrementi di popolazione superiori al 50%. Ciò che è avvenuto non è di poco conto: il “tenace deserto” descritto da Caracciolo (1991) è stato colonizzato con insediamenti residenziali, cluster produttivi, strutture per il tempo libero, il commercio e i servizi alle persone e alle imprese e oggi fa parte di un sistema metropolitano attraversato da intensi flussi di persone e cose che non gravitano necessariamente verso il centro della capitale (Baioni, De Strobel, Caudo 2020).  Anche la distribuzione territoriale dell’offerta di lavoro è cambiata a seguito della dislocazione di attività produttive e di servizio: attorno al raccordo e nei comuni dell’area metropolitana, tra il 1991 e il 2011, si è registrato un incremento di oltre 260.000 posti di lavoro nelle imprese.

 

Sulla diffusione residenziale ha giocato un ruolo decisivo l’impennata dei valori immobiliari (Agenzia delle entrate, 2020), talmente forte da produrre un ostacolo alla permanenza nella capitale di larghe fasce di popolazione. Gli spostamenti in uscita da Roma sono stati selettivi, ovvero hanno coinvolto soprattutto giovani adulti e famiglie con figli in tenera età, che spesso si sono trovati a vivere in aree periurbane carenti di servizi e con un welfare familiare e una rete relazionale indeboliti dalla distanza dai quartieri di origine (Crisci 2010, 2019a). D’altro lato, in molti hanno potuto apprezzare anche i vantaggi proposti dalle localizzazioni esterne all’urban core, che offrono spesso abitazioni unifamiliari, vicinanza al verde e assenza di congestione.

Negli anni successivi alla crisi economica globale del 2008, il calo dei valori immobiliari e degli affitti ha permesso a molte famiglie di nuova formazione di insediarsi ad una minore distanza dal centro cittadino rispetto a un tempo (Crisci 2019b). L’urban core è così entrato in una fase di riurbanizzazione prodotta dalle migrazioni internazionali, dall’interscambio migratorio con il resto d’Italia (di nuovo di segno positivo dopo decenni) e da un forte rallentamento della diffusione residenziale (Crisci 2016, 2019b) che merita di essere osservato con attenzione. Le azioni di contrasto al declino della Capitale (Tocci, 2015; Caudo, 2018) e di accompagnamento della transizione verso una fase nuova (Coppola e Punziano, 2018) richiedono infatti nuovi modelli interpretativi che impongono di guardare alla regione urbana come ambito pertinente all’interpretazione e al governo delle trasformazioni. A questo scopo, in questo testo offriamo alcuni spunti che derivano dall’osservazione delle dinamiche demografiche e residenziali dell’ultimo quindicennio in un cluster di comuni posto lungo la direttrice nord – nella cosiddetta Valle del Tevere – che all’inizio degli anni duemila era stato interessato in modo particolarmente accentuato dalla crescita di popolazione.

 

La crescita demografica nella Valle del Tevere tra diffusione residenziale e migrazioni internazionali

Nella geografia romana, ancora contraddistinta dalla raggiera delle antiche consolari, la Valle del Tevere corrisponde al territorio compreso tra le vie Flaminia e Salaria. I comuni qui considerati sono collocati lungo le due direttrici: Riano, Capena, Castelnuovo, Morlupo e Fiano nella sponda destra del Tevere; Monterotondo e Montelibretti nella sponda sinistra. Nel suo insieme l’area conta poco più di 100mila residenti e, fatta eccezione per Monterotondo (40mila residenti), include comuni dalla taglia demografica abbastanza contenuta, compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.

 

Si tratta di un settore rimasto estraneo allo sviluppo urbano di Roma fino all’inizio del nuovo millennio, quando è stato investito da un processo di tracimazione residenziale dalla capitale, vivendo una fase di forte crescita della popolazione, particolarmente accentuata nei centri dell’area Flaminia che, in 15 anni, hanno guadagnato 20mila abitanti contro i 7mila dei comuni dell’area Salaria (+35% di residenti nel complesso della Valle del Tevere) (Figura 1). L’incremento demografico dell’area non ha avuto un andamento regolare, subendo un forte rallentamento dopo il 2008. La crescita media annua è stata consistente  nel periodo 2003-08 che ha preceduto l’avvio della crisi economica (+32 per ogni mille residenti), mentre si è avuto un incremento della popolazione più contenuto (+20 per mille) nel quinquennio post-crisi (2009-13) e ancora più esiguo tra il 2014 e il 2018 (+7 per mille). Per comprendere i fattori di un mutamento così improvviso è utile considerare le singole componenti della variazione demografica nei comuni della Valle del Tevere: il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) e il saldo migratorio con Roma, con le altre province italiane e con l’estero (Figura 2). Nel periodo 2003-08 la metà di tutto l’incremento della popolazione era dovuto al saldo migratorio con Roma (+16 per mille) e con l’estero (+12 per mille), mentre il saldo naturale e il saldo migratorio con il resto d’Italia avevano un peso residuale. Nel 2009-13 il saldo migratorio con Roma si è più che dimezzato (+7 per mille) e la popolazione dell’area ha continuato a crescere soprattutto grazie alle migrazioni internazionali (+8 per mille). Nel 2014-18 la dinamica migratoria con Roma (+0,9 per mille) è divenuta la componente meno importante nella scarsa crescita demografica dell’area, dovuta in gran parte alle immigrazioni dall’estero (+4 per mille).

 

I trasferimenti anagrafici tra la Valle del Tevere e Roma nel corso degli anni duemila: dal boom alla stagnazione

Nel decennio che ha seguito la crisi del 2008 si è quindi fortemente ridimensionata la dinamica residenziale diffusiva in uscita da Roma che, per quattro decenni, aveva sostenuto buona parte dell’incremento demografico dei comuni della Valle del Tevere. L’analisi dei trasferimenti anagrafici intercorsi negli anni duemila con la capitale fa emergere alcuni elementi che possono essere utili a ricostruire la trasformazione nel modello insediativo dell’area.

 

L’attrattività migratoria nei confronti di Roma si azzera gradualmente dopo la crisi del 2008

Dopo una forte crescita nei primi anni duemila, il saldo migratorio annuo tra la Valle del Tevere e Roma è crollato da +2000 unità nel 2008 a valori prossimi allo zero a partire dal 2014 (Fig.3). All’indomani della crisi del 2008 gli arrivi da Roma hanno fatto registrare un forte ridimensionamento, seguito dopo il 2012 da un ulteriore costante calo, che ha portato le immigrazioni annue dalle tremila del 2008 alle mille del 2018. Allo stesso tempo i trasferimenti verso Roma sono raddoppiati tra il 2003 e il 2012, passando da 700 a 1400 unità annue, per poi attestarsi intorno al migliaio. Nel complesso, la Valle del Tevere nel periodo 2003-08 guadagnava ogni anno 1300 residenti da Roma, che sono diminuiti a 650 nel 2009-13 e ad appena 100 nel 2014-18. La stessa tendenza verso un graduale azzeramento della diffusione residenziale da Roma è evidente sia nei centri dell’area Flaminia che in quelli della Salaria, senza apprezzabili differenze se non quelle dovute alla differente taglia demografica dei comuni.

 

Muta il profilo sociodemografico di chi si trasferisce da Roma: più anziani che giovani famiglie

Considerando il saldo migratorio per età tra Roma e la Valle del Tevere, si nota come fino al 2008 a spostarsi fossero soprattutto le famiglie con figli, segnalate dall’ammontare elevato dei bambini in età 0-4 anni, e i giovani adulti, come evidenziato dal picco dei trentenni nel periodo 2003-08 (Fig.4). Dopo il 2008 il saldo migratorio è calato in modo evidente in quasi tutte le classi di età e soprattutto tra i giovani adulti (30-45 anni). In particolare, rispetto al periodo 2003-08, nel quinquennio 2014-18 la diminuzione dei trasferimenti da Roma della popolazione in età scolastica (0-19 anni) è stata in linea con il calo totale degli spostamenti (-44%), mentre il calo degli adulti tra i 30 e i 45 anni è stato superiore (-59%) e quello degli anziani over 60 largamente inferiore (-15%). Va notato inoltre che nel 2014-18 il saldo migratorio della popolazione con meno di 60 anni si è completamente azzerato e che i 100 residenti che la Valle del Tevere ha guadagnato annualmente da Roma sono tutti over 60. Se ne può dedurre che, in un quadro di forte ridimensionamento della loro attrattività, i centri della Valle del Tevere abbiano mantenuto il loro appeal solo come “buen retiro” per i romani in età da pensionamento, avendo perso una quota molto ampia di arrivi soprattutto nella fascia dei giovani adulti in età lavorativa.

 

Diminuisce l’attrattività nei confronti dei quartieri del quadrante Nord di Roma

In un territorio urbano estremamente vasto come quello di Roma, che presenta un deficit di accessibilità forte e diffuso, un trasferimento di residenza da un quadrante all’altro della città può costringere a rivedere pratiche sociali e relazionali consolidate. E’ quindi anche per una sorta di “strategia di sopravvivenza” dei residenti che nell’area romana i trasferimenti di abitazione tendono a seguire una traiettoria radiale lungo le vie consolari che collegano il centro della capitale alle periferie metropolitane e a concentrarsi all’interno di ampi quadranti, o spicchi urbani (Crisci 2012). Questo fenomeno si verifica anche nell’interscambio migratorio tra Roma e i comuni della Valle del Tevere, che coinvolge con particolare intensità proprio i Municipi romani posti nel medesimo quadrante settentrionale e attraversati dalle consolari Flaminia e Salaria. Si tratta dei Municipi 2, 3, 4 e 15, che nel complesso durante gli anni duemila hanno assorbito una quota compresa tra il 40 e il 50% di tutti i trasferimenti di residenza tra Roma e la Valle del Tevere, sia in entrata che in uscita. Il 60% del calo delle migrazioni dalla capitale alla Valle del Tevere avvenuto nel periodo 2014-18 è dovuto alla minore attrattività esercitata sui quattro Municipi del quadrante Nord. E’ possibile che i residenti di questi quartieri romani negli ultimi anni abbiano potuto limitare il raggio della loro mobilità residenziale ad aree più prossime e interne alla capitale, nel quadro di un processo di riurbanizzazione dell’urban core e di un superamento della diffusione insediativa nella corona metropolitana che è stato favorito dal calo dei valori immobiliari dopo la crisi del 2008 (Crisci 2018, 2019b).

 

Conclusioni e spunti di ricerca

 Le evidenze fin qui mostrate restituiscono la dinamicità delle relazioni fra Roma e il settore nord del suo hinterland e ci mettono di fronte ad alcune questioni aperte.

 

La prima riguarda l’inversione di segno del saldo demografico, legata temporalmente all’andamento più generale dell’economia a livello nazionale e globale. Così come il ciclo immobiliare precedente alla crisi del 2008 aveva indotto un rafforzamento dei trasferimenti in uscita dalla capitale da parte di ampie fasce di popolazione, i mutamenti intercorsi successivamente nel mercato del lavoro, nei livelli dei redditi e nei valori immobiliari hanno certamente influito sulle scelte delle famiglie. Vale la pena, perciò, di interrogarsi sulle ragioni e sui vincoli della mobilità residenziale, tenendo in considerazione anche la fase del ciclo di vita delle famiglie protagoniste degli spostamenti. Solo a titolo di esempio, per dei giovani adulti e delle famiglie con figli in età scolare, la possibilità di vivere in un quartiere della città compatta, dinamico dal punto di vista relazionale e con una ricca e variegata offerta di servizi educativi, commerciali e di leisure, può costituire spesso una soluzione ottimale, se la forbice dei valori immobiliari non è troppo ampia. Al contrario, per una coppia di mezza età senza figli conviventi e in buone condizioni di salute, che magari ha vissuto a lungo in un contesto urbano caotico, la qualità ambientale e i ritmi lenti di un contesto periurbano possono rappresentare l’opzione più appetibile.

 

Una seconda traiettoria di riflessione riguarda l’accesso al capitale territoriale dei centri della valle del Tevere, in termini di servizi, occasioni di lavoro e crescita personale, socialità. L’irrompere della pandemia, sotto questo aspetto, ha impresso un’ennesima sollecitazione di ordine generale, avendo imposto in modo violento e repentino una riorganizzazione della vita lavorativa e familiare. Le persone e le famiglie hanno dovuto confrontarsi, singolarmente e collettivamente, con la condizione abitativa e con la qualità del contesto, misurando le proprie propensioni e possibilità con gli effetti indotti dall’instabilità di sistema e dalle disuguaglianze territoriali. In che modo queste sollecitazioni si ripercuoteranno negli anni a venire? Nel dopo pandemia prevarranno le dinamiche di ri-centralizzazione di cui abbiamo registrato i primi segnali, oppure assisteremo a polarizzazioni selettive e crescenti divaricazioni fra territori capaci di intercettare le nuove possibilità e aree meno attrezzate, intrappolate dentro spirali di declino?

 

L’originalità della dinamica di regionalizzazione dell’urbano di Roma rispetto ad altri contesti post-metropolitani (Coppola, in Baioni, Caudo, 2021), richiede un supplemento di attenzione verso territori come quello della Valle del Tevere, rimasti per troppo tempo nel cono d’ombra di Roma. E chiama in causa la nostra capacità di leggere e interpretare i fenomeni attraverso un approccio multidisciplinare e multiscalare che sappia produrre una ricomposizione fra lo sguardo “macro” di tipo descrittivo, spesso basato su rappresentazioni geografiche e dati empirici in forma aggregata, e l’ottica “micro” di tipo esplicativo, che mira ad indagare le aspirazioni e le motivazioni delle scelte degli individui e delle famiglie nel loro interagire con il territorio (Ferraro 2011; Bianchetti 2020).

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Agenzia delle entrate (2020) Statistiche regionali. Il mercato immobiliare residenziale. Lazio, Pubblicazioni OMI, https://www.agenziaentrate.gov.it/

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/2555996/SR2020_Lazio.pdf/95948ca8-05a5-d7a3-1077-48457b08d95b

Baioni, De Strobel, Caudo (2020), Abitare nella regione capitale di Roma: una prospettiva inedita, in atti della XXII Conferenza Nazionale SIU. L’Urbanistica italiana di fronte all’Agenda 2030, Matera-Bari 5-6-7 giugno 2019, Planum Publisher, Roma-Milano.

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Bianchetti C. (2020) Corpi. Tra spazio e progetto, Mimesis, Milano. Caudo G. (2018), Roma in transizione, più facile distruggerla che comprenderla, in Coppola, Punziano, a cura di, Roma in Transizione.

Caracciolo, A. (1991), Storia d’Italia: le regioni dall’unità a oggi. Il Lazio,Torino, Einaudi.

Coppola A., Punziano G., a cura di, (2018) Roma in Transizione. Governo, strategie, metabolismi e quadri di vita di una metropoli, Planum publisher,

Coppola A. Postfazione, in Baioni, Caudo, a cura di 2021,

Crisci M. (2010), Italiani e stranieri nello spazio urbano. Dinamiche della popolazione di Roma, Franco Angeli, Milano.

Crisci M. (2012), “Popolazione e territorio: sistemi urbani della mobilità pendolare e domiciliare come spazi di vita quotidiana” in Argomenti. Rivista di economia, cultura e ricerca sociale, n.34, FrancoAngeli, Milano, p. 81-102.

Crisci M. (2016), “Migrazioni e trasformazione urbana. Roma 1870-2015”, in Michele Colucci, Stefano Gallo (a cura di) Rapporto 2016 sulle migrazioni interne in Italia, Donzelli Editore, Roma, 47-69.

Crisci M. (2018), “Il rallentamento della diffusione residenziale nell’area romana: un fenomeno da governare”, in E. d’Albergo, D. De Leo (a cura di), Politiche urbane per Roma. Le sfide di una capitale debole, Sapienza University Press, Roma, 37-46.

Crisci M. (2019a), “The social impact of urban sprawl in Mediterranean cities. The case of Rome”,  in Crisci M., Lucciarini S. (eds.) Governing Inequalities. Inclusion and Exclusion Processes in the Mediterranean Area, from National to City Levels, Aracne, Roma, 265-285.

Crisci M., Santacroce A. (2019b), “Rome after Sprawl: a Return to the Compact City?”, in Canepari E. & Crisci M. (eds.), Moving Around in Town. Practises, Pathways and Contexts of Intra-Urban Mobility from 1600 to the Present Day, Viella, Roma, 63-79.

Ferraro G. (2001), Il libro dei luoghi, Jaca Book, Milano

Tocci W. (2015), Roma: non si piange su una città coloniale. goWare, Firenze.

 

Didascalie

Copertina: Valle del Tevere.

Fig. 1: Popolazione residente nei comuni della Valle del Tevere (area Flaminia e Salaria), 2003-18. Valori assoluti. Fonte: Istat.

Fig. 2: Bilancio demografico dei comuni della Valle del Tevere, periodi 2003-08, 2009-13 e 2014-18. Valori per mille residenti. Fonte: nostra elaborazione su dati Istat.

Fig. 3: Roma e i comuni della Valle del Tevere. Iscrizioni/cancellazioni anagrafiche e saldo migratorio, 2003-2018. Valori assoluti. Fonte: nostra elaborazione su dati anagrafici.

Fig. 4: Roma e i comuni della Valle del Tevere. Saldo migratorio per classi di età, 2003-2018. Valori assoluti. Fonte: nostra elaborazione su dati anagrafici.