ISSN 1973-9702

LIBERI DI COSTRUIRE?

La prevaricazione dell’interesse privato sull’interesse collettivo

di Nicola Vazzoler

 

Questo breve saggio condensa e restituisce una lunga riflessione nata durante la mia esperienza di Amministratore presso il Comune di Aquileia (UD). La libertà a costruire normata a livello nazionale garantisce un equilibrio fra sfera pubblica e sfera privata nella creazione e cura della città, qui intesa come “casa della comunità”. Ma cosa succede quando le interpretazioni regionali rischiano di compromettere questo equilibrio e porre in primo piano l’interesse privato a discapito dell’interesse collettivo? Il caso della L.R. 19/2019 del Friuli Venezia Giulia diventa un caso per comprendere le ricadute dirette sugli Enti locali lese nella loro funzione di suprema direzione della cosa pubblica e nel loro diritto di rappresentatività non potendo garantire talvolta quanto espresso nelle proprie linee di indirizzo politico.

 

This essay condenses and reports a long reflection born during my experience as Deputy Major at the Municipality of Aquileia (UD). The freedom to build regulated at national level guarantees a balance between the public and private spheres in the creation and care of the city, here called the “community house”. But what happens when regional interpretations risk compromising this balance and putting private interest in the foreground to the detriment of the collective interest? The case of L.R. 19/2019 of Friuli Venezia Giulia becomes a case to understand the direct repercussions on the injured Municipalities in their function of supreme direction of public affairs and in their right to representativeness, sometimes not being able to guarantee what is expressed in their own political guidelines.

 

Nicola Vazzoler, architetto e Dottore di Ricerca in Politiche territoriali e progetto locale (con la tesi Intensità urbana, un rapporto ragionato a partire dal caso di Roma), è stato assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura di Roma Tre e Vicesindaco della città di Aquileia (UD). Ora è libero professionista presso lo studio Stradivarie Architetti Associati (settore pianificazione). Impegnato nella didattica (presso le Università degli Studi di Trieste, Università IUAV di Venezia e RomaTre), nella ricerca (fra gli altri il PRIN Territori post-metropolitani) e nell’attività professionale (Piano di Assetto dell’Area archeologica monumentale del Colosseo per RomaTre), è co-fondatore di GU | Generazione Urbana (con il quale ha seguito il Monitoraggio delle forme periferiche contemporanee a Roma per DGAAP MiBACT) e ha collaborato con i giornali on-line di settore UrbanisticaTre, Planum e PPAN.

PATRIMONIO IMMOBILIARE – INNOVAZIONI PER LA RIGENERAZIONE URBANA

Usi temporanei per la Rigenerazione Urbana – Necessità di processi innovativi anche per la Capitale

di Floriana D’Urso

 

Il riutilizzo del patrimonio edilizio dismesso e degradato è un’esigenza avvertita da gran parte delle città Italiane ed in primis da Roma Capitale.
Oggi, gli Enti Locali hanno la possibilità di intervenire attraverso una strumentazione rapida ed efficace grazie all’introduzione di una specifica disposizione statale (art. 23 quater DPR 380/01) sugli “utilizzi temporanei” di compendi immobiliari, anche in deroga allo strumento urbanistico vigente, purché rispondenti ad un rilevante interesse di carattere pubblico o generale.

 

The reuse of disused and degraded buildings is a need felt by most of the Italian cities and firstly by Rome Capital
Today, Local Authorities have the opportunity to operate through a fast and effective urban procedure thanks to introduction of a specific national regulation (Article 23 quater of DPR 380/01) about the “temporary application” of real estate compendiums, also notwithstanding to urban current disposal, as long as it save a relevant public or general interest.

 

Floriana D’Urso, laureata in Giurisprudenza, abilitata all’esercizio della professione di Avvocato.
Dal 2001 è Funzionario Amministrativo presso il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale, titolare dal 2007, di Posizione Organizzativa con responsabilità organizzativa e gestionale di specifici Servizi (ed attualmente del Servizio Coordinamento Amministrativo della Direzione Trasformazione Urbana), acquisendo specifiche competenze in tema di procedure urbanistiche, anche attraverso il conseguimento del Master “Urbam”, presso la facoltà di Architettura della Sapienza.

ROMA MODERNA

L’armatura infrastrutturale pubblica dell’espansione urbana tra Roma e il Mare. Osservazioni sui disegni dei Piani Particolareggiati del Piano Regolatore Generale del 1931 nel quadrante sud occidentale tra Porta Portese e Porta San Sebastiano

di Marco Pietrolucci

 

Il tema principale della riflessione riguarda l’importanza della definizione architettonica ovvero del disegno della componente infrastrutturale pubblica della città, per la qualità urbana contemporanea. Non bisogna dimenticare che, alla base di tutti i conflitti urbani, c’è un tema pre-politico che riguarda la proprietà dei suoli che sono, generalmente, privati. Quando camminiamo per una città, con le sue strade, le sue piazze, i suoi parchi, le sue scuole, finiamo per dimenticare l’enorme conflitto che l’ha determinata, perché lo spazio urbano che usiamo per vivere, per muoverci, per lavorare, per divertirci, era, inizialmente, (nella maggior parte dei casi) tutto privato ed inaccessibile ed è la costruzione urbana a trasformarlo in bene collettivo. L’inaccessibilità dello spazio preurbano  è, a ben vedere, la condizione iniziale dalla quale qualunque progetto di trasformazione urbana prende le mosse e dovrebbe affrancarsi. L’inaccessibilità dello spazio urbano è il perno attorno al quale tutto il lavoro di costruzione della città si svolge. Per questa ragione la definizione architettonica dell’armatura infrastrutturale pubblica di una città è il compito principale di qualunque trasformazione urbana, è la cartina al tornasole di un progetto sociale e politico, quale deve essere un buon Piano, ed è su questa base che può essere adeguatamente giudicato. La trasformazione di Roma verso il mare ha costruito una spazialità pubblica di qualità o ha fatto l’interesse miope della proprietà fondiaria? Quali sono i suoi elementi portanti? Come vengono regolati ancora oggi questi interessi contrapposti? Con quali strumenti?

 

The main theme of the reflection concerns the importance of the architectural definition or (better) the design of the public infrastructural component of the city, for contemporary urban quality. It should not be forgotten that, at the basis of all urban conflicts, there is a pre-political issue concerning the ownership of soils which are generally private. When we walk through a city, with its streets, squares, parks, schools, we end up forgetting the enormous conflict that has determined it, because the urban space we use to live, to move, to work , to have fun, it was initially (in most cases) completely private and inaccessible and it is the urban construction that transforms it into a collective good. The inaccessibility of pre-urban space is, in hindsight, the initial condition from which any urban transformation project starts and should free itself. The inaccessibility of the urban space is the pivot around which all the construction work of the city takes place. For this reason, the architectural definition of the public infrastructural framework of a city is the main task of any urban transformation, it is the litmus test of a social and political project, which must be a good Plan, and it is on this basis that it can be properly judged. Has the transformation of Rome towards the sea built a quality public space or has it made the landed property myopic interest? What are its main elements? How are these conflicting interests still regulated today? With what tools?

Marco Pietrolucci, architetto, dottore di ricerca in composizione architettonica e progettazione urbana. Membro della Commissione urbanistica nazionale della Confedilizia è responsabile del settore tecnico-urbanistico della Confedilizia di Roma e Lazio. Ha svolto attività didattica presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, la Facoltà di Architettura di “Roma Tre”, la Facoltà di Architettura di Pescara “Gabriele d’Annunzio” e nei programmi italiani delle Università Canadesi e Americane “Waterloo University” e “Northestern University”. Attualmente coordina un gruppo di ricerca sul Piano Regolatore di Roma Moderna (1931) il cui comitato scientifico è composto da: F. Cellini, G. Imbesi, D. Modigliani, G. Piccinato, P. Portoghesi, V. Quilici, F. Purini, W. Tocci.

 

“TEMPORALITIES OF URBAN NATURES: IMAGINARIES, NARRATIVES, AND PRACTICES”

 

Questioni, posture e riflessioni sulle poliritmie urbane a seguito della prima tappa del Workshop (Venezia, Settembre 2021)

di Eleonora Ambrosio

 

Il 23 e 24 Settembre 2021 si è svolta, presso lo Humanities and Social Change Center dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, la prima tappa del Workshop “Temporalities of Urban Natures: imaginaries, narratives and practices” che proseguirà il 25 e 26 Marzo 2022 all’Institute for Urban Research della Malmö Universitet per poi concludersi il 24 e 25 Giugno 2022 presso il Georg-Simmel-Center for Metropolitan Studies della Humboldt-Universität di Berlino. La serie, curata da Lucilla Barchetta e Mathilda Rosengren e promossa dalla Urban Studies Foundation, dichiara di voler esplorare le modalità con cui le diverse temporalità urbane, nei loro molteplici intrecci, strutturano, influenzano e co-producono i paesaggi nelle città dell’Antropocene, attraverso i tre approcci tematici esplicitati nel sottotitolo dell’evento. Diversi studiosi – nell’ambito delle scienze sociali, umanistiche, naturali, delle arti e dell’architettura – sono chiamati a un confronto sul significato e sulle potenzialità delle nature urbane, con particolare riferimento a casi studio presenti nelle aree del Nord Italia, della regione dell’Öresund e della Germania orientale.

 

On 23 and 24 September 2021 the first stage of the Workshop “Temporalities of Urban Natures: imaginaries, narratives and practices” was held at the Humanities and Social Change Center of the Ca’ Foscari University of Venice. The workshop will continue on 25 and 26 March 2022 at the Institute for Urban Research of the Malmö Universitet to be concluded on 24 and 25 June 2022 at the Georg-Simmel-Center for Metropolitan Studies of the Humboldt-Universität in Berlin. The series, curated by Lucilla Barchetta and Mathilda Rosengren and promoted by the Urban Studies Foundation, aims to explore the ways in which different urban temporalities –  in their multiple entanglements – structure, influence and co-produce landscapes in the cities of the Anthropocene, through the three thematic approaches explained in the event’s subtitle. Various scholars – from humanities, social and natural sciences, arts and architecture – are invited to discuss the meaning and potential of urban natures, with particular reference to case studies from Northern Italy, the Öresund region and Eastern Germany.

 

Eleonora Ambrosio, architetto, dottore di ricerca in Paesaggi della Città Contemporanea (Università degli Studi di Roma Tre) con la tesi “Il Progetto di Paesaggio per la Città Selvatica. Indizi, traiettorie e depistaggi”. Nel 2019 vince il Bando Cassini Jr promosso dall’Institut Français d’Italie col progetto “La Città Selvatica”. Visiting scholar presso la Leibniz Universität di Hannover (2020).

 

GARBATELLA 20/20

La città e la memoria

di Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino, Paola Porretta

 

Video a cura di F.R. Stabile, E. Pallottino, P. Porretta; riprese e montaggio E. Martina

In occasione del centenario di Garbatella, il Dipartimento di Architettura di Roma Tre ha promosso il progetto Garbatella 20/20 e numerose attività interdisciplinari per la divulgazione della conoscenza del patrimonio storico e culturale del quartiere, in collaborazione con la cittadinanza e con diverse istituzioni.Nell’ambito del progetto, i corsi di Restauro dell’ultimo anno delle lauree magistrali hanno organizzato un laboratorio didattico che ha coinvolto più di cento studenti e si è avvalso della straordinaria partecipazione dell’artista Pietro Ruffo, con il quale è stata sperimentata per la prima volta una didattica integrata tra arte e architettura. Gli studenti hanno prodotto contenuti inediti per la conoscenza di Garbatella e hanno restituito la ricchezza dell’identità urbana, architettonica e sociale del quartiere attraverso letture analitiche e composizioni artistico-figurative. Sono state inoltre elaborate proposte progettuali per il restauro del contesto, con particolare attenzione al rapporto tra spazi pubblici e privati.

 

On the occasion of the centenary of Garbatella, the Department of Architecture of Roma Tre launched the program Garbatella 20/20. This initiative included various interdisciplinary activities for the dissemination of knowledge about the historical and cultural heritage of the district, in collaboration with the citizens and many institutions. Within the program, the Restoration courses of the last year of the Master’s Degrees organized a workshop. More than one hundred students benefited from the extraordinary participation of the artist Pietro Ruffo, with whom they explored an integrated didactic approach between art and architecture for the first time. The students produced new content to further enhance understanding of Garbatella and analyzed the richness of the urban, architectural and social identity of the neighborhood through analytical readings and artistic-figurative compositions. Design proposals for the restoration of the context were developed, with particular attention to the relationship between public and private spaces.

 

Francesca Romana Stabile, è professore associato di Restauro architettonico presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, dove coordina il corso di Laurea Magistrale in Architettura-Restauro. La sua attività di ricerca, nell’ambito del restauro, è dedicata prevalentemente allo studio dell’architettura regionalista e “ambientista”, con particolare attenzione ai suoi caratteri costruttivi e stilistici, e al restauro dei centri storici minori.  In particolare, l’obiettivo della ricerca sull’architettura regionalista è mirato allo studio dell’edilizia residenziale popolare progettata negli anni Dieci e Venti del Novecento a Roma (Testaccio, San Saba, Garbatella, Ostia Nuova, Pigneto).

 

Elisabetta Pallottino, architetto, è professore ordinario di Restauro architettonico presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre (Direttore del Dipartimento dal 2013 al 2019). È direttore del Master internazionale di II livello in Restauro architettonico e cultura del patrimonio e di quello in Culture del patrimonio. Conoscenza, tutela, valorizzazione, gestione; è coordinatore del Dottorato di ricerca Architettura: innovazione e patrimonio. È direttore della rivista Ricerche di storia dell’arte e membro della redazione della rivista Roma moderna e contemporanea. Svolge attività di ricerca e di consulenza professionale nel campo dello studio, del restauro e della valorizzazione del patrimonio architettonico e dei paesaggi culturali.

 

Paola Porretta, architetto (2001, Roma Tre), dottore di ricerca (2007, IUAV), è attualmente professore associato in Restauro presso il Dipartimento di Architettura di Roma Tre, dove insegna nei Master internazionali di II livello Restauro architettonico e Culture del Patrimonio e nel Dottorato Architettura: innovazione e patrimonio. Svolge attività di ricerca e di consulenza progettuale nel campo del restauro e della valorizzazione del patrimonio architettonico e dei paesaggi culturali; sugli stessi temi ha pubblicato saggi e la monografia L’invenzione moderna del paesaggio antico della Banditaccia(2019). Tra i suoi interessi recenti anche l’architettura minore (in Grecia, in Cina e a Roma con particolare attenzione alla borgata giardino Garbatella).

COSA SIGNIFICA OGGI L’HOUSING AFFORDABILITY?

Riesplorare l’housing affordability attraverso un ciclo di seminari, per una lettura delle questioni urbane contemporanee

di Rebecca Cavicchia e Marco Peverini

 

In questo breve contributo ci proponiamo di (ri)esplorare l’housing affordability come fenomeno multidimensionale e come concetto chiave per leggere ed esaminare le questioni urbane contemporanee. Le nostre riflessioni sono guidate principalmente dai racconti di tre ricercatrici che hanno offerto il loro sguardo sull’affordability in tre seminari, tenuti online tra Marzo e Aprile 2021, come parte della serie da noi organizzata “Housing affordability and the city”. Il racconto dell’affordability che ne risulta è quello di un fenomeno complesso e multidimensionale, spesso non sufficientemente compreso, nella sua natura e nei suoi esiti, a causa di definizioni troppo stringenti e limitate. Ne proponiamo un racconto comprensivo che, attraversando contesti, approcci e scale di indagine differenti, invita ad esplorare con uno sguardo ampio la complessità concettuale e fenomenologica dell’affordability.

 

In this short contribution, we explore housing affordability as a multidimensional phenomenon and a key concept to examine contemporary urban issues. Our reflections are mainly based on the narratives of three researchers who offered diverse looks on affordability in three online seminars. The seminars were held between March and April 2021 and were part of a series that we organized called “Housing affordability and the city”. From the seminars’ contributions, housing affordability emerges as a complex and multidimensional phenomenon, often only partially understood, in both its characteristics and outcomes, because of too limited definitions. We propose a broad narrative that, through diversified contexts, approaches and scales of analysis, suggests the importance of keeping a comprehensive look at the conceptual and phenomenological complexity of affordability.

 

Rebecca Cavicchia è dottoranda di ricerca in Urban and Regional Planning presso la Norwegian University of Life Sciences (NMBU). Si occupa di politiche di sostenibilità urbana, di politiche abitative e di disuguaglianze socio-spaziali con particolare attenzione ai temi dell’housing affordability e della gentrificazione.

 

Marco Peverini è dottorando di ricerca in Pianificazione, progettazione e politiche urbane presso il DAStU del Politecnico di Milano. Si occupa di politiche abitative e urbane, con riferimento all’edilizia sociale, alle cooperative di abitazione e all’edilizia economica. Fa parte del gruppo italiano del Collettivo per l’Economia Fondamentale e del gruppo Social Housing: Institutions, Organisation and Governance dell’European Network of Housing Research (E.N.H.R.).

ABITARE NELL’ITALIA URBANA IN CONTRAZIONE

Ricollocare la questione abitativa nei territori urbani in contrazione

di Marco Peverini e Sara Caramaschi

 

La maggior parte dei territori italiani, anche quelli fortemente urbani, si trova ormai in condizioni di persistente contrazione demografica, economica e/o funzionale. Nei territori in svuotamento permangono problematiche abitative rilevanti, che però richiedono diversi sguardi e strategie più adeguate rispetto ai paradigmi (perlopiù quantitativi) della crescita. Al contrario, adeguate strategie di downscaling e rightsizing potrebbero meglio rispondere ai processi di contrazione, migliorando la vita degli abitanti. Partendo da queste ipotesi, il contributo propone una visione “qualitativa” della questione abitativa nei territori urbani in contrazione e, avvalendosi di due casi concreti a Torino e Taranto, propone alcune riflessioni preliminari sul tema. In particolare, emerge come nell’elaborazione di politiche urbane permanga un approccio di attrazione e valorizzazione, che rischia di obliare (quando non aggravare) i problemi e le istanze di chi resta.

 

The majority of Italian territories, even those that are strongly urban, are now in conditions of persistent demographic, economic and/or functional shrinkage. In shrinking territories there are still relevant housing issues, which however require different views and more appropriate strategies than the (rather quantitative) paradigms of growth. On the contrary, appropriate strategies of downscaling and rightsizing could better respond to the processes of shrinkage and improve the life of inhabitants. Starting from these assumptions, the paper advances a “qualitative” view of housing issues in shrinking urban territories and, by briefly recounting two concrete cases in Turin and Taranto, suggests some preliminary reflections. In particular, it emerges how in the elaboration of urban policies persists an approach of attraction and valorization, which risks forgetting (when not worsening) the problems and scarcity of those who remain.

 

Marco Peverini è dottorando di ricerca nel corso di Urban Planning, Design and Policy presso il DAStU del Politecnico di Milano. Si occupa di politiche abitative e urbane, con riferimento all’edilizia sociale, alle cooperative di abitazione e all’housing affordability. Fa parte del gruppo italiano del Collettivo per l’Economia Fondamentale ed è co-coordinatore del gruppo Social Housing: Institutions, Organisation and Governance dell’European Network of Housing Research (E.N.H.R.). Ha scritto su Welforum e Altreconomia.

 

Sara Caramaschi è urbanista e dottore di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea”. Dal 2019 è assegnista di ricerca presso il Gran Sasso Science Institute, dove insegna nell’ambito del dottorato internazionale “Regional Science and Economic Geography”. Attiva in ricerche nazionali e internazionali, è autrice di saggi in materia di geografia urbana e pianificazione (tra i più recenti U3 – iQuaderni e Planning Theory and Practice). I suoi interessi di ricerca sono riconducibili ai temi patrimonio immobiliare e abitare, temporaneità e spazio pubblico, mutualismo e cittadinanza attiva.

PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Alcune questioni cruciali (e non più prorogabili) per il futuro

di Sara Caramaschi

 

È possibile immaginare una rinnovata centralità dei territori e della società civile nella gestione di traiettorie di sviluppo più giuste e sostenibili? Questo breve saggio pone l’accento sul ruolo cruciale di ecologia politica, dimensione territoriale e cittadinanza attiva nel disegno e nell’attuazione di politiche pubbliche per il futuro. Il testo parte dal necessario abbandono delle ricette che hanno caratterizzato il recente passato e propone alcuni spunti di riflessione per affrontare i rischi ambientali e le dissimmetrie sociali aggravati dalla pandemia di Covid-19.

 

Is it possible to imagine a renewed centrality of territories and the civic society in the management of a just and sustainable development? This short essay emphasizes the central role of the political ecology, the territorial dimension and the active citizenship in the design and implementation of progressive public policies. The text starts from the abandonment of the recipes that have characterized the recent past and offers some food for thought to address the environmental risks and social asymmetries aggravated by the Covid-19 pandemic.

 

Sara Caramaschi è urbanista e dottore di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea”. Dal 2019 è assegnista di ricerca presso il Gran Sasso Science Institute, dove insegna nell’ambito del dottorato internazionale “Regional Science and Economic Geography”. Attiva in ricerche nazionali e internazionali, è autrice di saggi in materia di geografia urbana e pianificazione (tra i più recenti U3 – iQuaderni e Planning Theory and Practice). I suoi interessi di ricerca sono riconducibili ai temi patrimonio immobiliare e abitare, temporaneità e spazio pubblico, mutualismo e cittadinanza attiva.

CIVITA

Civita, la città che resiste

 

di Serena Olcuire

Recensione del volume Civita. Senza aggettivi e senza altre specificazioni di Giovanni Attili (Quodlibet, 2020), che dalle caratteristiche eccezionali del borgo viterbese deflagra una moltitudine di riflessioni sull’abitare e pianificare i territori dell’Italia interna.

Review of the book Civita. Senza aggettivi e senza altre specificazioni (Civita. Without adjectives and without other specifications) by Giovanni Attili (Quodlibet, 2020), which draws from the exceptional characteristics of the Viterbese village a whole of reflections on inhabiting and planning the territories of inland Italy.

 

Serena Olcuire è assegnista di ricerca in Tecnica e Pianificazione Urbanistica al DICEA-Sapienza Università di Roma, dove ha conseguito il dottorato con una tesi sulle geografie urbane delle sex workers e le nuove forme di governo dello spazio pubblico. Fa parte della redazione della rivista scientifica “Tracce Urbane” e collabora con il Master Environmental Humanities (Università di Roma Tre), per il quale cura il modulo Territori marginali, e con l’Atelier Città (Iaph Italia), che affronta le infinite relazioni che legano genere e spazi urbani.

UN PASSO INDIETRO PER ANDARE AVANTI

Un passo indietro per andare avanti: le città e la periferia

 

di Rui Alves

La crisi sanitaria causata del Covid-19 presenta un’opportunità per potenziare modi di vita più eco-friendly, oltre a cambiare il modo di godere gli spazi urbani e di proiettarli. Ma, come in altre situazioni nel passato, le periferie non sono adeguate a ricevere le proposte attuali: proposte che possono ancora essere messe in discussione, in un’ottica di adattamento a tutti gli spazi urbanizzati, anche quelli meno dottate di funzioni, e non solo alle città già consolidate che stiamo cercando di migliorare costantemente. Un incentivo a fare viaggi come una seconda risorsa e non una parte essenziale del quotidiano, che può partire da una pianificazione urbana meno complessa e più completa.

The health crisis caused by Covid-19 presents an opportunity to enhance more eco-friendly ways of living, as well as to change the way urban spaces are enjoyed and projected. However, as in other situations in the past, suburbs are not adequate to receive the current proposals: proposals that can still be questioned with a view to adapting them to all urbanised spaces, even those with fewer functions, and not only to the established cities that we are constantly trying to improve. An incentive to make travel a second resource and not an essential part of everyday life, which can start with less complex and more comprehensive urban planning.

 

Rui Filipe Ferreira Alves è un architetto e ricercatore portoghese, laureato in Architettura alla Facoltà di Architettura di Porto (Faculdade de Arquitectura da Universidade do Porto – FAUP). Ha iniziato, ancora come studente, a lavorare con Rui Braz Afonso, tra gli altri, nel centro di ricerca/studi CEAU-MDT del FAUP, sviluppando diversi studi sui piccoli agglomerati urbani, sulla colonizzazione agricola e la conseguente trasformazione del paesaggio, oltre ad espandere la sua ricerca sugli effetti dell’auto nelle città e nelle società, proseguendo gli studi della sua tesi di laurea magistrale.

IL CARRETTO DEI GELATI

Un’introduzione all’urbanistica

 

di Anna Laura Palazzo

Il carretto dei Gelati è una riflessione densa e incalzante, a tratti ironica, su temi e accadimenti legati allo sviluppo delle città nell’arco di mezzo secolo, sui successi e fallimenti di un riformismo che ne ha permeato la dimensione pubblica, sui traguardi di modernità perseguiti di cui viviamo spesso inconsapevolmente affermazioni e sconfitte. I saggi contenuti nel libro affrontano un ampio spettro di questioni e argomenti, che chiamano in causa quadri interpretativi estesi e complessi. Nel loro insieme, essi interrogano fatti e opinioni spesso accantonati dalle agende urbane senza essere risolti e che andrebbero ripresi e indagati in profondità. Con una curiosità mai gravata da preconcetti o presupposti moraleggianti.                                                                            La morale della favola resta al lettore.

Il carretto dei Gelati provides a dense and sharp, at times ironic, reflection on urban development worldwide over half a century. It delves into successes and failures carried out by social reforms envisioning the city as a public realm, focusing on the gaps between expectations and results.The essays contained in the book deal with a broad array of issues and topics, calling for wider interpretative frameworks. Taken together, they question facts and opinions often set aside by urban agendas without being resolved, yet liable to be resumed for further investigation. With a curiosity far off any bias or moral intentions.                                                The moral of the story stays in the reader’s hands.

 

Anna Laura Palazzo, Professore ordinario di Urbanistica all’Università “Roma Tre” di Roma. Ph.D. in Pianificazione territoriale e urbana e Specialista in studio e restauro dei monumenti. Coordinatore del Dottorato in “Paesaggi della città contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”. Coordinatore o ricercatore senior di ricerche MED, COST, Marie Curie, Erasmus + sui temi dello sviluppo regionale, rigenerazione urbana, pianificazione del paesaggio, governance urbana, patrimonio. Autrice di oltre 180 saggi, tra cui diversi volumi, numerosi articoli peer-reviewed e rapporti di ricerca internazionali.

IMPARARE LA CITTÀ

 

Per una rinascita dell’ urbanistica nel post-Covid: creare amore per la città come magia, miracolo, meraviglia e speranza

Di Pietro Garau

 

La “crisi dell’urbanistica”, da sempre lamentata dagli urbanisti, è soprattutto una crisi d’identità. Essa e’ infatti percepita dalla maggior parte dei cittadini come un’arida disciplina tecnica assai lontana dalle loro preoccupazioni quotidiane. Questo divario potrà essere colmato se gli urbanisti stessi saranno capaci di costruire assieme ad altri, e soprattutto alle generazioni dei più giovani, una nuova narrazione che sostituisca  alla  vulgata catastrofista del quotidiano urbano una visione positiva della città a partire dalle sue virtù ignorate: la citta’ come magia del quotidiano; la citta’ come miracolo di convivenza; la citta’ come macchina meravigliosa; e la città come speranza per la salvezza del pianeta. Creare “amore per la città” è una garanzia per costruire generazioni di cittadini migliori di quelli che li hanno preceduti; e per questo viene proposto che “La Città” divenga una materia d’insegnamento nella “nuova scuola pubblica” che dovrà nascere dalla dolorosa esperienza della pandemia.

The “urban planning crisis”, which has always been lamented by urban planners, is above all an identity crisis. In fact, urban planning  is perceived by most citizens as an arid technical discipline far removed from their daily concerns. This gap can be bridged if the planners themselves will be able to build together with others, and especially with the younger generations, a new narrative that replaces the catastrophic image of daily urban life with a positive vision of the city starting from its ignored virtues: the city as magic of the ordinary; the city as miracle of coexistence; the city as marvellous machine; and the city as ecological hope. Building “love for the city” can help us  build better generations of citizens than those who preceded them; and for this reason it is proposed that “The City” becomes a teaching subject in the new educational system that will have to be born from the painful experience of the pandemic.

 

Pietro Garau è un urbanista italiano che ha dedicato gran parte del proprio impegno professionale all’impiego della pianificazione urbanistica come strumento per l’eguaglianza sociale e lo sviluppo sostenibile. È stato coordinatore  di ricerca a UN-Habitat e co-chair di task forces internazionali per la realizzazione degli Obiettivi del Millennio ONU per lo Sviluppo Sostenibile e per la Conferenza ONU Habitat III. Ha insegnato politiche urbane a Sapienza Università di Roma. HA promosso la “Carta dello Spazio Pubblico” ed è attualmente impegnato nell’organizzazione della sesta Biennale dello Spazio Pubblico.

ROMA INTERROTTA

 

Roma interrotta e il clima dell’opinione

Di Anna Laura Palazzo

 

Tra i giudizi e pregiudizi che pesano sulla Città eterna vi è una compiaciuta insistenza su una caratteristica antropologica dei suoi abitanti, oziosi, indolenti, disincantati rispetto alle vicende che interessano la città e le sue trasformazioni.

Roma non ha conosciuto rivoluzioni, e la storiografia ha insistito notevolmente sul ruolo del clima dell’opinione nella mancata proattività della cittadinanza.

In questo contributo si sostiene che tale costante interpretativa, nello spiegare e quasi giustificare antropologicamente la volubilità degli intenti e l’incompiutezza dei programmi, costituisce un facile alibi per lo stigma di immobilità che pesa oggi più che mai sulla città.

Among the judgments and biases about the Eternal City, there is a complacent insistence on an anthropological feature of its inhabitants, idle, indolent, disillusioned with respect to all events affecting Rome and its transformations.

Rome has not known revolutions, and historiography has remarkably insisted on the role of the climate of opinion in the lack of proactive citizenship.

This contribution contends that such interpretation, persistent as it is in explaining and almost justifying unsteadiness of purposes, programs and undertakings, constitutes an easy excuse for the stigma of immobility that weighs more than ever on the city today.

 

Anna Laura Palazzo, professore ordinario di Urbanistica all’Università “Roma Tre” di Roma. Ph.D. in Pianificazione territoriale e urbana e Specialista in studio e restauro dei monumenti. Coordinatore del Dottorato in “Paesaggi della città contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”. Coordinatore o ricercatore senior di ricerche MED, COST, Marie Curie, Erasmus + sui temi dello sviluppo regionale, rigenerazione urbana, pianificazione del paesaggio, governance urbana, patrimonio. Autrice di oltre 180 saggi, tra cui diversi volumi, numerosi articoli peer-reviewed e rapporti di ricerca internazionali.

COOPERAZIONE NEL MEDITERRANEO

 

Webinar “Science-Policy-Society interactions in ecosystem-based marine resources management and planning”

Di Romina D’Ascanio

 

Si è tenuto il 17 settembre un webinar introduttivo del corso “Science-Policy-Society interactions in ecosystem-based marine resources management and planning”, che si terrà nel mese di marzo 2021 presso la sede del CNR-ISMAR. Questo corso, rivolto a ricercatori e professionisti che svolgono la loro attività in ambiente marino, ricade all’interno delle attività del progetto Interreg MED Biodiversity Protection Community. Il progetto Interreg MED Biodiversity Protection Community (BPC), si articola in tre temi principali: 1. Protezione della biodiversità e sfide transfrontaliere, 2. Uso sostenibile delle risorse naturali e 3. Monitoraggio e gestione integrata degli ecosistemi. Il webinar è stato scandito in tre macro temi: (i) Introduction to Ecosystem-Based Management, (ii) Knowledge-based Maritime Spatial Planning for Sustainable blue growth e (iii) Science for complex socio-ecological systems.

 

Romina D’Ascanio, laureata in Architettura all’Università degli Studi di Chieti-Pescara e dottoranda in Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre. Ha svolto un Master Universitario in Gestione dello Sviluppo Locale nei Parchi e Aree Naturali presso l’Università di Teramo. È cultore della materia e assistente alla didattica in Politiche Urbane e Territoriali presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre. I suoi principali campi di indagine riguardano la governance partecipativa, lo sviluppo locale e le politiche ambientali con particolare attenzione al paesaggio, alle infrastrutture verdi e ai territori fragili, come le aree periurbane, naturali e fluviali. È Segretario dell’Istituto Nazionale di Urbanistica – Sezione Lazio e fa parte della Segreteria Tecnica del Contratto di Fiume Tevere da Castel Giubileo alla foce.

THE CAR AS A CASTLE AMONGST CASTLES

The Car as a Castle amongst Castles and mobility after Covid-19

By Rui Alves

 

From my master’s thesis researching the effects of the car in cities and societies, the biggest learning point was the power of the individualization of people within the society and consequent disparity of direction, destiny and objective of their mobility and how this turned cities into “circulation paths”, having changed their use. The political and environmental ideals which used to favour this paradigm have changed though and have made it ‘harder to drive’, more expensive, trying to control pollution, favouring collective and/or light means of transport. The Covid-19 pandemic has changed these ideas – temporarily at least –, proving it isn’t healthy to travel ‘stuffed with dozens of others in a metal box’, and the car became, again, the ‘best tool for mobility’. The current mobility is unbearable though: how much can we learn from this situation, to be environmentally friendly while safe and healthy in our daily routines and travels? This pandemic may be an opportunity to adapt our cities and urban design to the individual needs of people within the collective that’s this globalized world.

 

Rui Filipe Ferreira Alves is a Portuguese architect and researcher, Master at the Porto Faculty of Architecture (Faculdade de Arquitectura da Universidade do Porto – FAUP). Recently he’s been working with the research/studies centre CEAU-MDT at FAUP, with Rui Braz Afonso and Nuno Bigotte, among others, on the development of several studies about small urban agglomerates and the agricultural colonization and consequent landscape transformation. He’s also been expanding his research on the effects of the car in cities and societies, continuing his masters degree dissertation thesis.

SLOW AQUILEIA

Un documento preliminare per una città che si confronta con l’emergenza Covid-19

Di Nicola Vazzoler

 

Il Comune di Aquileia propone un documento di adeguamento alle condizioni attuali e future dettate dalla pandemia da Covid-19. Seppur sia considerata un piccolo centro anche Aquileia sta subendo effetti negativi sugli spazi, sulle relazioni interpersonali e sul tessuto socio economico (attività produttive di ogni grado e operatori culturali legati al patrimonio Unesco). Il documento di indirizzo politico troverà strumenti utili di attuazione grazie alla sinergia con il mondo della ricerca e al confronto con gli stakeholder locali. “Slow Aquileia” intende trovare iniziative e progetti per la città, di breve e lungo periodo, per affrontare e superare la crisi partendo dalle potenzialità locali legate ad un approccio lento dell’abitare.

The Municipality of Aquileia proposes an adaptation document to current and future conditions due to Covid-19. Although Aquileia is a small town, it is still suffering negative effects on spaces, interpersonal relationships, economic activities and cultural operators. The policy document will find useful tools for implementation thanks to the synergy with the world of research and dialogue with local stakeholders. “Slow Aquileia” wants to find initiatives and projects for the city, in the short and long term, to tackle and overcome the crisis starting from the local potential linked to a slow approach to living.

 

Nicola Vazzoler, è architetto e Dottore di ricerca in studi urbani. Ha collaborato a diverse attività di ricerca e formazione presso le Università di Trieste, Università IUAV di Venezia e RomaTre tra cui; la ricerca “Cinquant’anni di standard urbanistici”; il PRIN “Territori post-metropolitani come forme urbane emergenti”; la ricerca H2020 “Open Heritage”. Ha collaborato, inoltre allo sviluppo del “Piano di assetto dell’area archeologica monumentale del Colosseo” (RomaTre) e al “Monitoraggio delle forme periferiche contemporanee a Roma” (DGAAP MiBACT). Ha collaborato con Planum, PPAN e U3.

FIGURE OUT

Di Magda Typiak

 

Questo lavoro è stato realizzato durante la residenza a Prato per il progetto “La Via Della Cina 2019”. Con entrambi i mezzi mi sono posta delle domande sull’essere umano, la sua visibilità e la sua identità all’interno del quartiere del Marcolotto Zero, ponendo l’accento sul contesto di produzione industriale, il contesto di illegalità, la sensazione di distacco dalle proprie radici e da un superamento delle differenze economiche.

Il titolo Figure out porta con sé due messaggi: dapprima l’atto di capire andando a interrogare e indagare le ragioni dei problemi e dei conflitti che possono essere percepiti in quel quartiere; segue il Figure-out, Figura – fuori, che evoca letteralmente il verificarsi dell’esclusione (en. out = escluso /esterno /senza).

La presenza e la visibilità dell’essere umano nel quartiere è molto forte.

Riesco a sentire le persone attorno a me, sento che sono presenze emotivamente e culturalmente molto forti, ma non riesco a conoscerle.

Sono esseri umani la cui identità sembra così decisa ed evidente ma non un sé totalmente invisibile. Mi piacerebbe incontrarne alcuni, ma non posso. Li guardo attraverso la macchina fotografica e dedico loro la mia attenzione e il mio sguardo, con delicatezza e rispetto. Questo è l’unico incontro che riusciamo ad avere, ma per me è comunque molto importante.

Queste sono le persone che ho di fronte: persone che non riescono a sfuggire dalla situazione in cui si trovano e probabilmente nemmeno dalla loro mentalità. Quindo chi sono? Non lo so, perchè forse non lo sanno nemmeno loro.

È una questione davvero fragile che voglio mostrare con il mio lavoro.

 

This work was carried out during the fellowship in Prato for the project “La Via Della Cina 2019”. By both media I asked myself questions about the human being, his visibility and his identity within the Marcolotto Zero district, focusing on the context of the industrial production, the context of illegality, the feeling of detachment from one’s roots and from overcoming economic differences.

The title “Figure out” holds two meanings: first the act of understanding by questioning and investigating the reasons for the problems and conflicts that can be perceived in that neighbourhood; then the ‘Figure-out’, ‘Figure – outside’, which literally evokes the occurrence of exclusion (en. out = excluded/external/without).

The presence and visibility of the human being in the neighbourhood is very strong.

I can feel the people around me, I feel that they are emotionally and culturally very strong presences, but I can’t get to know them.

They are human beings whose identity seems so strong and evident but not a totally invisible self. I’d like to meet some of them, but I can’t. I look at them through the camera and give them my attention and my gaze, with delicacy and respect. This is the only encounter we can have, but it is still very important to me.

These are the people I have in front of me: people who cannot escape from the situation they are in and probably not even from their mentality. So who are they? I don’t know, because maybe they don’t know either.

It’s a really fragile issue that I want to show with my work.

 

Magda Typiak si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Danzica (Master of Arts) e presso la Facoltà di Belle Arti di Torun. Nel 2016 ha studiato presso il Dipartimento di Film e Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Le sue opere sono state esposte in mostre e festival in Polonia e ed altre città tra cui Berlino, Atene, Vienna e l’Istituto di Cultura Polacca a Minsk (Bielorussia). Nel 2015 ha preso parte al Festival “Under Construction” di Varsavia e nel 2016 il suo video le è valso il premio principale in un festival internazionale di arte studentesca presso la Wozownia Art Gallery di Torun.

I film, le fotografie e le installazioni che crea sono creazioni post-percettive. Nei suoi pezzi minimalisti (delicate decostruzioni di spazi) pone domande sull’identità, sia la sua, sia quella collettiva.

IL CONTAGIO URBANISTICO

Effetti temporanei e permanenti del COVID 19 sulla città

Di Valerio Cutini e Simone Rusci

 

Alla conclusione del primo mese di lockdown, l’articolo si interroga sui presumibili effetti che le misure di distanziamento sociale imposte per contenere il contagio avranno sui comportamenti collettivi e sull’organizzazione spaziale delle città. I primi riflessi della crisi sul dibattito urbanistico non hanno che riacceso l’attenzione su temi – la dispersione insediativa come risposta alla concentrazione urbana e la digitalizzazione come forma di despazializzazione di funzioni e interazioni sociali – sui quali l’interesse era da tempo sopito. Una esplorazione disincantata dei prevedibili cambiamenti, scevra da inutili catastrofismi e ingiustificate attese, appare necessaria per cogliere le opportunità portate dalla crisi arginando i rischi di nuove criticità, nuove povertà e nuove forme di marginalizzazione.

 

Valerio Cutini, professore ordinario di Tecnica e Pianificazione urbanistica presso l’Università di Pisa, si occupa dell’analisi degli insediamenti urbani, dei loro processi evolutivi e della trasformazione diacronica della loro morfologia e del loro assetto funzionale. Tra le sue pubblicazioni: La Forma del Disordine. Tecniche di analisi e progetto urbano ai tempi dello sprawl. Mimesis edizioni

Simone Rusci, ricercatore di Tecnica e Pianificazione urbanistica presso L’università di Pisa, svolge attività di ricerca nel campo delle interazioni tra sistemi economici e sistemi urbani.  Tra le sue pubblicazioni: La Rigenerazione della Rendita. Teorie e metodi per la rigenerazione urbana attraverso la rendita differenziale. Mimesis edizioni.

FACING UNCOMFORTABLE HERITAGE

Interpreting the Totalitarian Past

By Tinatin Meparishvili

 

The article addresses the importance of interpreting the recent history in the countries with the totalitarian heritage. The controversy of pride and shame of those who are responsible or were part of the totalitarian regimes has digressed the process of coming in terms with the past. The topic is rarely tackled on a governmental level in post-soviet countries or southern Europe. Only on a lower scale, NGOs and research groups try to study, uncover and documents facts, and make them accessible for a larger audience, to raise awareness about the recent history. After all, this is the history that still reminds us of itself in contemporary events. Most of the European countries, who have invested both intellectually, and financially to interpret and learn to live with the past, seem to present their testimony of conciseness about the culpability and the responsibility for what had happened and this way, they make sure that the new generation would never repeat the same mistake.

 

Tinatin Meparishvili (PhD candidate at Roma Tre University) born in Georgia, completed her Bachelor in Architecture at the Academy of Arts in Tbilisi before moving to Germany for a Master of Arts in Heritage Conservation and Site Management at Brandenburg Technical University. Having worked in the field of Tourism, Heritage Conservation and Management, Tinatin is excited to have an opportunity to apply her knowledge and experience to fundamentally explore the challenges that Mass Tourism creates in the historic districts of Rome.

BUROCRATI E MARINAI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Di Anna Laura Palazzo

 

Il libro “Il burocrate e il marinaio” dell’economista Carlo M. Cipolla inquadra i commerci nel porto di Livorno largamente dominati da navi inglesi negli anni in cui la peste si abbatté su Londra (1665-1667). Misure di quarantena furono varate dal Granducato di Toscana per controllare il propagarsi del contagio, con pesanti restrizioni allo sbarco degli equipaggi e allo scarico delle merci. Il conflitto tra burocrazia sanitaria italiana, radicalmente inflessibile anche a rischio di contagio cessato, e i commercianti inglesi che incarnano in qualche modo gli animal spirits, nel rivelare lo scontro tra due diverse culture, trasmette alcune riflessioni sul momento attuale.

 

The book “The Bureaucrat and the Sailor” by economist Carlo M. Cipolla frames the trades in Leghorn port largely dominated by vessels flying the English flag during the great plague that hit London (1665-1667). The quarantine was widely used by the Granduchy of Tuscany as an effective way of controlling the spread of infection, imposing heavy restrictions to landing of crews and unloading of goods. The conflict between the Italian sanitary bureaucracy, radically inflexible even in the absence of a real risk of contagion spreading, and the English traders embodying somewhat of the animal spirits, in disclosing the clash between two different cultures conveys some insights for the time being.

 

Anna Laura Palazzo, Professore ordinario di Urbanistica all’Università “Roma Tre” di Roma. Ph.D. in Pianificazione territoriale e urbana e Specialista in studio e restauro dei monumenti. Coordinatore del Dottorato in “Paesaggi della città contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”. Coordinatore o ricercatore senior di ricerche MED, COST, Marie Curie, Erasmus + sui temi dello sviluppo regionale, rigenerazione urbana, pianificazione del paesaggio, governance urbana, patrimonio. Autrice di oltre 180 saggi, tra cui diversi volumi, numerosi articoli peer-reviewed e rapporti di ricerca internazionali.

LA CINA È VICINA

La Cina al Cinema

Di Ghisi Grütter

 

I film cinesi recenti rappresentano o realtà contadine, o quelle operaie oppure quelle di emarginazione urbana. In questo scritto si prendono in considerazione tre film: uno rappresenta i quartieri nati attorno alle miniere di carbone nel nord, un altro una piccola città di provincia, un altro ancora la periferia di una grande città. Un altro tema portato alla ribalta è il rapporto tra oriente e occidente, considerato sia come modello architettonico e urbano, sia come modello di vita. Così Farewell del 2019 che sembra contrapporre la tradizione al “progresso”, e così anche Al di là delle montagne del 2015 dove viene criticato il modello consumistico di occidentalizzazione a favore delle proprie identità culturali.

 

Most of the recent Chinese films represent either peasant realities, or workers’ ones or those of urban marginalization. In this essay three films are considered: one represents the neighborhoods born around the coal mines in the North, another one a small county town, the third one deal with the pour large city’s suburbs. Another theme brought to the fore is the relationship between East and West culture, considered both as an architectural and urban model and as a social model of life. Thus Farewell (2019) that seems to contrast tradition to “progress”, and so also Beyond the mountains (2015) where the consumerist model of westernization is criticized towards one’s cultural identities.

 

Ghisi Grütter è Architetto e Professore Associato di Disegno. Ha fatto parte del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre fino al 2019, dove ha insegnato Tecniche di rappresentazione e Percezione e comunicazione visiva. Tra le sue pubblicazioni si ricordano i tre volumi di Al cinema con l’architetto, Timìa edizioni 2017/2019, Architettura e rappresentazione. Alcune questioni, Kappa 2015 (a cura di), Immagine aziendale e progettazione grafica, Kappa 2011. Attualmente ha una rubrica nella rivista “Ticonzero”, scrive su “DeA, donne e altri” e collabora a “Bookciack magazine”.

NOTES ON PERCEPTION AND REPRESENTATION

By Rafael Sousa Santos

 

With this paper it is intended to address the perceptual aspect of representation, according to the following proposition: representation is the key of a privileged perception. Through the bibliographical review of a multidisciplinary set of authors – with particular focus on the work of Alberto Carneiro and Joaquim Vieira –, it is expected to verify the referred proposition according to three main subjects: first, perception-through-representation as a significant procedure to broaden and deepen the intelligibility of things; second, perception-through-representation as a form of knowledge based on conscious activity and the individual’s own sensitivity; and third, perception-through-representation as revelation and construction of the individual.

 

Rafael Sousa Santos (Portugal, 1991) graduated in Architecture by the University of Beira Interior (DECA-UBI), Portugal (2013). Has his master’s in Architecture by University of Porto (FAUP), Portugal (2016), where he participates as intern in the Center for Studies of the Faculty of Architecture (CEFA). Currently he is a Ph.D. candidate in Architecture at FAUP (with supervisors from FAUP, Politecnico di Milano and Aahrus University). He has also collaborated in the curricular units of Urban Economy and Urbanistics 2 of Integrated Master’s in Architecture (MIARQ) at FAUP (since 2017).

A PROPOSITO DI VILLA DELIELLA

Riflessioni sul costruire ‘dove era come era’

di Giuseppe Ferrarella

 

L’articolo, mosso dal recente interesse per villa Deliella, opera liberty progettata da Ernesto Basile demolità nel secolo scorso, presenta alcune riflessioni sull’inopportunità del ricostruire ‘come era dove era’.

Moved by the recent interest for villa Deliella, a demolished Art Nouveau mansion designed by Ernesto Basile, the article presents some reflections on the inopportunity of rebuilding ‘as it was where it was’.

 

Giuseppe Ferrarella è architetto e Dottore di Ricerca; si laurea con lode presso la facoltà di Architettura Palermo. Ha frequentato il Master Architettura, Storia, Progettoe si è specializzato in Cultura del Progetto in ambito archeologico presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre dove ha conseguito, nel 2018, il titolo di Dottore di Ricerca in Architettura con una ricerca sulle logiche di trasformazione urbana delle città stratificate.

Vive, progetta e studia tra Roma e Palermo.

 

THE MORAL QUESTION IN ADOLF LOOS

 

by Rafael Sousa Santos

 

It is proposed to develop a critical reading of some of the main writings of the Austrian architect Adolf Loos (1870-1933), seeking to recognise the foundations of his thinking, above all, about man as an architect and his practice. This paper is organised according to three main themes: 1. the identification of Loos with classical culture according to the concepts of beauty, truth and justice; 2. his considerations on the relationship between ornamentation, culture and society; and 3. his proposal for the reframing of architecture and the architect’s activity between the arts and crafts through the moral question.

 

 

Rafael Sousa Santos (Portugal, 1991) graduated in Architecture by the University of Beira Interior (DECA-UBI), Portugal (2013). Has his master’s in Architecture by University of Porto (FAUP), Portugal (2016), where he participates as intern in the Center for Studies of the Faculty of Architecture (CEFA). Currently he is a Ph.D. candidate in Architecture at FAUP (with supervisors from FAUP, Aalto University and Aahrus University). He has also collaborated in the curricular units of Urban Economy and Urbanistics 2 of Integrated Master’s in Architecture (MIARQ) at FAUP (since 2017).

STORIE DAI MARGINI

Tre passeggiate tra Genova ed il suo porto

 

by Giuseppe Ferrarella

 

Un libro minuto per tre passeggiate tra la città e il porto di Genova.

 

A small size the book invites for a walk between Genova city and harbour.

 

Giuseppe Ferrarella è architetto e Dottore di Ricerca; si laurea con lode presso la facoltà di Architettura Palermo. Ha frequentato il Master Architettura, Storia, Progetto e si è specializzato in Cultura del Progetto in ambito archeologico presso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre dove ha conseguito, nel 2018, il titolo di Dottore di Ricerca in Architettura con una ricerca sulle logiche di trasformazione urbana delle città stratificate.

Vive, progetta e studia tra Roma e Palermo.

FACING CLIMATE CHANGE

 

Ecological and Spatial Quality in Flood-Risk Strategies

by Camilla Di Nicola

The role of the designer in flood risk management strategy development is currently often restricted to the important but limited task of optimally embedding technical interventions (Nillesen, 2014). These interventions that take place only at an advanced stage of the project cannot be satisfactory nor complete. The landscape architect or the urban planner should have a decisive role in water management policy in order to promote both safety and spatial quality of cities at risks. Landscape architects study the intrinsic qualities of the site, being able to design a project more integrated with the context and safer in the long term. The generates a place that respects the imposed safety standards and the same time it creates a dynamic and interactive environment.

It is, then, fundamental to develop an integrated approach in which ecological and spatial quality can be both included in the strategy development of regional flood-risk management, also becoming a decisive aspect in the initial phases of the project.

 

Camilla Di Nicola is a master student of Landscape Architecture at Delft University of Technology (TU Delft), in the Netherlands. During her bachelor she participated in the Erasmus program in Oporto, Portugal and then she graduated in 2018 at Roma Tre University. In the Netherlands she worked at “Defacto Architecture & Urbanism” office, in Rotterdam, where she studied and worked on many water-related projects inside and outside the Netherlands, there her interest in water, climate change and urbanisation has grown considerably.

BETWEEN EXHAUSTION AND CREATIVITY

 

The Burnout Society of Byung-Chul Han

 

by Rafael Sousa Santos

According toByung-Chul Han, there seems to be a tendency for contemporary society to evolve into a state of general exhaustion – a society of tiredness. However, although this path towards tiredness presents itself as an inevitability, it is the way that tiredness is understood and lived that will determine the character of the future society. With this paper it is intended to develop a critical reading of Byung-Chul Han’s book The Burnout Society, seeking to achieve three objectives: 1. to recognize his fundamental ideas – which will constitute the formulated thesis; 2. to identify his motivations and the followed argumentative structure; and finally, 3. to highlight his contributions to the understanding of man (both individual and social) in contemporaneity.

 

Rafael Sousa Santos (Portugal, 1991) graduated in Architecture by the University of Beira Interior (DECA-UBI), Portugal (2013). He has his master’s in Architecture by the University of Porto (FAUP), Portugal (2016), where he participates as intern in the Centre for Studies of the Faculty of Architecture (CEFA). Currently he is a Ph.D. candidate in Architecture at FAUP (with supervisors from FAUP, Aalto University and Aarhus University). He has also collaborated in the curricular units of Urban Economy and Urbanistics 2 of Integrated Master’s in Architecture (MIARQ) at FAUP (since 2017).

UN DIALOGO CON CELLINI

 

Note su un’idea di architettura

Recensione di Saper credere in architettura. Trentaquattro domande a Francesco Cellini a cura di Laura Pujia

 

di Giuseppe Ferrarella

A dispetto delle sue dimensioni ridotte, il libro Saper credere in architettura. Trentaquattro domande a Francesco Cellinisi rivela carico di spunti di riflessione e idee profonde sulla disciplina del progetto. Edito dalla CLEAN Edizioni nel 2019, è stato curato da Laura Pujia.

Despite its small size the book Saper credere in architettura. Trentaquattro domande a Francesco Cellini,is full of complex ideas and deep thoughs about design theory.  Published by CLEAN Edizioni in 201, it was edited by Laura Pujia.

 

Giuseppe Ferrarella è architetto e Dottore di Ricerca; si laurea con lode presso la facoltà di Architettura Palermo. Ha frequentato il Master Architettura, Storia, Progettoe si è specializzato inCultura del Progetto in ambito archeologicopresso il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre dove ha conseguito, nel 2018, il titolo di Dottore di Ricerca in Architettura con una ricerca sulle logiche di trasformazione urbana delle città stratificate.

Vive, progetta e studia tra Roma e Palermo.

 

MOBILITY AS AN URBAN VALUE

Mobility as an urban value: Concerning road monofunctionally and urban regeneration

by Rafael Sousa Santos

 

In the last decades, the demographic and extensive urban growth was provided by the generalization of the self-mobility, which allowed an increasingly scattered occupation of the territory. The mono functionality of this new urban model and the lack of equity of the road solution are clear indications of its failure as an exclusive response to contemporary urban mobilities. With this paper it is intended to achieve three main objectives: 1. to identify the process of urban transformation initiated in the 20thcentury and its connection to the progress of individual mobility; 2. to recognize the contemporary condition of adapted or designed urban spaces according to the road imperative and its consequences to the ways of living; and 3. to determine the prospects for urban mobilities and the regenerative hypothesis for modern urbanistics inheritances.

 

Rafael Sousa Santos (Portugal, 1991) graduated in Architecture by the University of Beira Interior (DECA-UBI), Portugal (2013). Has his master’s in Architecture by University of Porto (FAUP), Portugal (2016), where he participates as intern in the Centre for Studies of the Faculty of Architecture (CEFA). Currently he is a Ph.D. candidate in Architecture at FAUP (with supervisors from FAUP, Aalto University and Aahrus University). He has also collaborated in the curricular units of Urban Economy and Urbanistics 2 of Integrated Master’s in Architecture (MIARQ) at FAUP (since 2017).

 

LA EVOLUCIÓN DEL MUNDO DEL MOSAICO

el arte musivario como  un elemento decorativo transmisor de ideologias y coadyuvante a la mezcla de culturas  diversas

di José Antonio Torres de la Fuente

 

El objeto de esta comunicación es poner de manifiesto la importancia del mosaico como una fuente histórica, para la transmisión de pensamientos e ideologías, evidenciando como las culturas pueden enriquecerse entre sí. La esencia  de la finalidad decorativa del mosaico, creado a partir de trozos de piedras o de otros materiales (cerámica o vidrio), se ha mantenido a través de los tiempos, aunque la intensidad de su uso ha variado, desde épocas que tenía una gran preponderancia hasta épocas que pueden considerarse prácticamente nulo su uso. Esta riqueza ha pasado a formar parte de nuestro patrimonio cultural, material e inmaterial, que debe de ser protegido. En  la Unión Europea, será competencia de las autoridades nacionales, pero debe tenderse para una  mejor protección a una normativa jurídica única en todos los estados miembros, pero sin olvidar que en su aplicación cada estado debe hacerla atendiendo  a  sus características históricas, culturales y sociales propias.

 

The purpose of this communication is to highlight the importance of the mosaic as a historical source, for the transmission of thoughts and ideologies, evidencing how cultures can enrich each other. The essence of the decorative purpose of the mosaic, created from pieces of stones or other materials (ceramic or glass), has been maintained through the ages, although the intensity of its use has varied, since times that it had a great preponderance until others that can be considered practically null use. This wealth has become part of our cultural heritage, material and immaterial, which must be protected. In the European Union, it will be the responsibility of the national authorities, but there must be a better protection to a single legal regulation in all the member states, without forgetting that in its application each one must do it taking into account its historical, cultural and social characteristics.

 

José Antonio Torres de la Fuente, dottorando in cotutela tra l’Università Roma Tre, Dipartimento di Architettura, e l’Università di Malaga, Facoltà di Turismo. Sta redigendo una tesi dal titolo: “Salus per aquam. El balneario histórico y su proyección en el fenómeno social del turismo: casos comparados entre Italia y España”,  correlatore italiano Professor Antonio Pugliano e correlatore di Málaga Professor Francisco José Rodríguez. Avvocato del Ministerio de Obras Públicas, professore della Scuola Ufficiale di Turismo della Costa del Sol. Esercita come avvocato dal 1982 ad oggi.

WILDSCAPES URBANI

Un rapporto quotidiano, identitario e immaginario

di Giulia Pandolfi

 

Questo lavoro ripercorre alcune fasi di un processo che ha  forgiato un nuovo concetto di Wildscape – paesaggi selvaggi nell’ambito cittadino e indaga quali siano gli elementi progettuali che possano contribuire a definire questa nuova realtà, in cui si vuole ristabilire un rapporto quotidiano e concreto tra natura e vissuto urbano.

This article retraces some stages of a process that shaped a new concept of Wilderness and investigates which are the design elements that can help this new  theory, in order to re-establish a daily and stable relationship between nature and urban life.

 

Giulia Pandolfi, laureata in Architettura – Progettazione Urbana all’Università Roma Tre, ha conseguito nel 2018 il dottorato di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”presso la stessa università. Si occupa di urbanistica e paesaggio e nell’ambito della formazione dottorale ha approfondito la Foresta Urbana e i problemi e le opportunità della gestione dell’acqua piovana, vista come sfida ma anche risorsa per la progettazione dell’habitat urbano.

PER UN APPRENDIMENTO PERENNE

 

In memoria di Carlo Donolo, urbanista “passatore” di frontiere

di Martina Pietropaoli

 

Poliedrico autore dalla disciplina morale ferrea e dal pensiero libero, Carlo Donolo ci ha lasciati due anni fa. È stato parte del Comitato Scientifico di Urbanistica Tre, solo uno dei vuoti che lascia. Attorno a questa mancanza sembra essersi dissolta una tonalità del milieucircoscrivibile ma denso degli Studi Urbani, nelle accademie italiane. Con l’occasione della presentazione del libro Affari pubblici. Benessere individuale e felicità pubblica tra sapere e potere(Franco Angeli, 2017), Simone Ombuen ha proposto insieme all’associazione Eutropia onlus un Seminario dall’omonimo titolo (13 maggio, Dipartimento di Architettura Roma Tre) per riscoprire gli orli di un’eredità pulsante. Il ritratto non è un mosaico ma un insieme di propositi di ricerca che del pensiero di Carlo Donolo continuano a guardare modi e lampi. La sfida, che riceve carburante dal lessico di questo urbanista umanista, è la riscoperta di un vocabolario comune, capace di rifondare il patto tra realtà e indagine pubblica.

A multifaceted author with a strong moral discipline and a graceful thought, Carlo Donolo died two years ago.He was part of the Scientific Committee of Urbanistica Tre and it is just one of the voids missing his voice. With this loss, it seems that something of the well defined milieu of the Urban Studies has been dissolved in Italian academies. Simone Ombuen proposed, with Eutropia onlus, a Seminar (13thof May 2019, Dipartimento di Architettura, Roma Tre) where was also presented last Donolo’s homonymous book: “Affari pubblici. Benessere individuale e felicità pubblica tra sapere e potere” (Franco Angeli,  2017). The portrait is not a mosaic but a set of research proposals that continue to consider the methods and the intuitions of Carlo Donolo’s thought. The challenge, which receives inspiration from the vocabulary of this humanist urbanist, is the rediscovery of a common vocabulary, in the direction of a renewed pact between reality and public investigation.

 

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea: politiche, tecniche e studi visuali” (Dipartimento di architettura, Roma Tre, XXXIII ciclo), è nella Redazione di Urbanistica Tre. Con la tesi specialistica in Progettazione urbana “La vigna come progetto” e la tesi triennale in Scienze dell’architettura “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione.

GUIDING OUT

 

Urbanism and Education

by Martim Guimarães da Costa & Nuno Bigotte Santos

 

The universal education and teaching system became a major concern in our societies and had some new important approaches, as a result of a growing multilateralism around this theme, by the end of the last century. However, the interaction between this system and municipalities has still a gap that creates urbanistic and educational problems in our contemporary developed and globalized world. In addition, another problem is that the way we make city, encourages traffic, congestion, social segregation, lack of a culture of citizenship against fear. Following these concerns, in this article we approach the urgent needs that municipalities have to address, from an educational point of view, their institutional relationship with schools, considering that public and urban spaces, such as streets, may be used as flexible spaces or “living rooms” accessible to all generations and welcoming interactions between schools associations, thus enabling them to host a neighbourhood network, which acts per se as a means of controlling and protecting children.

 

 

Martim Guimarães da Costa has a master’s degree in Architecture. In his thesis he used the written and constructed works of the architects Eduardo Souto de Moura and Giorgio Grassi, using their pre-existence intervention methodologies in order to analyse the relationship between the ruins and the landscapes where they are inserted. His work is carried out at various scales, from urban planning to furniture design. He designed single-family houses, multifamily housing, museums, services, commerce and public spaces, in study and execution projects in various contexts, such as for new construction, restoration, preservation, rehabilitation and urban regeneration. His research interest focuses on urban regeneration policies, areas of urban rehabilitation and preservation of built heritage.

Nuno Bigotte Santos has an Economics Degree and a Master Degree in Spatial Planning, Innovation and Development Policies. His academic studies and professional experience focus on the idea of Optimization: of processes and resources, but also of behaviours, in a company environment as well as in a territorial governance point of view. He is collaborating and working at CCDR-N, the Northern Regional Authority of Portugal, analysing investment projects within the EU funds, but also he is collaborating with the Faculty of Architecture of the University of Porto in different projects related with spatial planning as a member of the CEAU (Centre for Architect and Urbanism Studies).

COME PROSEGUIRE?

 

Gli Architetti di Zevi al MaXXI

di Lucia Nucci

 

No all’architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Si all’architettura della libertà, rischiosa anti-idolatrica creativa. Bruno Zevi

In occasione del centenario della nascita, il MAXXI ha dedicato una mostra ed un volume realizzati in collaborazione con la Fondazione Bruno Zevi, al grande storico, docente, critico, politico e progettista e a quell’architettura italiana moderna e contemporanea che ha sostenuto e promosso con il suo lavoro. Attraverso disegni, plastici, materiali visivi e saggi la mostra ed il volume hanno reso più chiaro il ruolo fondamentale che ha ancora Zevi nel dibattito architettonico.

No to the architecture of repression, classicist baroque dialectal. Yes to the architecture of freedom, dangerous anti-idolatrist creative. Bruno Zevi

On the occasion of his birth, MAXXI has devotedan exhibition and a book produced in collaboration with the Fondazione Bruno Zevi to the great historian, lecturer, critic, politician and designer and to the modern and contemporary Italian architecture he supported and promoted through his work. Through drawings, models, visual materials and essays the exhibition and the book intend to clarify the fundamental role that still Zevi plays in the architectural debate.

 

 

Lucia Nucci (Roma, 1971). Architetto, è professore associato in progettazione urbanistica (2014), Dipartimento di Architettura Roma Tre, dottore di ricerca in urbanistica (2002), specialista in “Tecniche urbanistiche per le aree metropolitane” (2002). Ha conseguito il Perfezionamento in “Le nuove politiche urbane” (1998). E’ titolare del “laboratorio di progettazione urbanistica” del terzo anno della laurea triennale ed del “modulo di progettazione urbanistica” nel laboratorio di progettazione architettonica 3m della laurea specialistica in progettazione architettonica. Partecipa a ricerche internazionali (coord. dal Prof. Maragall, dalla Prof. Allen, dalla Prof. Vasconcelos) e nazionali (Prin-Recycle, di Ateneo Roma Tre, del MIT). Il campo di interessi riguarda la riflessione teorica e la pratica della disciplina urbanistica con tre temi preferenziali: la riqualificazione della città contemporanea attraverso la progettazione dello spazio pubblico, con particolare attenzione al ruolo strutturante del disegno dei sistemi verdi alla scala urbana e del progetto locale; le politiche per la città contemporanea, nelle formulazioni unificate a scala europea e nella dimensione operativa partecipata a scala locale; la formazione universitaria e post universitaria dell’urbanista, nel duplice ruolo di organizzatore di processi complessi di piano e di operatore specialista del progetto di trasformazione dello spazio antropico, con particolare attenzione ai metodi di trasmissione dei paradigmi progettuali e del linguaggio tecnico disciplinare.

FORESTA E CITTÀ III

 

Foresta e città, parte III: Estetiche a confronto

di Giulia Pandolfi

 

Molto della costruzione dei paesaggi contemporanei si estrinseca nel rendere riconoscibile per segni, per archetipi, per immagini e per capacità di attrazione, un determinato luogo urbano e quest’ultimo spesso rischia di diventare troppo simile a quello precedente o successivo.Pertanto, la questione è controversa: da un lato vi è il rischio di creare uno spazio seducente ma standardizzato e definito da segni autonomi al di fuori del contesto sociale e culturale; dall’altro vi è la possibilità di valorizzare elementi costitutivi dell’identità del luogo attivando così un ampio processo di interrelazioni. Alla luce di queste considerazioni, si è scelto di prendere ad esempio due città in cui si è costruita nel tempo una Foresta Urbana, nel cui ambito è possibile descrivere le diverse categorie etiche ed estetiche in gioco: Singapore e Portland – Oregon.

Much of the contemporary landscape design consists in making a urban place recognizable by signs, archetypes, images and attractivity, which often risks to make it similar to the previous or the next one. The question is controversial: on one hand, there is the danger of designing a seductive but standardized space defined by autonomous signs, detached from the social and cultural context; on the other, the possibility of enhancing the constituent elements of that place identity, which can activate multiple interactions. Following these considerations, we choose to examine two cities in which an Urban Forest has been built over time, within which it is possible to define different ethical and aesthetic categories: Singapore and Portland – Oregon.

 

 

Giulia Pandolfi, laureata in Architettura – Progettazione Urbana all’Università Roma Tre, ha conseguito nell’aprile 2018 il dottorato di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”presso la stessa università. Si occupa di urbanistica e paesaggio e nell’ambito della formazione dottorale ha approfondito la Foresta Urbana e i problemi e le opportunità della gestione dell’acqua piovana, vista come sfida ma anche risorsa per la progettazione dell’habitat urbano.

LEZIONI DI UNA SCUOLA DISTRUTTA

Città e società nel post-sisma: Talca e le Escuelas Concentradas

di Giulia De Cunto

 

A seguito del terremoto che nel 2010 ha sconvolto una larga porzione di territorio nel centro-sud del Cile, la città di Talca sta attraversando una stagione di trasformazioni che tendono a svuotare il centro storico dei significati socio culturali che aveva prima del sisma. Mentre la costruzione di quartieri monofunzionali e periferici sembra attirare l’interesse degli investitori immobiliari, il centro rimane fatiscente e in parte ancora distrutto. Cosa accade alla vita pubblica quando si passa da un modello insediativo che favorisce la vita collettiva ad uno che tende a spingere gli individui all’isolamento? La battaglia in difesa delle Escuelas Concentradas è stata a Talca l’occasione per mobiliate la cittadinanza attorno ad un simbolo della propria memoria storica e allo stesso tempo in supporto di un modello virtuoso di vita insieme.

Since the earthquake in 2010 devastated a large portion of territory in central-southern Chile, the city of Talca is going through a season of transformations that tend to empty the historical center of the socio-cultural meanings it had before the earthquake. While the construction of monofunctional and peripheral neighborhoods seems to attract the interest of real estate investors, the historical city center remains dilapidated and partly still destroyed. What happens to public life when we move from a settlement model that helps collective life to one that tends to push individuals to isolation? The battle in defense of the Escuelas Concentradas was in Talca the opportunity to mobilize citizenship around a symbol of its own historical memory and, at the same time, in support of a virtuous model of life together.

 

Giulia De Cunto, nata a Benevento il 14/9/1991, ho studiato Scienze dell’Architettura e poi Architettura-Progettazione Urbana presso l’Università degli Studi Roma Tre, laureandomi con lode nel marzo 2018. Ho avuto modo di studiare all’estero grazie al Programma Erasmus e ad un borsa di ricerca tesi in Cile. Durante quest’ultima esperienza mi sono interessata del processo di ricostruzione post-terremoto e tzunami nella regione del Maule e l’oggetto dell’articolo che segue fa riferimento a questo viaggio. Attualmente sono studentessa del Master U-Rise, Rigenerazione Urbana e Innovazione Sociale, presso l’Università Iuav di Venezia.

BOTTOM-UP

Verso una nuova spontaneità urbana a partire dal modello di Oostewold

di Flavio Martella

 

La reintroduzione della spontaneità nei processi architettonici contemporanei può rappresentare una nuova forma di interazione di creazione di esso e portare ad un riequilibrio delle gerarchie interne. La città di Almere risulta essere pioniera in quest’ambito, specialmente nel quartiere sperimentale di Oostewold dove si cerca di promuovere un nuovo sistema di costruire la città basato interamente su processi bottom-up. Questa iniziativa inverte radicalmente i processi di sviluppo urbano ormai consolidato, iniziando la creazione di relazioni basate su una comprensione contemporanea della città. Una comprensione che include il cittadino nella costruzione della città, integrando il modello di processo partecipativo con quello della costruzione stessa della città, cercando di arrivare alla creazione di un intorno più vitale, inclusivo ed in cui gli abitanti non solo si sentano di appartenere, ma che ne conferiscono la reale identità. Una nuova maniera di costruire la città.

The reintroduction of spontaneity in contemporary architectural processes can represent a new form of interaction to create a new urban environment and lead to a rebalancing of internal hierarchies. The city of Almere is a pioneer in this field, especially in the experimental district of Oostewold where it seeks to promote a new system of building the city based entirely on bottom-up processes. This initiative radically reverses the consolidated urban development processes, starting the creation of relationships based on a contemporary understanding of the city. An understanding that includes the citizen in the construction of the city, integrating the participatory process model with that of the construction of the city itself, trying to arrive at the creation of a more vital, inclusive neighborhood in which the inhabitants not only feel belonging, but which give it its real identity. A new way to build the city.

 

Flavio Martella, dottorando presso il dipartimento di Architettura e Urbanistica dell’Universidad Politecnica de Madrid, è laureato in ingegneria Edile-Architettura presso Roma Tor Vergata. È stato ricercatore alla West Virginia University per lo sviluppo di un prototipo abitativo sostenibile poi costruito a Los Angeles ed ora esposto al Tellus Museum di Cartersville. Ha collaborato con studi olandesi, spagnoli ed italiani a progetti di ricerca architettonica esposti alle Biennali di Rotterdam, Seoul, Madrid e Orleans, oltre che partecipare a progetti di rilevanza internazionale.

LA TERMA ROMANA: UNA ARQUITECTURA PARA EL PLACER Y EL OCIO

Las termas romanas: una tipologia arquitectonica configurada desde una perspectiva social, cultural y ludica para el placer y el ocio

di José Antonio Torres de la Fuente

 

La forma seguida para la exposición de lo que significó la terma romana, ha sido su encaje en la descripción y planeamiento urbanístico de una ciudad romana antigua. A partir de un conocimiento general de los elementos esenciales de las mismas y lo que representaron no solo desde un punto de vista histórico y arquitectónico, sino también la consideración que la cultura termal ha tenido en el trascurso de los tiempos, hasta su inserción actual del mundo del turismo. La labor de los arquitectos en las construcciones termales fue fundamental. Debieron  planificar los lugares destinados a los aspectos lúdicos, la distribución de los locales destinados a la administración de las aguas, teniendo presente las condiciones requeridas para  los baños, el calentamiento de las salas y las aguas, la ventilación, el alumbrado, conducción o ventilación así como de los materiales usados para su construcción y la forma de conducción de las aguas, es decir, su sistema de climatización del agua y del aire que eran los elementos más importantes para su funcionamiento.

The way followed for the exhibition of what the Roman thermal baths meant, has been fitted in the description and urban planning of an ancient Roman city. From a general knowledge of their essential elements and what they represented not only from a historical and architectural point of view, but also the consideration that the thermal culture has had along the history, until its current insertion into tourism’s world. Architects work in the thermal constructions was fundamental. They had to plan places destined to the ludic aspects, the distribution of the premises destined to the administration of waters, bearing in mind the conditions required for the baths, the heating of the rooms and water, ventilation, lighting, conduction or ventilation as well as the materials used for its construction and the way of water conduction, that is, its water and air conditioning system that were the most important elements for its functioning.

 

José Antonio Torres de la Fuente, dottorando in cotutela tra l’Università Roma Tre, Dipartimento di Architettura, e l’Università di Malaga, Facoltà di Turismo. Sta redigendo una tesi dal titolo: “Salus per aquam. El balneario histórico y su proyección en el fenómeno social del turismo: casos comparados entre Italia y España”,  correlatore italiano Professor Antonio Pugliano e correlatore di Málaga Professor Francisco José Rodríguez. Avvocato del Ministerio de Obras Públicas, professore della Scuola Ufficiale di Turismo della Costa del Sol. Esercita come avvocato dal 1982 ad oggi.

ROMA. UNA VISIONE TERRITORIALE

Piacentini e la visione geografico territoriale del piano regolatore di Roma

di Marco Pietrolucci

 

È conosciuta e ampiamente dibattuta la storia dei piani regolatori di Roma nelle loro impostazioni generali, nelle direzioni di fondo e nelle (spesso conflittuali) scelte strategiche, molto meno conosciuta, la storia puntuale delle trasformazioni per parti, tassello dopo tassello, dell’intera città. Esiste quindi una critica politica alle diverse impostazioni dei piani regolatori di Roma mentre c’è una generale minore attenzione critica verso le trasformazioni puntuali della città che nel loro insieme costituiscono lo spazio urbano che viviamo quotidianamente. La ricerca che proponiamo si riferisce in particolare al piano regolatore generale di Roma del 1931 e alla città che, a partire da quella impostazione, è stata realizzata tra gli anni trenta e gli anni sessanta del secolo scorso. Si tratta di una porzione amplissima dei tessuti della cosiddetta città consolidata, gli ultimi ad avere avuto una struttura ed un disegno riconoscibile, di maggiore o minore intensità ma comunque identitario, tanto per le singole parti che per l’insieme della città. L’analisi intende promuovere una letttura transcalaredel piano del 1931facendo emergere i rapporti spaziali e di senso urbano tra l’impostazione geografico territoriale complessiva del piano e le scelte urbane e spaziali di dettaglio. La crisi del modello urbanistico avanguardista ci spinge a ripensare il piano regolatore generale come strumento di disegno urbano più che come dispositivo urbanistico a largo spettro: la città come concatenazione logica di progetti e non come campo di azioni meramente programmatorie.

The history of the Urban development plans of Rome is known and widely discussed in their general settings, in the basic directions and in the (often conflicting) strategic choices, much less known, the precise history of the transformations by parts, piece by piece, of the whole city. There is therefore a political critique of the different settings of the Urban development plans of Rome while there is a general less critical attention towards the timely transformations of the city that together constitute the urban space that we live on a daily basis. The research we propose refers in particular to the general plan of Rome in 1931 and to the city that, starting from that setting, was built between the thirties and the sixties of the last century. It is a very large portion of the fabrics of the so-called consolidated city, the last to have had a structure and a recognizable design, of greater or lesser intensity but in any case identity, both for the single parts and for the whole city. The analysis intends to promote a transcalar reading of the 1931 plan by making spatial and urban sense relationships emerge between the overall territorial geographic setting of the plan and the detailed urban and spatial choices. The crisis of the avant-garde urban model drives us to rethink the general regulatory plan as an instrument of urban design rather than as a broad-based urban device: the city as a logical chain of projects and not as a field of merely planning actions. If there is a field in which architecture can and must make its voice heard today, it is precisely that of the city, a field in which a fratricidal war, among architects, has been consummated in the recent past, with extremely negative results for the city and for architecture.

 

Marco Pietrolucci, Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica e Progettazione Urbana svolge la sua attività professionale a Roma. Ha ottenuto nel 2004 il  Master Internazionale  in Progettazione Urbana presso l’Università Roma Tre. Ha svolto attività didattiche presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, la Facoltà di Architettura di Pescara Gabriele d’Annunzio” e nei programmi italiani delle Università Canadesi e Americane “Waterloo University” e “Northestern University”. Responsabile del Protocollo d’intesa tra l’Assessorato alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale e l’Associazione Confedilizia – Verso l’individuazione di un ambito di Programmazione Strategica del GRA- svolge attività di coordinamento di gruppi di ricerca sui temi della trasformazione e valorizzazione del patrimonio esistente. Ha partecipato a numerosi Concorsi Internazionali di Progettazione ed ha ricevuto numerosi premi, segnalazioni e menzioni.Responsabile della Commissione Urbanistica della Confedilizia di Roma e Lazio. È titolare dello Studio Pietrolucci Studio Associato.

A DIMENSION OF LANDSCAPE

Urban planning by Le Corbusier: infrastructure, contemplation, and poetics

di Mickeal Milocco Borlini

 

On the topic of Landscape, in any form, certain projects by Le Corbusier (LC) may be said to have unquestionably maintained a sense of both development and continuity with the modern era. Projects such as the Rio de Janeiro and Algiers ones prove that certain concepts LC engaged with remain valid to this day and that current approaches to urban planning still rely on his same composition dynamics.An intimate poetic of landscape contemplation arises from his work, as well as a specific positioning of his constructions (and infrastructures) towards the best possible spot for observing the natural and urban context, so that it may pervade his residential buildings and thus be admired. Several of LC’s ideas continue to live on in the present, namely his principles for the creation of urban condensers, various examples of layered functions, and the idea of a diverse typology of roads as a means of improving both a neighborhood’souter perception, as well as its living conditions, without forcing discontinuities.

Mickeal Milocco Borlini was born in Palmanova in 1985. He graduated at Politecnico di Milano and obtained a Ph.D. in Architecture at Sapienza University in 2018. He currently works as Researcher and Edu. Ambassador for IUVAS in Florence. He worked in Canada (Montréal) at Relief DesignLandscape studio. His research interests are: Urban regeneration, Social and public space, Architectural and urban spatial Theory, Underground infrastructures and architectures, Soil Sub-Soil and Urban Hybridization.

MODI E FORME DI UNA PRASSI DIFFUSA

 

Recensione di Territori dell’abusivismo: Un progetto per uscire dall’Italia dei condoni a cura di Francesco Curci, Enrico Formato, Federico Zanfi

di Martina Pietropaoli

Stampato nel novembre 2017, è il prodotto di sforzi di ricerca eterogenei di autori con diversi profili e provenienze. La grandezza del volume non va a scapito dell’agilità dei contenuti, organizzati in modo da essere consultabili per parti dagli addetti cui è rivolto: amministratori pubblici, legislatori, ricercatori. È contro le eccessive risonanze prodotte dal fenomeno dell’abusivismo che il libro fa il punto: nonostante la sovrabbondante ramificazione di derivazioni del tema, il riverbero sociale e politico dell’abusivismo non dovrebbe compromettere l’assertività del discorso urbanistico rispetto alle questioni sociali, alla criminalità organizzata e nei confronti di questioni prettamente edilizie. Le intersezioni con altri sguardi vengono continuamente rimesse in asse con la ricerca di una progettualità condivisa. Il mirino attraverso cui il lettore guarda è obiettivo della macchina fotografica ma anche congegno di arma da fuoco: la sparatoria con il condono è una resa dei conti?

Published in November 2017, the book is the result of the choral effort of authors with different backgrounds. The bigness of the printed volume does not penalize the agility of the contents, organised in order to be read in sectors by the experts to whom it is addressed: public administrators, lawmakers, researchers. The book focuses on the excessive resonances produced by the phenomenon of the illegal construction: despite the overabundant branching of derivations of the theme, the social and political reverberation of building out of planning should not compromise the the assertiveness of urban planning toward social issues, toward organized crime ant toward purely constructive issues. The intersecions with other sights are constantly aligned with the research of shared projects. The viewfinder through which the reader looks is a sorto of camera lens but also a firearm device: the shooting with the building amnesty is a showdown?

 

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea: politiche, tecniche e studi visuali” (Dipartimento di architettura, Roma Tre). Con la tesi specialistica in Progettazione urbana “La vigna come progetto” e la tesi triennale in Scienze dell’architettura “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Attraverso una conoscenza storica profonda e interdisciplinare, indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione.

MANIFESTA 12 È PALERMO?

La città nel paese delle meraviglie

di Martina Pietropaoli

 

Dopo aver visitato Palermo e Manifesta 12 durane la penultima settimana dell’esposizione, rifletto sulla relazione tra queste due entità, testimoniando cosa rimane della spinta trasformativa che ha visto ricercatori, artisti e ospiti europei coinvolti in questo ‘moto a luogo.’ Il “nomadismo” della mostra viene tradito da discorsi su “la Città prima” e “la Città dopo”,radicati in una retorica patriarcale che non sceglie tra vocazione etica e vocazione politica e, tentando di rifondare lo statuto ontologico della convivenza, non coglie la lezione di Palermo. La città è proiettata in un paese delle meraviglie, sublimando alcuni aspetti drammatici in intarsi concettuali inefficaci. Quali elementi geografici e iconografici possono aiutare l’esercizio d’immaginazione alla ricerca delle capacità rigeneratrici di questa mostra discussa e celebrata? Un’occasione per centrare la questione della politicità della dimensione locale, passando dalla nozione di contesto a quella di ‘contestuale’.

After having visited Palermo and Manifesta 12 during the penultimate week of the exhibition, I reflect about the relationship between these two entities, recording what remains of the transformative that involved researchers, artists and guests in this ‘movement towards the place’. The “nomadism” of the show has been betrayed by the speeches about “the City before” and “the City after”, rooted in a patriarchal rhetoric that doesn’t chose between ethical and political vocation and, trying to re-establish the ontological status, doesn’t catch the lesson of Palermo. The city is projected in a Wonderland, with a sublimation of some dramathic aspects in ineffective conceptual inlays. Which geographical and iconological elements may help the imaginative exercice searching for regenerative capacities of this discussed and celebrated festival? It’s an opportunity to focus on the matter of the politicity of the locl dimension, passing from the concept of contest to the concept of ‘contextual’.

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea” (Dipartimento di architettura, Roma Tre). Con la tesi specialistica in “La vigna come progetto” e la tesi triennale “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Attraverso una conoscenza storica profonda e interdisciplinare, indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione.

ROMA. 3 QUESTIONI

 

Tre questioni su cui riflettere per riaprire il dibattito e l’agenda di Roma

di Marco Pietrolucci

 

La grande sfida dello sviluppo della metropoli di Roma è innanzitutto legata all’organizzazione del suo corpo, ancora oggi programmato come un’unica, sfilacciata, struttura insediativa, dentro alla quale, mancando una regia e un modello di crescita delle sue parti componenti, ogni iniziativa tende ad aumentare il senso di dispersione, di disordine e di dissipazione generale delle risorse, anziché contribuire a costruire l’orditura della struttura metropolitana della città. Ciò che manca è il progetto della struttura e della forma della città, che, nel corso del novecento è diventata, in buona parte fuori dalla programmazione dei Piani Regolatori, una metropoli globale di medie dimensioni. La domanda è quindi semplice: è possibile individuare un modello di rigenerazione del corpo della città di Roma che ci consenta di riorganizzare le sue strutture secondo una visione metropolitana multipolare? È possibile, in altre parole, dare una struttura e una forma alla metropoli romana?

The great challenge of the development of the metropolis of Rome is primarily linked to the organization of its body. It is still today planned as a single, frayed, settlement structure, in which, because of the absence of a growth model of its component parts, each initiative tends to increase the sense of dispersion, disorder and general dissipation of resources, rather than helping to build the structure of the city’s metropolitan structure. What is lacking is a project of the structure and form of the city. The City in the course of the twentieth century has become, mostly outside the boundaries of the Town Planning Plans, a medium-sized global metropolis. The question is therefore simple: is it possible to identify a model of regeneration of the body of the city of Rome that allows us to reorganize its structures according to a multipolar metropolitan vision? Is it possible, in other words, to give a structure and a shape to the Roman metropolis?

Marco Pietrolucci, Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica e Progettazione Urbana svolge la sua attività professionale a Roma. Ha ottenuto nel 2004 il  Master Internazionale  in Progettazione Urbana presso l’Università Roma Tre. Ha svolto attività didattiche presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, la Facoltà di Architettura di Pescara Gabriele d’Annunzio” e nei programmi italiani delle Università Canadesi e Americane “Waterloo University” e “Northestern University”. Responsabile del Protocollo d’intesa tra l’Assessorato alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale e l’Associazione Confedilizia – Verso l’individuazione di un ambito di Programmazione Strategica del GRA- svolge attività di coordinamento di gruppi di ricerca sui temi della trasformazione e valorizzazione del patrimonio esistente. Ha partecipato a numerosi Concorsi Internazionali di Progettazione ed ha ricevuto numerosi premi, segnalazioni e menzioni.Responsabile della Commissione Urbanistica della Confedilizia di Roma e Lazio. È titolare dello Studio Pietrolucci Studio Associato.

LA TRANSPOSICIÓN DE LA LEGISLACIÓN EUROPEA DEL SUELO AL DERECHO ITALIANO

 

La necesidad de una regulacion juridica europea unixona del suelo y el agua como recursos naturales y transmisores culturales

di José Antonio Torres de la Fuente

 

La visión de un ciudadano europeo español sobre la evolución del derecho urbanístico italiano y la transposición del derecho comunitario, atendiendo a dos elementos vitales a preservar, el suelo y el agua, valorando la necesidad de aplicación en toda la Unión Europea de un derecho único, no solo por su valor de seguridad jurídica normativa sino también como un medio transmisor de culturas.

The vision of a Spanish European citizen on the evolution of Italian urban planning law and the transposition of European law, with a focus on the preservation of two vital elements, land and water. The author underscores the need to apply a common law throughout the European Union, not only for the value of its legal certainty but also as a means of transmitting culture.

José Antonio Torres de la Fuente, dottorando in cotutela tra l’Università Roma Tre, Dipartimento di Architettura, e l’Università di Malaga, Facoltà di Turismo. Sta redigendo una tesi dal titolo: “Salus per aquam. El balneario histórico y su proyección en el fenómeno social del turismo: casos comparados entre Italia y España”,  correlatore italiano Professor Antonio Pugliano e correlatore di Malaga Professor Francisco José Rodriguez. Avvocato del Ministerio de Obras Públicas, professore della Scuola Ufficiale di Turismo della Costa del Sol. Esercita come avvocato dal 1982 ad oggi.


EFFETTO CITTÀ

Trasformazioni (peri)urbane nell’area metropolitana di Roma. Riflessioni attorno ai confini urbani

di Lorenzo De Vidovich

 

Il contributo riassume i contenuti del seminario “Effetto città. Riflessioni dall’area metropolitana di Roma”, organizzato da Lorenzo De Vidovich con Nicola Vazzoler, che ha presentato e discusso il “Monitoraggio delle forme periferiche dell’area metropolitana di Roma”, ricerca del DGAAP del MiBAC, sviluppata dal gruppo di ricerca GU|Generazione Urbana e finalizzata alla raccolta sistematica di informazioni sulle periferie, con l’obiettivo di fornire materiali di ricerca per possibili progettazioni e percorsi di rigenerazione. L’articolo riassume i principali contenuti della ricerca, corredati da una nota a margine di Lorenzo De Vidovich su due specifici comuni del periurbano romano. In seguito, impreziosito dagli interventi dei quattro ospiti, il contributo individua tre temi centrali per la governabilità delle aree metropolitane, discussi a partire da uno sguardo sull’area romana: governabilità, intensitàe infrastrutture.

This brief article resumes the main contents of the seminar “Effetto città. Riflessioni dall’area metropolitana di Roma”, organized by Lorenzo De Vidovich and Nicola Vazzoler, who presented and discussed the ministerial research “Monitoraggio delle forme periferiche dell’area metropolitana di Roma”, carried out by GU|Generazione Urbana, and aimed at collecting useful information regarding peripheries for further explorations, projects or regeneration programmes. The report is therefore a potential resource for local administrations in coping with territorial fragilities and social exclusion. The article summarizes the contents of this research, supplemented by a brief focus on two specific peri-urban municipalities, presented by Lorenzo De Vidovich. Subsequently, the contribution identifies three main issues for the governance of metropolitan areas, moving from the discussion on the Rome area enriched by four guest speakers: governability, intensityand infrastructure.

 

Lorenzo De Vidovich, sociologo, è dottorando presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e membro del laboratorio di sociologia dell’azione pubblica “Sui Generis”. Si occupa di governance del welfare locale, rigenerazione urbana e diseguaglianze sociali.

Smart and Sustainble Planning for Cities and Regions

 

di Anna Laura Palazzo

 

Anna Laura Palazzo, Professore associato di Urbanistica, Università degli Studi Roma Tre. Dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e urbanistica, Specialista in Studio e Restauro dei Monumenti presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha svolto numerose ricerche per conto di enti pubblici e privati su recupero e rigenerazione urbana, pianificazione di area vasta, sviluppo locale, politiche del patrimonio e del paesaggio, ed è attualmente impegnata in progetti di ricerca nazionali e internazionali (COST, Seventh Framework Programme Marie Curie, Erasmus + Capacity Buil- ding). Autrice o curatrice di diversi volumi e di numerosi articoli e saggi peer-reviewed sia in Italia che all’estero.

SUI PAESAGGI URBANI

 

Forma, funzionalità e socialità come qualità progettuali degli spazi pubblici contemporanei

di Sara Caramaschi

 

Ormai da tempo, la comunità scientifica abbraccia la tesi sostenuta dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000) secondo cui ogni comunità deve potersi riconoscere nel proprio paesaggio, partecipando alla sua trasformazione e cura. Questa affermazione ci invita a considerare le intersezioni materiali e immateriali che si costituiscono tra progetto e contesto, tra spazio e percezioni, tra luoghi e comunità, imponendo una riflessione sul tema dello spazio pubblico, in particolare del suo progetto, che deve sempre più declinarsi a una molteplicità di forme, funzioni e attese sociali. Il testo che segue, attraverso la lettura critica dei lavori di diversi autori, si interroga su come affrontare e interpretare questi temi, in particolare tratteggia una riflessione aperta e implementabile sui fattori, caratteri o specificità dei luoghi capaci di incidere sulla qualità urbana e paesaggistica dei territori urbanizzati.

The scientific community embraces the main argument of the European Landscape Convention (2000), according to which every community must be able to recognize in its landscape, participating in the transformation and the care of places. This statement invites us to consider the intersections on tangible and intangible assets between project and context, space and perceptions, and between places and communities, imposing a reflection on public space, particularly on its project, that must increasingly be inflected by a multiplicity of forms, functions and social expectations. The text that follows, thanks to the work of several authors, outlines an open reflection on the factors, characters or specificity of those places able to affecting urban and landscape quality in the urbanized world.

Sara Caramaschi (Mantova, 1988) architetto e dottore di ricerca in Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali (con la tesi ‘BEYOND STREET FOOD. Regole e sotto-regole del commercio mobile. Lezioni americane di rivitalizzazione: il caso di San Francisco’). Ha svolto periodi di studio e di ricerca presso NTNU – Norwegian University of Science and Technology (2012), Columbia University (2014) e Berkeley University (2016). Ha svolto attività di ricerca al Landscape Design Lab (2017-2018) presso l’Università degli Studi di Firenze, ha collaborato alla didattica a Roma Tre (2014-2017) e attualmente collabora alle attività didattiche del DIDA ed è tutor in ‘Urban Theory’ presso la Middlebury School in Italy.

LA MENTE RICERCA E RACCONTA

 

“Roma altrimenti”: la scuola e l’istituzione della parola che rinascono attraverso la ricerca

di Martina Pietropaoli

 

In forma di breviario si offre una riflessione all’indomani della presentazione delle prime Note di U3 – Urbanistica Tre su I racconti di Roma Capitale. Gli scritti raccolti nel volume sono premesse ed esito dell’esperienza di Alternanza Scuola-Lavoro che ha coinvolto studenti del Liceo Virgilio e ricercatori universitari (restauratori, urbanisti, paesaggisti) nella rilettura critica degli strati  fisici e immateriali delle diverse vocazioni di Roma. Vengono qui discussi evidenziando le doti dell’esperienza della mente che ricerca per rifondare il futuro del vivere civile attraverso la parola.

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea: politiche, tecniche e studi visuali” (Dipartimento di architettura, Roma Tre). Con la tesi specialistica in Progettazione urbana “La vigna come progetto” e la tesi triennale in Scienze dell’architettura “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Attraverso una conoscenza storica profonda e interdisciplinare, indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione. Collabora con il giornale on-line di settore Urbanistica Tre.

FORESTA E CITTÀ, PARTE 2

 

Urban forest vs foresta urbana: storia di un concetto fra America e Europa

di Giulia Pandolfi

 

L’articolo analizza in modo comparato l’evoluzione del concetto di Foresta Urbana tra Stati Uniti ed Europa. L’espressione ha una storia più lunga in Nord America, la quale deve molto alle tradizioni locali di gestione (Urban Forestry) sviluppatasi da più di un secolo. In modo diverso, il rapporto istauratosi storicamente tra città e foresta nei vari paesi europei rende interessanti le varie traduzioni del concetto, le quali seguono le sfaccettature storiche locali. Sebbene si tenga in considerazione che a seconda del contesto storico e culturale di riferimento vi siano delle differenze, l’importanza di una armonizzazione terminologica a livello internazionale è necessaria al fine di migliorare la gestione, la comparabilità, la compatibilità e la coerenza delle risorse naturali internazionali.

The analysis focuses on the comparative evolution of the terminological use between the United States and Europe of the concept of Urban Forest. The expression has a longer history in North America, which has developed for more than a century several local traditions on how to manage it (Urban Forestry). The different relationship between city and forest in the various European countries makes interesting the various translations according to the local historical facets.  Although it is important to take into account the different historical and cultural contexts, the harmonization of the terminology at an international level is a necessary step in order to improve management, comparability, compatibility and coherence of international natural resources.

Giulia Pandolfi, laureata in Architettura – Progettazione Urbana all’Università Roma Tre, ha conseguito nell’aprile 2018 il dottorato di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”presso la stessa università. Si occupa di urbanistica e paesaggio e nell’ambito della formazione dottorale ha approfondito i problemi e le opportunità della gestione dell’acqua piovana, vista come sfida ma anche risorsa per la progettazione dell’habitat urbano.


FORM OF PLACE, part 1

 

Form of place. Relation between Physical Form and place attachment

di Rouhollah Rahimi, Mojtaba Ansari, Mohammad Reza Bemanian, Mohammadjavad Mahdavinejad

 

The sense of place is the factor that transforms a space into a place with the sensory characteristics and special treatment for specific individuals. Place is a sensible and perceived space and associated with memory, that part of its meaning can be traced in human experience and emotions. The purpose of this paper is to evaluate the efficacy and role of architectural form and structure of environment to create positive and negative emotions in the human mind over the place. To achieve this purpose in the research process Descriptive analytical method by composition the sample examining “garden-tomb of Hafez”, is used. The result is that the physical environment and form through specific mechanisms involved in the sense of place and In the sample survey the fact that the structure of form of this place consists of components that not only create a sense of place, but effect on other factors that create the sense of place, is provided.

Rouhollah Rahimi was born in Mahallat,Iran in 1980. He is a Ph.D. candidate in Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran with a thesis named “Relation between Physical Form and Place attachment in Architecture (Case study: Communal spaces of residential complexes in Tehran)”. He currently works as Researcher and visiting professor in the University if Rome Tor Vergata. He is also a faculty member of the University of Mazandaran. His research interests are: Sense of place, Urban regeneration, Social and public space, Urban form, Islamic architecture, Parametric design, Housing.

Mojtaba Ansari was born in 1956, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Persian Landscape Architecture, Applied Geometry & Geometrical Pattern in Persian Art & Architecture, Architectural Psychology, Bionic Architecture.

Mohammad Reza Bemanian was born in 1958, Iran. He is a full professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Wisdom of art, Islamic Architecture and Urbanism, Criticism and theory of Architecture and Urbanism, Building Tech and Management, Urban Management, Highrise Buildings.

Mohammadjavad Mahdavinejad was born in 1977, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Iranian contemporary Architecture, Heritage and Sustainable Development, Smart Technologies and Intelligent architecture, Parametric design, Optimization and Computational Algorithm in architecture, Contemporary Building Construction.


FORM OF PLACE, part 2

 

Form of place. Form and emotional interaction with place

di Rouhollah Rahimi, Mojtaba Ansari, Mohammad Reza Bemanian, Mohammadjavad Mahdavinejad

 

The sense of place is the factor that transforms a space into a place with the sensory characteristics and special treatment for specific individuals. Place is a sensible and perceived space and associated with memory, that part of its meaning can be traced in human experience and emotions. The purpose of this paper is to evaluate the efficacy and role of architectural form and structure of environment to create positive and negative emotions in the human mind over the place. To achieve this purpose in the research process Descriptive analytical method by composition the sample examining “garden-tomb of Hafez”, is used. The result is that the physical environment and form through specific mechanisms involved in the sense of place and In the sample survey the fact that the structure of form of this place consists of components that not only create a sense of place, but effect on other factors that create the sense of place, is provided.

Rouhollah Rahimi was born in Mahallat,Iran in 1980. He is a Ph.D. candidate in Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran with a thesis named “Relation between Physical Form and Place attachment in Architecture (Case study: Communal spaces of residential complexes in Tehran)”. He currently works as Researcher and visiting professor in the University if Rome Tor Vergata. He is also a faculty member of the University of Mazandaran. His research interests are: Sense of place, Urban regeneration, Social and public space, Urban form, Islamic architecture, Parametric design, Housing.

Mojtaba Ansari was born in 1956, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Persian Landscape Architecture, Applied Geometry & Geometrical Pattern in Persian Art & Architecture, Architectural Psychology, Bionic Architecture.

Mohammad Reza Bemanian was born in 1958, Iran. He is a full professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Wisdom of art, Islamic Architecture and Urbanism, Criticism and theory of Architecture and Urbanism, Building Tech and Management, Urban Management, Highrise Buildings.

Mohammadjavad Mahdavinejad was born in 1977, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Iranian contemporary Architecture, Heritage and Sustainable Development, Smart Technologies and Intelligent architecture, Parametric design, Optimization and Computational Algorithm in architecture, Contemporary Building Construction.

PLACE, MEMORY AND RUIN

 

Place, Memory and Ruin: for an architecture that preserves the value of the historicity of the place

di Martim Guimarães da Costa

 

Valorizzare il progetto e il paesaggio attraverso la scoperta di frammenti o realtà incomplete, cristallizzate nel tempo, compone una cornice figurativa, il cui atto di design in architettura, come forma di riflessione sull’architettura stessa, il luogo e il contesto, scatena un risultato di un scontro tra due annunciatori: la parola storica di rovina e la parola del nuovo costruito.

Valuing the project and landscape through the discovery of fragments or incomplete realities, crystallized in time, composes a figurative frame, whose act of design in architecture, as a form of reflection on architecture itself, the place and the context, unleashes a result of a clash between two announcers: the historical word of ruin and the word of the new built.

Martim Guimarães da Costa received his master’s degree in Architecture at University of the Beira Interior. In his master’s thesis, he used the written and constructed works of the architects Eduardo Souto de Mouro and Giorgio Grassi, using their preexistence intervention methodologies in order to analyze the relationship between the ruins and the landscapes where they are inserted. He is an architect and his work is carried out at various scales, from urban planning to furniture design. He designed single-family houses, multifamily housing, museums, services, commerce and public spaces, in study and execution projects in various contexts, such as for new construction, restoration, preservation, rehabilitation and urban regeneration. Currently, his research interest focuses on urban regeneration policies, areas of urban rehabilitation and preservation of built heritage.

Novità in rubriche – Focus

PAESAGGI DI RACCORDO

 

Paesaggi di Raccordo. Nuove trame di spazi aperti tra Anagnina e Torre Spaccata

di Giulia Marino

 

La ricerca riguarda le discontinuità materiali e immateriali delle parti di città che gravitano attorno al GRA. L’area di studio, a sud-est di Roma, è l’esito della giustapposizione di pezzieterogenei, introversi, autonomi e separati da vuoti, dove né la trama del costruito né quella infrastrutturale risolvono la questione complessa dei rapporti tra le parti.
È possibile individuare proprio nel sistema dei vuotila figura in grado di determinare, supportare e potenziare rapporti di carattere funzionale, narrativo e ambientale tra le parti? Può questa figura diventare ossatura e principio di orientamento, senza perdere la varietà di condizioni al suo interno? È possibile volgere le porzioni di “strato libero” in un sistema continuo, capillare e coesivo? La strategia di progetto individua nei Paesaggi di Raccordo– paesaggi ibridi i cui valori da preservare sono la continuità e la capacità di insinuarsi nella materia urbana esistente – la trama ri-strutturante di questa parte di città.

The research is about material and immaterial discontinuities in those parts of the city that surround the GRA. The selected area, in Rome, is the result of a juxtaposition of piecesthat are heterogeneous, introverted, autonomous and divided by empty spaces, where neither the urban fabric nor the system of the infrastructures can solve the complex matter of relationships among the parts. Is it possible to identify inthe system of the voidsthe figure that is able to determine, to support and to enhance the relations (functional, narrative and environmental) among the parts? Can this figure become the backbone and the guiding principle, without losing its variety of conditions? Is it possible to turn the “empty layer” into a continuous, capillary and cohesive system? The strategy identifies Paesaggi di Raccordo- hybrid landscapes whose values to be preserved are the continuity and the ability to seep in the existing urban fabric – as the plot able to reorganize this part of the city.

Giulia Marino si è laureata con lode in Progettazione Urbana presso l’Università di Roma Tre, nell’ambito del Laboratorio di Laurea “Attraverso il GRA. Progetti per la città anulare”, con una tesi dal titolo “Paesaggi di Raccordo. Nuove trame di spazi aperti tra Anagnina e Torre Spaccata”. Ha svolto attività di supporto didattico nei corsi “Fondamenti di Architettura del Paesaggio” e “Territorio, Ambiente e Paesaggio” presso il Dipartimento di Architettura di Roma Tre. Ha collaborato con lo studio ATELYE 70 Planning and Design a Istanbul (2016) e con RUR – Rete Urbana delle Rappresentanze a Roma (2017).

11

 

di Fulvio Orsenigo

 

Questa serie di fotografie si propone di esplorare la relazione esistente tra l’aspetto formale delle immagini e la struttura sensibile dell’organo biologico. Questa relazione viene indagata attraverso un graduale svuotamento degli aspetti emozionali ed occasionali contenuti nelle immagini,  regredendo nel processo percettivo dall’oggetto alla struttura, all’elemento singolo percepito come regolarità geometrica nel campo visivo. In questo processo di regressione gli aspetti formali che ne emergono non sono più qualità geometriche o di luminanza rappresentate negli oggetti, ma piuttosto qualità rappresentate nelle operazioni della struttura primaria dell’analizzatore sensoriale il cui prodotto, l’immagine, non è più immagine di qualcosa, ma manifestazione di quelle operazioni. Le fotografie di11inseguono questa regressione: è il tentativo di leggere l’immagine come architettura della struttura primaria, evidenziando le costanti implicite che operano nella relazione tra organo di senso e ambiente, costanti che sono di fatto trasparenti, inglobate e infine incarnate negli oggetti della percezione.

This series of photographs aims to explore the relationship between the formal aspect of the images and the sensitive structure of the biological organ. This relationship is investigated through a gradual emptying of the emotional and occasional aspects contained in the images, regressing in the perceptual process from the object to the structure, to the single element perceived as geometric regularity in the visual field. In this regression process, the formal aspects that emerge are no longer geometric or luminance qualities represented in the objects, but rather qualities represented in the operations of the primary structure of the sensory analyzer, whose product, the image, is no longer the image of something, but the manifestation of those operations. The photographs of 11 follow this regression: it is an attempt to read the image as architecture of the primary structure, highlighting the implicit constants that operate in the relationship between sense organ and environment, constants that are in fact transparent, incorporated and finally embodied in the objects of perception.

Fulvio Orsenigo è un fotografo di architettura e di paesaggio. Al centro del suo lavoro è il rapporto tra rappresentazione spaziale e processi percettivi, che viene esplorato nei progetti sull’architettura e sul paesaggio. Ha ideato e partecipato al progetto collettivo Venezia_Marghera, curato da Paolo Costantini ed esposto in occasione della 47 Biennale di Venezia (1997). Ha pubblicato, con Alessandra Chemollo, i volumi “Senzaposa” (2004) e “Internofuori” (2006). Dal 2005 al 2009 insegna fotografia all’Università di Architettura di Venezia. Cofondatore di Fuorivista, un collettivo di fotografi con il quale produce e cura il progetto e il libro “Sismycity. L’Aquila 2010” (2010), un lavoro sugli effetti del terremoto dell’Aquila, esposto a Palazzo Ducale di Venezia e alla Triennale di Milano. Nel 2016 è invitato ad esporre “Italogramma”, un progetto con Alessandra Chemollo, nel Padiglione Italia della 15. Biennale di Architettura. Le sue fotografie sono ampiamente pubblicate in riviste e libri di architettura.

GREEN WAY TERZOLLE

 

Green Way Terzolle. Un sistema d’interventi per disegnare il paesaggio

di Giacomo Dallatorre

 

I corsi d’acqua rappresentano elementi di continuità attraverso i quali ripensare le periferie dei centri abitati, affidandosi ad un processo di ricucitura dei margini e di messa a sistema dei vuoti urbani. Segnalato nel Piano Strutturale come uno dei principali corridoi ecologici del Comune di Firenze, il Terzolle è la spina dorsale della proposta per un parco lineare tra i quartieri di Novoli e Rifredi. Si prevede il riutilizzo di questa antica infrastruttura urbana in un nuovo scenario: il bordo del torrente può essere vissuto in maniera continua, attraverso il risanamento dei sistemi di accesso esistenti ed un abaco di progetti lungo il percorso, in grado di rinnovare il rapporto tra natura e città. Il parco si struttura attraverso una serie di stanze all’aperto dove sostare lontani dai rumori del traffico. Il passaggio tra le sponde è garantito dal recupero dei ponti esistenti e la previsione di nuove pergole, mentre un sistema modulare di padiglioni ospita servizi legati allo sport ed attività per la vita di quartiere.

Watercourses represent continuity elements through which reconsider the suburbs of built-up areas relying on a process to reconnect the river sides and to organize in a system a series of urban empty spaces. Reported in the Structural Plan as one of the main ecological corridors of Florence Municipality, Terzolle is the backbone of a proposal meant to create a line park between the neighborhoods of Novoli and Rifredi. It is expected the reuse of this ancient urban infrastructure set in a new scenario: the edge of the stream can be experienced continuously, through the requalification of the existing entry systems and an abacus of projects along the way able to revive the relation between nature and city. The park is structured through a series of open rooms where to stand away from the traffic noise. The passage between the shores is guaranteed by the recovery of existing bridges and the plan of new pergolas, while there’s a modular system of pavilions hosting services connected to sport and activities for the neighbourhood life.

Giacomo Dallatorre (Montevarchi, 1986), è architetto e borsista di ricerca. Dopo la laurea presso l’Università degli Studi di Firenze (A.I. Volpe, Fabio Lucchesi, 2012), è cultore della materia presso il laboratorio dell’architettura III, prof. Andrea Innocenzo Volpe. È attualmente collaboratore del Dida Communication Lab, afferente al sistema dei laboratori DIDALABS, con il quale partecipa a numerosi progetti editoriali e di ricerca. In qualità di tutor partecipa a numerosi workshop ed allestimenti, tra i quali: “Camaiore and the Via Francigena” (2017, supervisor prof. Toru Ajisaka e Makiko Masudome), “Prato (China) Crossing new zeland” (2013, supervisor Prof. Francesco Collotti, Prof. Tony Van Raat.

DA ROMA ALLA VALLE DEL TEVERE: UN LUNGO CICLO DI DIFFUSIONE RESIDENZIALE È GIUNTO ALLA FINE?

Un’analisi dei trasferimenti anagrafici degli ultimi venti anni

di Mauro Baioni e Massimiliano Crisci

 

Dopo un trentennio di diffusione residenziale verso i comuni della prima e seconda cintura di Roma, la crisi economica globale del 2008 ha segnato un punto di svolta. Il calo dei valori immobiliari e degli affitti ha permesso a molte famiglie di nuova formazione di insediarsi ad una minore distanza dal centro cittadino rispetto a un tempo. La fine della tracimazione residenziale merita di essere osservata con attenzione, per le implicazioni sul presente e sul futuro della Capitale e dei territori circostanti, messi in forte tensione dall’intensità dei cambiamenti demografici. A questo scopo, nel testo sono offerti alcuni spunti che derivano dall’osservazione delle dinamiche dell’ultimo quindicennio in un cluster di comuni della Valle del Tevere che, all’inizio degli anni Duemila, era stato interessato in modo particolarmente accentuato dalla crescita di popolazione.

After thirty years of residential sprawl towards the municipalities of the first and second belt of Rome, the global economic crisis of 2008 marked a turning point. The decline in property values and rents allowed many newly formed families to settle at a shorter distance from the city center. The end of the residential overflow deserves to be observed carefully, due to the implications for the present and future of the Capital and its surrounding areas, put in great tension by the intensity of demographic changes. In this framework, the text offers some insights arising from the observation of the dynamics of the last fifteen years in a cluster of municipalities in the Tiber Valley where, at the beginning of the 2000s, the population growth was particularly intense

 

Mauro Baioni. Urbanista, dottore di ricerca in Politiche urbane e assegnista di ricerca presso l’Università degli studi Roma Tre, con cui collabora alla ricerca e alla didattica. Consulente di pubbliche amministrazioni e istituti di ricerca, responsabile di uffici di piano e progettista di piani urbanistici e territoriali alla scala metropolitana e provinciale comunale e attuativa. Dal 2013 al 2015 ha fatto parte dello staff dell’assessorato alla trasformazione urbana di Roma Capitale. Curatore e autore di libri e saggi in materia di pianificazione urbanistica. Per Quodlibet ha curato il Quaderno di U3 n. 16, Fare spazio alle attività culturali, 2018.

Massimiliano Crisci è primo ricercatore presso l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (CNR-IRPPS). E’ un demografo e si occupa soprattutto di migrazioni internazionali, migrazioni temporanee per lavoro e mobilità intra-urbana. Alcune pubblicazioni recenti: Canepari E., Crisci M. (eds.) Moving Around in Town. Practises, Pathways and Contexts of Intra-Urban Mobility from 1600 to the Present Day, Viella, 2019; Crisci M., Lucciarini S. (eds.), Governing Inequalities. Inclusion and Exclusion Processes in the Mediterranean Area, from National to City Levels, Aracne, 2019.