ISSN 1973-9702

UrbanisticaTre lancia una call for cover per il nuovo Quaderno a cura di Alessandro Coppola & David Gogishvili:

Cities of the South Caucasus:
three decades of transformation

 

The call seeks to build a visual dialogue with the theme of iQuaderni#15 to be issued in the first quarter of 2018. We are looking for a cover that could be meaningful as regards the theme of cities of the South Caucasus2 : the editors of this issue suggest to explore and analyse the socio-spatial implications of more than 25 years of transition in urban landscapes. The call focuses on the processes developed from the early 2000s, but not exclusively, as this is the period of more intense change in the whole region in terms of political alterations, economic growth and urban restructuring.

How would you answer this call with a picture? How would you represent urban transition in the cities of the South Caucasus? What pictures of the city better describe this kind of change? A neighbourhood? An iconic building? A piece of art or a symbol? A depiction of urban life? We eagerly await your answers!

Please read the full call at this link and send your picture by 30th September.

La call intende costruire un dialogo visuale con il tema de iQuaderni#15 in uscita nel primo trimestre 2018. Cerchiamo quindi l’immagine di copertina che riesca a dire la sua sul tema delle città del Caucaso meridionale: i curatori del numero propongono di esplorare e analizzare le implicazioni socio-spaziali di oltre 25 anni di transizione nei paesaggi urbani di questi territori. La call intende concentrare l’attenzione, ma non è un requisito esclusivo, nei processi posti in essere a partire dagli anni 2000, poiché si tratta del periodo di maggior cambiamento nell’area per quanto riguarda la politica, la crescita economica e la rigenerazione urbana.

Tu come rispondi a questo tema con un’immagine? Come rappresenteresti la transizione nelle città del Caucaso meridionale? Quali immagini della città descrivono al meglio questo cambiamento? Un quartiere? Un edificio particolarmente iconico? Una rappresentazione artistica oppure un simbolo? Una scena di vita urbana? Aspettiamo con curiosità le vostre risposte!

Trovate il testo completo della call a questo link. La scadenza per l’invio dell’immagine è il 30 settembre.

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Standard urbanistici: due declinazioni

 

Nicola Vazzoler

 

Il contributo pone l’attenzione sulla necessità di censire le diverse declinazioni assunte, a livello locale, dal Decreto sugli standard urbanistici oggi, a quasi cinquant’anni dalla sua emanazione. I casi proposti restituiscono due di queste declinazioni, scelte entro l’area metropolitana di Roma, con l’intento di comprenderne storie, caratteristiche ed eventuali differenze.

This paper focuses on the need to tack stock of current local implementations of the National decree on “stardand urbanistici” fifty years after its issuing. It analyses cases chosen within Rome’s metropolitan area which showcase two different approaches, with the aim of understanding their histories, characteristics and differences.

 

Nicola Vazzoler è architetto e Dottore di Ricerca in Politiche territoriali e progetto locale (con la tesi “Intensità urbana, un rapporto ragionato a partire dal caso di Roma”), è impegnato nella didattica (Università degli Studi di Trieste, IUAV e RomaTre), nella ricerca (fra gli altri il PRIN “Territori post-metropolitani” e “Piano di assetto dell’area monumentale del Colosseo”) e nell’attività professionale (“Monitoraggio delle forme periferiche contemporanee a Roma” per DGAAP MiBACT e collaborazione all’organizzazione del Progetto ROMA20-25 promosso dall’Assessorato alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale e dal MAXXI). È co-fondatore di GU | Generazione Urbana e collabora con i giornali on-line “UrbanisticaTre” e “Planum”.

Nicola Vazzoler is an architect and holds a PhD in Urban Policies and Local Project from Roma Tre University. He did educational work and research at the universities of Trieste, IUAV (Venice) and Roma Tre (e.g. PRIN “Territori post-metropolitani” and “Piano di assetto dell’area monumentale del Colosseo” for RomaTre). As a professional, he participated in the drafting process of a number of urban development plans and other works (e.g. “Monitoraggio delle forme periferiche contemporanee a Roma” for DGAAP MiBACT and ROMA20-25 for Roma Capitale and MAXXI. He is GU | Generazione Urbana co-founder and works with online journals UrbanisticaTre and Planum.

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Il Social Housing a Torino

Il Social Housing come strumento di sviluppo economico e sociale: l’esempio di una residenza di Social Housing nel centro di Torino

Marco Della Rocca

 

L’articolo vuole porre l’attenzione sulle trasformazioni urbane e sociali che hanno subito le città negli ultimi decenni e vuole affrontare il tema del Social Housing, come strumento per rilanciare lo sviluppo economico locale e per risolvere alcuni problemi della società contemporanea. In particolare sarà analizzato l’intervento di Social Housing realizzato nel centro storico di Torino. L’edificio adibito a Social Housing ha interessato un vecchio edificio di metà Ottocento, che è stato ristrutturato secondo i criteri di riconoscibilità e reversibilità del restauro, e rispettando le recenti normative in materia di risparmio energetico.

The article wants to focus on the transformations that cities have experienced in recent decades and to address the issue of Social Housing as a tool to revitalize local economic development and address some of the problems of contemporary society. In particular we will analyze the intervention of Social Housing realized in the historic center of Turin. The building used for Social Housing was an old mid-nineteenth century building, which was restructured according to the criteria of recognizability and reversibility of restoration, in addition to adapting the architectural complex respecting the recent energy saving regulations.

 

Marco Della Rocca, Dottorando presso il Dipartimento di Storia, Architettura e Design del Politecnico di Torino. Consegue il titolo di Laura Magistrale in Architettura, costruzione e città presso il Politecnico di Torino. La sua tesi di dottorato si occupa di architettura civile realizzata a Trento tra il 1815 e il 1918, con uno sguardo particolarmente attento agli ultimi anni del XIX secolo. L’ultimo suo saggio in corso di stampa è: “Le Scuole magistrali: un esempio di politica di potenziamento scolastico in Trentino” in “Archivio Trentino”.

Marco Della Rocca, Ph.D. at the Department of History, Architecture and Design of the Politecnico of Turin. He holds a degree in Architecture, Construction and Town from the Politecnico of Turin. His doctoral thesis deals with the civil architecture realized in Trento between 1815 and 1918, with a particularly attentive look at the last years of the nineteenth century. His latest essay in the press is: “Magistral Schools: An Example of School Enhancement in Trentino” in “Archivio Trentino”.

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Le case del quartiere di Torino

Nuove pratiche urbane per un welfare tailor-made

Francesca Bragaglia

 

Le Case del Quartiere di Torino sono spazi un cui si realizzano nuove pratiche urbane, capaci di intercettare le esigenze dei singoli contesti in cui queste realtà nascono e si radicano. A cavallo tra pubblico e privato, le Case del Quartiere lasciano spazio all’autorganizzazione, alle progettualità e all’iniziativa di abitanti e associazioni di cittadini, dando vita a luoghi aperti, inclusivi, in costante mutamento. Le Case sono abitate da una popolazione profondamente eterogenea: gruppi sociali molto diversi tra loro trovano spazio e convivono e condividono attività e servizi. Oggi a Torino sono 8 le Case del Quartiere: dal 2012 fanno parte di una Rete, per condividere obiettivi e scambiare buone pratiche. Nonostante la progressiva “istituzionalizzazione” ogni casa mantiene la sua unicità e il suo rapporto privilegiato con il mileu in cui si colloca. Le Case del Quartiere costituiscono un nuovo approccio al welfare: orizzontale, locale e tailor-made.

The Neighbourhood houses of Turin are spaces in which new urban practices are realised and are capable of intercepting the needs of the specific contexts in which these realities are born and rooted. At the crossroads between public and private sector, the Neighbourhood houses make way for self-organization, projects and the initiative of citizens and inhabitants associations, creating open, inclusive, and constantly changing places. The Neighbourhood houses are inhabited by a heterogeneous population: very diverse groups of people coexist and share activities and services. Nowadays, in Turin there are 8 Neighbourhood houses: since 2012 they are part of a Network, in order to share goals and exchange good practices. Despite the progressive “institutionalisation” every House maintains its uniqueness and its privileged relationship with the mileu in which it is located. The Neighbourhood houses constitute a new approach to welfare: horizontal, local and tailor-made.

 

Francesca Bragaglia consegue il Diploma di Laurea Magistrale in “Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale” presso il Politecnico di Torino nel 2016. Durante il suo percorso di studi sviluppa un particolare interesse per i temi della rigenerazione urbana e per il concetto di “periferia”. Tali filoni di ricerca diventano anche oggetto della sua tesi di laurea magistrale, per la quale vince la borsa di studio della Fondazione Caligara per l’Alta Formazione Interdisciplinare. Ha collaborato con la rivista scientifica “Urban Research and Practice” e con l’Urban Center Metropolitano di Torino.

Francesca Bragaglia earn a Master’s Degree in “Territorial, Urban, Landscape and Environmental Planning” at Politecnico di Torino in 2016. During her studies she develops a particular interest in urban regeneration and for the concept of “suburb”. These research fields also become the subject of her master thesis, for which she won the scholarship of the Fondazione Caligara per l’Alta Formazione Interdisciplinare. She has collaborated with the scientific journal “Urban Research and Practice” and with the Urban Center Metropolitano of Turin.

 

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PAESAGGIO CULTURALE

Patrimonio nuovo dai valori antichi 

Tiziana Casaburi

 

Nell’odierno dibattito sul paesaggio, iniziato in maniera sistematica già dagli anni ’90, si stanno definendo e caratterizzando sempre più questi “nuovi valori”, già intuiti dai grandi scrittori del passato, alcuni dei quali sono riusciti ad individuare ante litteram gli aspetti principali delle moderne linee di pensiero. In primo luogo l’attenzione è stata posta sulla percezione, che permette di superare la contingenza del territorio e di carpire l’insieme di relazioni e di valori identitari che il paesaggio veicola; quell’aspetto evocativo che ha permesso a Leopardi di produrre uno dei capolavori della poesia italiana, “solo” osservando l’orizzonte dal suo colle solitario.

Thetoday’s debate on the landscape, which has begun systematically since the ’90s, is being more and more defined and characterized by these “new values”, already intuited by the great writers of the past, some of whom had been able to identify ante litteram   the main aspects of the modern lines of thoughts. Primarily the emphasis has been placed on the perception, which allows to overcome the contingency of the territory and to glean the set of connections and identity values ​​conveyed by the landscape; the evocative aspect that has allowed Leopardi to produce one of the masterpieces of Italian poetry, “just” watching the horizon from his solitary hill.

Tiziana Casaburi, Dottoranda presso il Dipartimento di Architettura Roma Tre, consegue il titolo di Specialista in storia, conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali presso il Politecnico di Torino, dopo aver ottenuto la Laurea Specialistica in Architettura-Restauro presso l’Università Roma Tre. Ha avuto diverse esperienze nel campo dei Beni Culturali, fra cui, per la Direzione Lavori Metro C, ha seguito le fasi di scavo archeologico e gli interventi di salvaguardia sul patrimonio storico-archeologico, e per il Comune di Concordia sulla Secchia (MO), supporto tecnico per gli interventi di risanamento sugli edifici storici colpiti dal sisma del 2012.

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L’USO DEL GIARDINO STORICO

Dall’incuria allo sfruttamento

Tiziana Casaburi

 

A lungo il giardino storico è stato spogliato della veste che gli era stata attribuita nel corso della storia ed è stato dimenticato il valore della pregevole eredità culturale ricevuta, che ha vissuto momenti di totale abbandono o di utilizzo improprio, quale semplice area verde per rispettare gli standard urbanistici imposti dalla normativa. Il fatto che si tratti di spazi aperti non autorizza ad un uso scorretto del bene, e, perché non diventi un abuso, deve essere interpretato proprio come avviene per il patrimonio architettonico. Ormai largamente condivisa è l’esigenza di promuovere azioni di tutela, conservazione e corretta gestione per la sopravvivenza nel tempo di questi beni; ma per salvaguardarne l’integrità simbolico-rappresentativa il restauratore ha anche l’obbligo morale di rivitalizzarla nel rispetto della sua essenza, della sua origine e delle sue particolarità, che non devono essere a servizio del bieco sfruttamento della collettività ma quale risorsa storico-culturale.

For a long period of time the historical garden has been deprived of the image attributed to it throughout the history, and the value of the remarkable cultural heritage has been forgotten. It has experienced periods of total negligence or inappropriate use in order to meet the urban standards required by the law , as for example in case of it’s green area. The fact that the area is an open space does not authorize anyone to use it in an improper way, and in order to prevent it from becoming an abuse, it must be interpreted just as if it was an architectural heritage. Nowadays the need to promote the initiatives for the safeguarding, conservation and proper management of these goods is widely supported in order to assure their survival over the time. In order to safeguard the symbolic and representative integrity of the cultural goods, the restorer has also a moral obligation to revitalize them in accordance with their essence, origins and peculiarities , which should not be in the service of the collective sinister exploitation but a historical and cultural resource.

Tiziana Casaburi, Dottoranda presso il Dipartimento di Architettura Roma Tre, consegue il titolo di Specialista in storia, conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali presso il Politecnico di Torino, dopo aver ottenuto la Laurea Specialistica in Architettura-Restauro presso l’Università Roma Tre. Ha avuto diverse esperienze nel campo dei Beni Culturali, fra cui, per la Direzione Lavori Metro C, ha seguito le fasi di scavo archeologico e gli interventi di salvaguardia sul patrimonio storico-archeologico, e per il Comune di Concordia sulla Secchia (MO), supporto tecnico per gli interventi di risanamento sugli edifici storici colpiti dal sisma del 2012.

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Deprived territories, local heritage

Peripheral Territories and the Built Heritage as a Cultural, Social and Economic Differentiation

Resource – brief approach to the case of the Portuguese/ Spanish Border Line Fortifications

di Nuno Bigotte Santos

 

The pace of change and the social, economic and cultural evolution imposed by globalization is one of the most important trends that we face today. In all regions, the social and economic evolution and population density changes make their management increasingly complex. The on-going process of globalization determines that small and peripheral regions must “gather its roots” and look for its own and endogenous values to face that process and the most powerful regions and groups that are controlling it, in order to make a stand in the modern globalized world.

Nuno Bigotte Santos has an Economics Degree and a Master Degree in Spatial Planning, Innovation and Development Policies. His academic studies and professional experience focus on the idea of Optimization: of processes and resources, but also of behaviours, in a company environment as well as in a territorial governance point of view. Lately, he has been collaborating with the Northern Regional Authority of Portugal, analysing investment projects within the EU funds, but also he has collaborated with the Faculty of Architecture of the University of Porto in different projects related with spatial planning.

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Città Museale di Porta Portese

Intervento di rigenerazione urbana per il cittadino ed il turista

Antonio Scirocchi, Daniele Tricarico

 

Tra le tante aree della città di Roma utilizzate in modo improprio, quella di Porta Portese ha assunto negli anni una destinazione d’uso diversa dovuta all’incuria nella gestione dello spazio pubblico. Porta Portese si presenta oggi come una realtà del tutto tagliata fuori dalle dinamiche urbane della città, un patchwork di edifici industriali dismessi collegati tra loro da strade sovradimensionate per il volume di traffico che le percorrono. Inoltre la più grande stranezza del Clivo Portuense è quella di sorgere a pochi metri dal Tevere e di non avere alcun contatto visivo con questo a causa delle baracche, sorte lungo via Portuense. La “Città museale di Porta Portese” pone l’obiettivo di restituire a questo quartiere lo stretto rapporto che aveva con le acque del fiume Tevere e l’inserimento di una nuova funzione, ovvero quella di un polo museale, che farà confluire in questa zona parte dei turisti diretti all’area archeologica centrale.

Among the many areas used improperly of Rome, Porta Portese has hired a different intended use, because of negligence in the managment of public space. Porta Portese is now a reality totally cut off from the urban dynamics of the city. It is a patchwork of disused industrial buildigns connected by over-sized roads. In addition the biggest strangeness of the Clivo Portuense is to rise a few meters from the Tiber River and have no eye contact whit this, because there are shacks built along the Portuense Street. The “Museum City of Porta Portese” wants to restore, to this neighborhood, the relathionship that it had with the river Tiber and the addition of a new function, the museum complex, which will contribute in this area part of the tourists direct to the archaelogical center.

 

Antonio Scirocchi, Dottore in Architettura – Progettazione Architettonica, si è laureato con lode con un progetto di rigenerazione urbana “Città museale di Porta Portese” presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Appassionato di fotografia e scenografia, ha effettuato uno stage presso lo studio internazionale di “Allies and Morrison” nella città di Londra.

Daniele Tricarico, Dottore in Progettazione Architettonica, Si occupa di progettazione architettonica ed allestimento di mostre museali. I suoi studi sono volti al rapporto tra l’architettura e le dinamiche urbane. Si è laureato con lode con un progetto sulla Città Museale di Porta Portese presso l’Università Roma TRE. Ha frequentato stage nello studio Norrøn di Copenaghen e nello studio Strati di Roma.

 

 

UrbanisticaTre launches a call for paper for a new Quaderno edited by Alessandro Coppola & David Gogishvili:

Cities of the South Caucasus:
three decades of transformation

 

“Since the dissolution of the Soviet Union, the three now independent states of the South Caucasus region – Armenia, Azerbaijan, and Georgia – have experienced a dramatic set of political, economic and social changes going through violent armed conflicts, massive population displacements, authoritarian political regimes and the destabilization of economic and state structures.

These changes have had significant, although variegated, impacts on the region’s urban areas. As in many other post-soviet urban societies, the transition from centrally planned economies to market economies and the privatization of the large part of state-owned assets has unfolded in a context of weak institutional and planning frameworks, rampant corruption and spreading informality leading to both deep changes in pre-existing urban structures and to the emergence of new structures and urban actors.

Since the mid-2000s, in a context of relative political stabilization, the state has taken charge of wide urban restructuring initiatives generally in close partnership with the emerging economic elites. Such ambitious and often large-scale urban development and regeneration projects have aimed at rebranding South Caucasian cities through the revitalization and beautification of central urban cores, the taming and containment of informal urban practices, the expansion of real estate markets and the restructuring – mainly through privatization and outsourcing – of certain municipal services leading at the same time to new forms of social and spatial polarization, decline in the stock of affordable housing, displacement, deterioration of traditional public spaces and of urban heritage. Despite the contestations and mobilizations activated by newly formed urban social movements, such projects have often succeeded in reshaping the reality and imaginary of some of the region’s major cities.

However, notwithstanding the relevance and similarities of these redevelopment processes unleashed across the region, South Caucasian cities also followed variegated local trajectories largely dependent on pre-existing economic structure, levels of political openness and differences in national institutional frameworks, origins and degrees of capital mobilization. This variability is particularly relevant when looking at the evolution of urban phenomena and policies involving marginal areas beyond the cores of major, capital, urban metropolitan concentrations and at wider processes of regional and territorial restructuring.

This special issue of Quaderni focuses on the cities of South Caucasus and is dedicated to the exploration and analysis of the socio-spatial implications of more than 25 years of and transition in urban landscapes. The issue is particularly interested in the processes developed from the early 2000s, but not exclusively, as this is the period of more intense change in the whole region both in terms of political alterations, economic growth and urban restructuring”.

 

Please read the full call at this link and send an extended abstract by May 15th May 25th.

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Il caso di Paris Smart City

Città storica e innovazione urbana: alcuni elementi di riflessione. Il caso di Paris Smart City.

Federica Appendino

 

Negli ultimi anni il fenomeno smart city si è dimostrato essere in continua espansione, divenendo centrale all’interno dell’attuale dibattito relative allo sviluppo sostenibile delle città. Partendo da queste premesse, il presente articolo si vuole concentrare sul rapporto esistente tra smart city e città storica, sollevando alcuni interrogativi e presentando alcune criticità. Infatti, nei contesti urbani storici, le strategie smart devono altresì assicurare la protezione del patrimonio urbano delle città: ma in che modo è possibile conciliare tutela e “smartness”? Quali sono le strategie portate avanti? Quale ruolo riveste il patrimonio in queste strategie? Per rispondere questi interrogativi l’articolo presenta il caso studio di Parigi, con l’intento di valutare la considerazione di tali problematiche nelle attuali politiche smart intraprese dalla città.

Over the last years the Smart City paradigm has appeared to be at the centre of the contemporary debate on the future urban sustainable development. Focus on this topic, the article aims to highlight some questions and to underline some possible criticalities connected to smart policies in historic urban context. In fact in these contexts smart strategies should be persecuted in order to achieve the heritage conservation and enhancement. Hence, how is possible to correlate smartness and preservation? Which is the best approach in these contexts? Which is the heritage consideration in the actual policies? In this framing this paper aims to present the case-study of Paris, with the intention to assess which is the heritage role within the actual smart strategies.

 

Federica Appendino, architetto e dottoranda in Beni Architettonici e Paesaggistici al Politecnico di Torino, in cotutela di tesi con l’Università Paris-Sorbonne. Il suo lavoro di ricerca è incentrato sulla definizione del concetto di sviluppo sostenibile nell’ambito della tutela del patrimonio urbano, con particolare interesse al caso francese. Svolge attività di sostegno alla didattica in corsi di urbanistica presso il Politecnico di Torino e presso l’Università Paris-Sorbonne.

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Parigi vive di luoghi comuni

La sosta come strumento di appropriazione dello spazio pubblico

Andrea E. Valeriani

Molto si è dibattuto negli ultimi anni sulle tematiche (e sulle problematiche) dell’appropriazione dello spazio pubblico nella città contemporanea. In Francia, a Parigi, da quasi un secolo c’è un oggetto, ormai entrato a pieno titolo a far parte del paesaggio urbano, che riesce a restituire con disarmante semplicità ai cittadini la possibilità di usufruire e di gestire i luoghi della metropoli. Si tratta della Chaise Luxembourg, progettata nel 1923, un prodotto semplice, leggero, confortevole che ha una caratteristica fondamentale: si può muovere, l’utente la può spostare a piacimento a seconda che voglia stare all’ombra o riposarsi al sole, mettersi accanto a qualcuno o fermarsi in un angolo lontano dalla folla. Del resto a Parigi stare seduti è sempre stato un atto rivoluzionario, dalla Place du Beaubourg al cortile del Palais Royal, lo spazio pubblico è veramente tale proprio in quanto spazio di sosta, prima ancora che di passaggio.

Much has been said in recent years on the issues of the appropriation of public space in the contemporary city. In France, in Paris, from almost a century there is an object, now fully entered to make part of the urban landscape, which manages, with disarming simplicity, to give back to citizens the possibility to enjoy and to organise the places of the metropolis. It’s the Chaise Luxembourg, designed in 1923, a simple product, lightweight, comfortable and with one fundamental characteristic: it’s movable, the user can move it to his heart’s content if he wants to stay in the shade or to relax in the Sun, to stand next to someone or stopping at an angle away from the crowd. After all in Paris, sitting has always been a revolutionary act, from the Place du Beaubourg to the courtyard of the Palais Royal, public space is truly such just when is a stopping space, even before of being a junction.

 

Andrea E. Valeriani, architetto, dottorando in “Architettura. Teorie e Progetto” presso l’Università Sapienza, si occupa di progettazione architettonica e urbana, con particolare interesse per la città a-gerarchica brasiliana. Si è laureato con lode con un progetto sul Parco degli Acquedotti di Roma presso l’Università Roma TRE e ha conseguito un master INARCH di II livello in Architettura Sostenibile.  Ha lavorato in diversi studi d’architettura tra Parigi e Roma.

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Africa’s ‘New Town’ Urban Solutions

Why focusing on ‘New Towns’ will not address the African Urban crises

Seth Asare Okyere

Even though the African continent as a whole is still considered to be largely rural, it is experiencing a rapid urbanization phenomenon. This, coupled with limited planning capacity has culminated in a certain urban crisis of congestion, informal housing, and pollution. Attempts to address the problem has led to ‘new town’ solutions and other mega projects based on the premise of sustainability and green technologies. This note asserts that such solutions lack context and orientation to the needs of the majority poor urban population. Thus, a collaborative people-centered approach that integrates the peculiarities of African urbanization is recommended. Again, the focus should be on confronting existing problems in the city before ‘New Town’ solutions are sought.

 

SETH ASARE OKYERE is a development planner and holds an MSc in Urban Planning and Policy Design from the Politecnico di Milano. He is currently a doctoral researcher working on residents’ positive socio-spatial practices and living experiences in urban informal settlements in La, Ghana. His interests are in development planning, informal urbanism, pro-poor urban development policy and management.

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ARCHITETTURA E NEUROESTETICA

Frank Gehry ed il grado zero dell’esperienza 

Flavio Graviglia

 

Il prossimo anno il Guggenheim di Bilbao compie vent’anni, ci siamo chiesti se sarà l’edificio che avrà il compito di rappresentare ai posteri la nostra epoca. Grazie all’ausilio delle recenti ricerche nel campo della Neuroestetica, abbiamo esaminato come la percezione dello spazio possa divenire un canale preferenziale per indagare l’architettura contemporanea. Un approccio che permette di riportare la sensibilità al centro dell’esperienza architettonica ed analizzare l’edificio sotto una nuova prospettiva.

Next year, the Guggenheim Bilbao will be celebrating its 20th anniversary, and we reflected on whether this building will be the one to represent our era to future generations. With the help of recent research in the field of Neuroaesthetics, we looked at how the perception of space can become a preferential channel to explore contemporary architecture: an approach allowing once more for the senses to be used at the heart of the architectural experience, and to examine the building with a new perspective.

 

Flavio Graviglia, architetto e dottorando in “Paesaggi della Città Contemporanea” è laureato in Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre con una tesi sull’influenza e le relazioni tra fotografia e architettura, ha approfondito gli studi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia sostenendo esami di Estetica e Storia della Fotografia. Parallelamente agli studi universitari ha lavorato come fotografo, pubblicando ed esponendo in contesti nazionali e internazionali. Ha vissuto a Parigi studiando all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville. Attualmente svolge attività di ricerca e assistenza docenti presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre e l’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais.

Flavio Graviglia, Architect and PhD candidate in “Contemporary City Landscapes”, obtained his Bachelor of Science degree in Architecture from Roma Tre University with his Master’s thesis on the influence and connections between photography and architecture. He continued his studies at the Faculty of Philosophy and Letters, where he took exams in Aesthetics and the History of Photography. At the same time, he worked as a photographer, and had his work published and exhibited in various national and international settings. He has lived in Paris where he studied at the École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville and is, currently, conducting research at the Faculty of Architecture of Roma Tre University and at the École Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais.

Architettura rurale

Architettura rurale negli sfondi di due maestri del Rinascimento veneto 

Mariangela Albanese

L’intervento proposto è un approfondimento di uno dei temi presenti nella tesi di dottorato di Mariangela Albanese: “Edilizia abitativa storica urbana e rurale in Friuli”, che presenta novità riguardo al metodo ed al materiale documentario acquisito. L’intento è stato quello di studiare e fotografare un patrimonio architettonico che sta rapidamente scomparendo, al fine di salvaguardare una preziosa documentazione materiale e di elaborare uno strumento per la sua conoscenza.
In questa sede l’obiettivo è quello di dare uno stimolo allo studio delle radici dell’architettura minore, come contributo per una più ampia storia della casa. È infatti possibile rintracciare nelle opere pittoriche di molti maestri del Rinascimento veneto le fonti per lo studio dell’edilizia rurale, per la quale non esiste sufficiente materiale documentario. Si potrà così constatare come i fabbricati rurali ritratti in molte tele rinascimentali siano del tutto simili, per materiali e tecniche costruttive utilizzate, agli ultimi esemplari documentati ai primi del ‘900.

This article is a study in depth of one of the topics covered in the Mariangela Albanese’s thesis: “Urban and rural historic houses in Friuli”. It represents an innovation about the method and the documentary material acquired. The intent was to study and photograph an architectural heritage, that is rapidly ending, in order to safeguard a precious material and documentation to draw up an instrument for its knowledge.
Here the aim is to give an input for the study of the roots of a minor architecture, as a contribution for a wide house history. It is possible, in fact, to track the roots for the study of rural buildings in the major Venetian Renaissance masters’ works, as there aren’t enough documentary material for these studies. In this way we will see that the rural building designed in many renaissance paintings are similar to last examples photographed in the early ‘900, for materials and constructive techniques used.

Mariangela Albanese, laureata in Architettura a Trieste, ha conseguito il Master Europeo di II livello in Storia dell’Architettura e successivamente il dottorato di ricerca in Storia e conservazione dell’oggetto d’arte e d’architettura presso l’Università Roma Tre con una tesi dal titolo: “Edilizia abitativa storica urbana e rurale in Friuli”. Attualmente è docente a contratto di Architetture del contemporaneo: 1960-2010 presso la facoltà di Architettura di Roma Tre.

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ADIEU AU LANGAGE #03

ADIEU AU LANGAGE #03: Contraddizione e Decostruzione

Flavio Graviglia

Se la Decostruzione fu il tentativo di superare le logiche dello spazio rinascimentale, riequilibrando il dominio della visione a favore di una percezione basata sulla totalità dei sensi, la fortuna degli edifici prodotti fu paradossalmente dovuta alla smisurata diffusione delle loro riproduzioni fotografiche; ambiguità che generò da un lato architetture sensoriali, profondamente ancorate alla fisicità della costruzione, dall’altro edifici-immagine, eredi della tradizione visiva rinascimentale, perfettamente spendibili come icone pubblicitarie.

Although Deconstruction can be regarded as an attempt of overcoming the rationale of Renaissance space (to counter the hegemony of vision with a perception based on the complex of all senses), its built production paradoxically owes the achieved fortune to the unrestrained diffusion of photographic reproductions. This ambiguity engendered on the one hand sensorial architectures deeply bound to the physicality of construction, on the other hand it produced icon-buildings in continuity with the visual tradition of Reinassance, perfectly suitable for commercial exploitation.

 

Flavio Graviglia, architetto e dottorando in “Paesaggi della Città Contemporanea” è laureato in Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre con una tesi sull’influenza e le relazioni tra fotografia e architettura, ha approfondito gli studi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia sostenendo esami di Estetica e Storia della Fotografia. Parallelamente agli studi universitari ha lavorato come fotografo, pubblicando ed esponendo in contesti nazionali e internazionali. Ha vissuto a Parigi studiando all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville. Attualmente svolge attività di ricerca e assistenza docenti presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre e l’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais.

Flavio Graviglia, Architect and PhD candidate in “Contemporary City Landscapes”, obtained his Bachelor of Science degree in Architecture from Roma Tre University with his Master’s thesis on the influence and connections between photography and architecture. He continued his studies at the Faculty of Philosophy and Letters, where he took exams in Aesthetics and the History of Photography. At the same time, he worked as a photographer, and had his work published and exhibited in various national and international settings. He has lived in Paris where he studied at the École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville and is, currently, conducting research at the Faculty of Architecture of Roma Tre University and at the École Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais.

I nuovi confini della città

Workshop limiti urbani
Facoltà di Architettura di Ferrara 25-28 novembre 2015

Maria Pone

 

Il workshop “limiti urbani”, che si è svolto a novembre nella Facoltà di Architettura di Ferrara, ha messo al centro la questione della città informale e del suo rapporto con la città pianificata tradizionale. Dalle discussioni che hanno animato le giornate di lavoro è emerso un punto di vista interessante: la città informale non sarebbe più da considerarsi come il problema, ma piuttosto come una soluzione. Non solo: si è arrivati a mettere in discussione la separazione stessa tra città formale informale, spezzando questo binomio oppositivo e riconoscendo in entrambe – seppure in forme radicalmente diverse – quei principi che hanno generato le metropoli del mondo capitalista globalizzato, seguendo le logiche del mercato. Evidentemente la pianificazione tradizionale ha difficoltà a misurarsi con queste diverse interpretazioni: ma forse proprio per questo è necessario continuare a interrogarsi sui possibili ruoli dell’architettura, laddove “le condizioni sono (di nuovo) cambiate”.

The workshop “limiti urbani”, hosted in November at the Architecture faculty of Ferrara, was focused on the question of the informal city and its relationship with the traditional planned city. The discussions that animated the workshop’s days underlined an interesting point of view: the informal city doesn’t represent anymore a problem, but rather it could be a solution. Furthermore was discussed the existence of a real separation between formal and informal city: both contain – even in radically different forms – the principles which have generated the metropolis of the globalized capitalistic world, following market laws. Evidently traditional planning has problems facing those different interpretations of the informal city: it’s really important to keep questioning on the role of architecture whereas “the conditions are changed (again)”.

 

Maria Pone, nata a Napoli il 08/10/1988. Dottoranda in architettura (dottorato “Paesaggi della città contemporanea: politiche tecniche e studi visuali” XXXI ciclo). Laureata con lode nel Dipartimento di Architettura di Roma Tre nel marzo 2015 con una tesi in progettazione architettonica dal titolo “Gridshell: sulla fattibilità di un’utopia”. Partecipo dal 2007 alle attività del gruppo di ricerca Gridshell.it sullo studio e la costruzione delle strutture Gridshell post-formate in legno prendendo parte a cantieri e workshop.

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A future for the informal city

The future of the informal city: Merging Planning, Design and Management Solutions

Seth Asare Okyere

The drama of 21st century urbanization and urban growth is being played out in cities, particularly those of the developing world. As cities in the developing world grow, so do informal settlements. The self-constructed city, or informal settlement, is not a separable element of larger city; rather it is intricately welded into it. None occurs without affecting the other. It is therefore unsurprising, in view of current unprecedented urbanization dynamics that about one billion residents reside in urban informal settlements (World Bank, 2015). The figures are staggering, scholarly descriptions alarming: “billion squatters population” (Neuwirth, 2005), “planet of slums” (Davis, 2005) and “dysfunctional urban societies” (UN Habitat, 2006) among many terrifying narratives of developing cities. Yet, there is a growing consensus that evoking grim descriptions of the phenomenon of urban informal settlements does not lead to the most effective policy and strategic solutions. If anything, these kinds of narratives generate exclusive and anti-participatory neoliberal urban policies that favor the elite minority. It also deepens entrenched socio-spatial inequalities (Lombard, 2014). In fact, informal settlements are projected to grow despite decades of improvement programs. It is in light of this and the growing consensus to practically rethink this phenomenon that an urgent question emerges: What do we do with informal settlements? How can it be guided for the benefit of the poor urban residents and the cities within which they seek a foothold?

This is the topic of David Gouvernuer’s (2015) book “Planning and Design for future informal settlements: shaping the self-constructed city”.

 

SETH ASARE OKYERE

is a development planner and holds an MSc in Urban Planning and Policy Design from the Politecnico di Milano. He is currently a doctoral researcher working on residents’ positive socio-spatial practices and living experiences in urban informal settlements in La, Ghana. His interests are in development planning, informal urbanism, pro-poor urban development policy and management.

Romiti1URBAN DISRUPTION

Quattro lezioni di Josep Acebillo

Alessandra Romiti

Dall’ 11 al 15 Gennaio 2016 si è tenuto presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, un seminario condotto da Josep Acebillo, Professore all’Accademia di Architettura di Mendrisio. Le sue lezioni hanno voluto indurre una riflessione sulla necessità di una innovativa lettura della complessità urbana, promuovendo la ricerca di pattern di riferimento più efficienti. Secondo Acebillo, un corretto approccio metodologico nell’elaborazione di un intervento, sia esso puntuale o su larga scala, dovrebbe essere fondato sulla riorganizzazione della matrice infrastrutturale del territorio, controllata tramite un sistema funzionale determinato durante il primo stadio del processo di trasformazione. Dunque, attraverso delle politiche urbane mirate alla rigenerazione, si suggerisce l’esigenza di creare un equilibrio di competenze in grado di promuovere la categoria della City Region e reinterpretare continuamente il rapporto tra collettività e spazio pubblico.

From the 11th to the 15th of January 2016, a seminar was held at the Department of Architecture of the University of Roma Tre. It was carried out by Josep Acebillo, Professor at the Academy of Architecture in Mendrisio. His lessons wanted to induce a reflection on the need for a new interpretation of urban complexity, promoting the search for a more efficient reference pattern. According to Acebillo, a correct methodological approach to develop an intervention, be it on a small or large scale, it should be based on the reorganization of territorial infrastructural matrix, controlled by a functional system determined during the first stage of the transformation process. Therefore, through urban policies which seek regeneration, it is suggested the necessity to create a new balance of skills that promote the category of City Region and continually reinterpret the relationship between society and public space.

 

ALESSANDRA ROMITI

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica nel 2015 presso l’Università di Roma Tre, con voto 110/110 cum Laude. La tesi, dal titolo “Confluenze di fattori socioculturali, economici e oroidrografici nel progressivo definirsi del margine storico della città di Tivoli” è stata elaborata sotto la supervisione del Prof. Cellini e della Prof.ssa Segarra Lagunes. Negli ultimi mesi ho collaborato ad un progetto di ricerca sull’area metropolitana di Roma, in particolare sui temi della rigenerazione urbana, portato avanti dalla Prof.ssa Palazzo.

My name is Alessandra Romiti. I received a Master Degree in Architectural Design in 2015 from University of “Roma Tre” with final mark 110/110 cum Laude. I have developed a thesis which talks about socio-cultural, economic and hydrographic aspects in the definition of the edge of the town of Tivoli, under the supervision of Prof. Francesco Cellini and Prof. Maria Margarita Segarra Lagunes. During the last months I have been collaborating on a research project about Rome’s metropolitan area, particularly on the issues of urban regeneration, carried out by Prof. Palazzo.

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The Neighborhood as a Commons

Opportunità per la governance collaborativa al livello sub-locale nel contesto policentrico e decentrato della Città di Bologna

Leonardo Tedeschi

La capacità di resilienza delle città europee ha contrapposto al ritiro sempre maggiore del welfare state una rinascita dell’attivismo civico. Questo fenomeno è soprattutto legato alla rivendicazione del diritto di accesso a beni comuni urbani oggetto di mercificazione o degrado. Far di queste manifestazioni un’occasione di rigenerazione piuttosto che un ostacolo è l’obiettivo della governance urbana collaborativa: un ecosistema basato su principi di sussidiarietà orizzontale, collaborazione e policentrismo, che vede gli amministratori locali lontani da una posizione di monopolio nel decision making a favore di una gestione condivisa e collaborativa della città attraverso i beni comuni urbani. Il modello applicato a Bologna dal 2013 attraverso il “Regolamento dei Beni Comuni Urbani”, vede l’uso di diversi strumenti per la gestione del sistema collaborativo. Fra questi la scala del quartiere risulta ancora un ambito inesplorato e ricco di un grande potenziale strategico.

The resilience capacity of European cities has allowed them to react to the retreat of the welfare state with a rebirth of civic activism. Such a phenomenon is mainly related to the claim to access urban goods, which instead are often commercialized or neglected. The goal of urban collaborative governance is to turn this demand into opportunities, rather than considering it as an obstacle to traditional development. The collaborative governance model is based on the principles of horizontal subsidiarity, collaboration and poly-centrism; it works as an ecosystem, where local administration has no monopoly of decision making processes, but a shared and collaborative management of urban policies is promoted. The model has been applied in Bologna from 2013, with the approval of the “Regulation of urban commons“. It concerns different tools for the management of the collaborative system, and among them the neighborhood scale is still an unexplored field, rich of strategic potential.

 

LEONARDO TEDESCHI

Si è laureato a Novembre 2015 presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara, con una tesi sulla rigenerazione di quartieri INA-Casa (http://issuu.com/leonardotedeschi6/docs/centrare_il_margine). Attualmente lavora a Berlino presso uno studio attivo nella ricerca urbana e nella progettazione architettonica. Negli ultimi anni trascorsi a Bologna ha preso parte al fenomeno Social Street, riguardo al quale è stato invitato a discutere in diverse conferenze a livello nazionale. Nel Marzo del 2014 avvia InStabile-Community Creative Hub (https://instabileportazza.wordpress.com), un progetto di recupero di un edificio abbandonato della periferia bolognese, seme di urbanità e potenziale fonte di lavoro, cultura e welfare per la periferia urbana.

Graduated in November 2015 at the Faculty of Architecture of the University of Ferrara with a thesis about the regeneration of INA-Casa districts (http://issuu.com/leonardotedeschi6/docs/centrare_il_margine). Currently he works in Berlin in a studio engaged in the field of urban research and architectural design. During the last years spent in Bologna he got involved in the Social Street phenomenon, on which he’s been invited to talk in several conferences across Italy. On March 2014 he started up InStabile-Community Creative Hub (https://instabileportazza.wordpress.com), a regeneration project of an abandoned building in Bologna’s hinterland, aiming at turning it into an innovative source of job, culture and welfare for the urban suburb (periferia).

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ADIEU AU LANGAGE #02

ADIEU AU LANGAGE #02: Architettura Impressionista

Flavio Graviglia

Nella pittura impressionista, i sensi passarono dall’essere uno degli elementi del linguaggio dell’opera ad essere elevati a soggetto determinante della composizione. L’articolo analizza come la fotografia abbia influenzato il mondo delle arti, esaminando le motivazioni che hanno contribuito alla diffusione di quelle architetture in cui la stimolazione sensoriale sembra divenire il fine principale della propria realizzazione.

In Impressionist painting, whereas the senses had been one of the elements of the work’s language, they became the main subject of the composition. The article analyzes the mechanism through which photography has influenced the world of the arts, examining in particular the reasons which have contributed to the spread of certain types of architecture in which sensory stimulation seems to be the main purpose of the creation.

 

FLAVIO GRAVIGLIA

Architetto e dottorando in “Paesaggi della Città Contemporanea” è laureato in Progettazione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre con una tesi sull’influenza e le relazioni tra fotografia e architettura, ha approfondito gli studi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia sostenendo esami di Estetica e Storia della Fotografia. Parallelamente agli studi universitari ha lavorato come fotografo, pubblicando ed esponendo in contesti nazionali e internazionali. Ha vissuto a Parigi studiando all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville. Attualmente svolge attività di ricerca e assistenza docenti presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre e l’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais.

Architect and PhD candidate in “Contemporary City Landscapes”, obtained his Bachelor of Science degree in Architecture from Roma Tre University with his Master’s thesis on the influence and connections between photography and architecture. He continued his studies at the Faculty of Philosophy and Letters, where he took exams in Aesthetics and the History of Photography. At the same time, he worked as a photographer, and had his work published and exhibited in various national and international settings. He has lived in Paris where he studied at the École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris-Belleville and is, currently, conducting research at the Faculty of Architecture of Roma Tre University and at the École Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais.