ISSN 1973-9702

COME PROSEGUIRE?

 

Gli Architetti di Zevi al MaXXI

di Lucia Nucci

 

No all’architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Si all’architettura della libertà, rischiosa anti-idolatrica creativa. Bruno Zevi

In occasione del centenario della nascita, il MAXXI ha dedicato una mostra ed un volume realizzati in collaborazione con la Fondazione Bruno Zevi, al grande storico, docente, critico, politico e progettista e a quell’architettura italiana moderna e contemporanea che ha sostenuto e promosso con il suo lavoro. Attraverso disegni, plastici, materiali visivi e saggi la mostra ed il volume hanno reso più chiaro il ruolo fondamentale che ha ancora Zevi nel dibattito architettonico.

No to the architecture of repression, classicist baroque dialectal. Yes to the architecture of freedom, dangerous anti-idolatrist creative. Bruno Zevi

On the occasion of his birth, MAXXI has devotedan exhibition and a book produced in collaboration with the Fondazione Bruno Zevi to the great historian, lecturer, critic, politician and designer and to the modern and contemporary Italian architecture he supported and promoted through his work. Through drawings, models, visual materials and essays the exhibition and the book intend to clarify the fundamental role that still Zevi plays in the architectural debate.

 

 

Lucia Nucci (Roma, 1971). Architetto, è professore associato in progettazione urbanistica (2014), Dipartimento di Architettura Roma Tre, dottore di ricerca in urbanistica (2002), specialista in “Tecniche urbanistiche per le aree metropolitane” (2002). Ha conseguito il Perfezionamento in “Le nuove politiche urbane” (1998). E’ titolare del “laboratorio di progettazione urbanistica” del terzo anno della laurea triennale ed del “modulo di progettazione urbanistica” nel laboratorio di progettazione architettonica 3m della laurea specialistica in progettazione architettonica. Partecipa a ricerche internazionali (coord. dal Prof. Maragall, dalla Prof. Allen, dalla Prof. Vasconcelos) e nazionali (Prin-Recycle, di Ateneo Roma Tre, del MIT). Il campo di interessi riguarda la riflessione teorica e la pratica della disciplina urbanistica con tre temi preferenziali: la riqualificazione della città contemporanea attraverso la progettazione dello spazio pubblico, con particolare attenzione al ruolo strutturante del disegno dei sistemi verdi alla scala urbana e del progetto locale; le politiche per la città contemporanea, nelle formulazioni unificate a scala europea e nella dimensione operativa partecipata a scala locale; la formazione universitaria e post universitaria dell’urbanista, nel duplice ruolo di organizzatore di processi complessi di piano e di operatore specialista del progetto di trasformazione dello spazio antropico, con particolare attenzione ai metodi di trasmissione dei paradigmi progettuali e del linguaggio tecnico disciplinare.

FORESTA E CITTÀ III

 

Foresta e città, parte III: Estetiche a confronto

di Giulia Pandolfi

 

Molto della costruzione dei paesaggi contemporanei si estrinseca nel rendere riconoscibile per segni, per archetipi, per immagini e per capacità di attrazione, un determinato luogo urbano e quest’ultimo spesso rischia di diventare troppo simile a quello precedente o successivo.Pertanto, la questione è controversa: da un lato vi è il rischio di creare uno spazio seducente ma standardizzato e definito da segni autonomi al di fuori del contesto sociale e culturale; dall’altro vi è la possibilità di valorizzare elementi costitutivi dell’identità del luogo attivando così un ampio processo di interrelazioni. Alla luce di queste considerazioni, si è scelto di prendere ad esempio due città in cui si è costruita nel tempo una Foresta Urbana, nel cui ambito è possibile descrivere le diverse categorie etiche ed estetiche in gioco: Singapore e Portland – Oregon.

Much of the contemporary landscape design consists in making a urban place recognizable by signs, archetypes, images and attractivity, which often risks to make it similar to the previous or the next one. The question is controversial: on one hand, there is the danger of designing a seductive but standardized space defined by autonomous signs, detached from the social and cultural context; on the other, the possibility of enhancing the constituent elements of that place identity, which can activate multiple interactions. Following these considerations, we choose to examine two cities in which an Urban Forest has been built over time, within which it is possible to define different ethical and aesthetic categories: Singapore and Portland – Oregon.

 

 

Giulia Pandolfi, laureata in Architettura – Progettazione Urbana all’Università Roma Tre, ha conseguito nell’aprile 2018 il dottorato di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”presso la stessa università. Si occupa di urbanistica e paesaggio e nell’ambito della formazione dottorale ha approfondito la Foresta Urbana e i problemi e le opportunità della gestione dell’acqua piovana, vista come sfida ma anche risorsa per la progettazione dell’habitat urbano.

LEZIONI DI UNA SCUOLA DISTRUTTA

Città e società nel post-sisma: Talca e le Escuelas Concentradas

di Giulia De Cunto

 

A seguito del terremoto che nel 2010 ha sconvolto una larga porzione di territorio nel centro-sud del Cile, la città di Talca sta attraversando una stagione di trasformazioni che tendono a svuotare il centro storico dei significati socio culturali che aveva prima del sisma. Mentre la costruzione di quartieri monofunzionali e periferici sembra attirare l’interesse degli investitori immobiliari, il centro rimane fatiscente e in parte ancora distrutto. Cosa accade alla vita pubblica quando si passa da un modello insediativo che favorisce la vita collettiva ad uno che tende a spingere gli individui all’isolamento? La battaglia in difesa delle Escuelas Concentradas è stata a Talca l’occasione per mobiliate la cittadinanza attorno ad un simbolo della propria memoria storica e allo stesso tempo in supporto di un modello virtuoso di vita insieme.

Since the earthquake in 2010 devastated a large portion of territory in central-southern Chile, the city of Talca is going through a season of transformations that tend to empty the historical center of the socio-cultural meanings it had before the earthquake. While the construction of monofunctional and peripheral neighborhoods seems to attract the interest of real estate investors, the historical city center remains dilapidated and partly still destroyed. What happens to public life when we move from a settlement model that helps collective life to one that tends to push individuals to isolation? The battle in defense of the Escuelas Concentradas was in Talca the opportunity to mobilize citizenship around a symbol of its own historical memory and, at the same time, in support of a virtuous model of life together.

 

Giulia De Cunto, nata a Benevento il 14/9/1991, ho studiato Scienze dell’Architettura e poi Architettura-Progettazione Urbana presso l’Università degli Studi Roma Tre, laureandomi con lode nel marzo 2018. Ho avuto modo di studiare all’estero grazie al Programma Erasmus e ad un borsa di ricerca tesi in Cile. Durante quest’ultima esperienza mi sono interessata del processo di ricostruzione post-terremoto e tzunami nella regione del Maule e l’oggetto dell’articolo che segue fa riferimento a questo viaggio. Attualmente sono studentessa del Master U-Rise, Rigenerazione Urbana e Innovazione Sociale, presso l’Università Iuav di Venezia.

BOTTOM-UP

Verso una nuova spontaneità urbana a partire dal modello di Oostewold

di Flavio Martella

 

La reintroduzione della spontaneità nei processi architettonici contemporanei può rappresentare una nuova forma di interazione di creazione di esso e portare ad un riequilibrio delle gerarchie interne. La città di Almere risulta essere pioniera in quest’ambito, specialmente nel quartiere sperimentale di Oostewold dove si cerca di promuovere un nuovo sistema di costruire la città basato interamente su processi bottom-up. Questa iniziativa inverte radicalmente i processi di sviluppo urbano ormai consolidato, iniziando la creazione di relazioni basate su una comprensione contemporanea della città. Una comprensione che include il cittadino nella costruzione della città, integrando il modello di processo partecipativo con quello della costruzione stessa della città, cercando di arrivare alla creazione di un intorno più vitale, inclusivo ed in cui gli abitanti non solo si sentano di appartenere, ma che ne conferiscono la reale identità. Una nuova maniera di costruire la città.

The reintroduction of spontaneity in contemporary architectural processes can represent a new form of interaction to create a new urban environment and lead to a rebalancing of internal hierarchies. The city of Almere is a pioneer in this field, especially in the experimental district of Oostewold where it seeks to promote a new system of building the city based entirely on bottom-up processes. This initiative radically reverses the consolidated urban development processes, starting the creation of relationships based on a contemporary understanding of the city. An understanding that includes the citizen in the construction of the city, integrating the participatory process model with that of the construction of the city itself, trying to arrive at the creation of a more vital, inclusive neighborhood in which the inhabitants not only feel belonging, but which give it its real identity. A new way to build the city.

 

Flavio Martella, dottorando presso il dipartimento di Architettura e Urbanistica dell’Universidad Politecnica de Madrid, è laureato in ingegneria Edile-Architettura presso Roma Tor Vergata. È stato ricercatore alla West Virginia University per lo sviluppo di un prototipo abitativo sostenibile poi costruito a Los Angeles ed ora esposto al Tellus Museum di Cartersville. Ha collaborato con studi olandesi, spagnoli ed italiani a progetti di ricerca architettonica esposti alle Biennali di Rotterdam, Seoul, Madrid e Orleans, oltre che partecipare a progetti di rilevanza internazionale.

LA TERMA ROMANA: UNA ARQUITECTURA PARA EL PLACER Y EL OCIO

Las termas romanas: una tipologia arquitectonica configurada desde una perspectiva social, cultural y ludica para el placer y el ocio

di José Antonio Torres de la Fuente

 

La forma seguida para la exposición de lo que significó la terma romana, ha sido su encaje en la descripción y planeamiento urbanístico de una ciudad romana antigua. A partir de un conocimiento general de los elementos esenciales de las mismas y lo que representaron no solo desde un punto de vista histórico y arquitectónico, sino también la consideración que la cultura termal ha tenido en el trascurso de los tiempos, hasta su inserción actual del mundo del turismo. La labor de los arquitectos en las construcciones termales fue fundamental. Debieron  planificar los lugares destinados a los aspectos lúdicos, la distribución de los locales destinados a la administración de las aguas, teniendo presente las condiciones requeridas para  los baños, el calentamiento de las salas y las aguas, la ventilación, el alumbrado, conducción o ventilación así como de los materiales usados para su construcción y la forma de conducción de las aguas, es decir, su sistema de climatización del agua y del aire que eran los elementos más importantes para su funcionamiento.

The way followed for the exhibition of what the Roman thermal baths meant, has been fitted in the description and urban planning of an ancient Roman city. From a general knowledge of their essential elements and what they represented not only from a historical and architectural point of view, but also the consideration that the thermal culture has had along the history, until its current insertion into tourism’s world. Architects work in the thermal constructions was fundamental. They had to plan places destined to the ludic aspects, the distribution of the premises destined to the administration of waters, bearing in mind the conditions required for the baths, the heating of the rooms and water, ventilation, lighting, conduction or ventilation as well as the materials used for its construction and the way of water conduction, that is, its water and air conditioning system that were the most important elements for its functioning.

 

José Antonio Torres de la Fuente, dottorando in cotutela tra l’Università Roma Tre, Dipartimento di Architettura, e l’Università di Malaga, Facoltà di Turismo. Sta redigendo una tesi dal titolo: “Salus per aquam. El balneario histórico y su proyección en el fenómeno social del turismo: casos comparados entre Italia y España”,  correlatore italiano Professor Antonio Pugliano e correlatore di Málaga Professor Francisco José Rodríguez. Avvocato del Ministerio de Obras Públicas, professore della Scuola Ufficiale di Turismo della Costa del Sol. Esercita come avvocato dal 1982 ad oggi.

QU3#21 – Call for papers

UrbanisticaTre launches a call for papers for a new QU3 edited by Adriana Goñi Mazzitelli & Mauro Gil-Fournier:

Extitutional Urbanism in Latin America

 
“Good politics are ones that multiply possibilities “
(Viveiros de Castro)

 
“This issue of QU3 aims to explore new research, projects, and collective actions in Latin America that are both observing and remaking the city from the vantage point of the various contemporary networks currently at play there and the processes and battles that have composed them. Those who would invoke and observationally assess these new phenomena, as well as those who perform the new practices of what we will here qualify as a ‘complex and open urbanism’; are able to do so as the result of a permanent interaction of a multiplicity of agents and agencies, as well as innovative processes in the redistribution of urban decision-making. In this time of great political upheaval and institutional crisis on the continent of Latin America, our objective here will be to highlight, valorize, and to safeguard the assorted knowledges and practices, collectivities, and urban projects that we contend can trace out for all of us some new and exciting paths for remaking our cities.

We wonder if URBANISM and PLANNING can themselves become far less institutionalized: or if self-organizing or autonomous movements can find ways to bridge together what so far have all too often remained disconnected and isolated experiences. We can imagine a new urbanism whose centres of creative control emerge not from on high but from open and continuous collaboration. This urbanism would reinforce the often innovative struggles of its citizenry, while remaining deeply attuned to eco-social and feminist sensibilities. It would respond to human (as well as ‘non-human’) rights issues; and it would draw upon a kaleidoscope of different cultural influences amongst its other constitutive formations. An urbanism then which would have been brought into being, or even having been won, by the various agendas of the many social movements and activists might also provoke theoretical reflection on what might be termed ‘an extitutional urbanism'”.

Please read the full call at this link and send an extended abstract by  March 30th.

Lea la call en español en este enlace y mande un abstract dentro la fecha del 30 Marzo.

ROMA. UNA VISIONE TERRITORIALE

Piacentini e la visione geografico territoriale del piano regolatore di Roma

di Marco Pietrolucci

 

È conosciuta e ampiamente dibattuta la storia dei piani regolatori di Roma nelle loro impostazioni generali, nelle direzioni di fondo e nelle (spesso conflittuali) scelte strategiche, molto meno conosciuta, la storia puntuale delle trasformazioni per parti, tassello dopo tassello, dell’intera città. Esiste quindi una critica politica alle diverse impostazioni dei piani regolatori di Roma mentre c’è una generale minore attenzione critica verso le trasformazioni puntuali della città che nel loro insieme costituiscono lo spazio urbano che viviamo quotidianamente. La ricerca che proponiamo si riferisce in particolare al piano regolatore generale di Roma del 1931 e alla città che, a partire da quella impostazione, è stata realizzata tra gli anni trenta e gli anni sessanta del secolo scorso. Si tratta di una porzione amplissima dei tessuti della cosiddetta città consolidata, gli ultimi ad avere avuto una struttura ed un disegno riconoscibile, di maggiore o minore intensità ma comunque identitario, tanto per le singole parti che per l’insieme della città. L’analisi intende promuovere una letttura transcalaredel piano del 1931facendo emergere i rapporti spaziali e di senso urbano tra l’impostazione geografico territoriale complessiva del piano e le scelte urbane e spaziali di dettaglio. La crisi del modello urbanistico avanguardista ci spinge a ripensare il piano regolatore generale come strumento di disegno urbano più che come dispositivo urbanistico a largo spettro: la città come concatenazione logica di progetti e non come campo di azioni meramente programmatorie.

The history of the Urban development plans of Rome is known and widely discussed in their general settings, in the basic directions and in the (often conflicting) strategic choices, much less known, the precise history of the transformations by parts, piece by piece, of the whole city. There is therefore a political critique of the different settings of the Urban development plans of Rome while there is a general less critical attention towards the timely transformations of the city that together constitute the urban space that we live on a daily basis. The research we propose refers in particular to the general plan of Rome in 1931 and to the city that, starting from that setting, was built between the thirties and the sixties of the last century. It is a very large portion of the fabrics of the so-called consolidated city, the last to have had a structure and a recognizable design, of greater or lesser intensity but in any case identity, both for the single parts and for the whole city. The analysis intends to promote a transcalar reading of the 1931 plan by making spatial and urban sense relationships emerge between the overall territorial geographic setting of the plan and the detailed urban and spatial choices. The crisis of the avant-garde urban model drives us to rethink the general regulatory plan as an instrument of urban design rather than as a broad-based urban device: the city as a logical chain of projects and not as a field of merely planning actions. If there is a field in which architecture can and must make its voice heard today, it is precisely that of the city, a field in which a fratricidal war, among architects, has been consummated in the recent past, with extremely negative results for the city and for architecture.

 

Marco Pietrolucci, Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica e Progettazione Urbana svolge la sua attività professionale a Roma. Ha ottenuto nel 2004 il  Master Internazionale  in Progettazione Urbana presso l’Università Roma Tre. Ha svolto attività didattiche presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, la Facoltà di Architettura di Pescara Gabriele d’Annunzio” e nei programmi italiani delle Università Canadesi e Americane “Waterloo University” e “Northestern University”. Responsabile del Protocollo d’intesa tra l’Assessorato alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale e l’Associazione Confedilizia – Verso l’individuazione di un ambito di Programmazione Strategica del GRA- svolge attività di coordinamento di gruppi di ricerca sui temi della trasformazione e valorizzazione del patrimonio esistente. Ha partecipato a numerosi Concorsi Internazionali di Progettazione ed ha ricevuto numerosi premi, segnalazioni e menzioni.Responsabile della Commissione Urbanistica della Confedilizia di Roma e Lazio. È titolare dello Studio Pietrolucci Studio Associato.

A DIMENSION OF LANDSCAPE

Urban planning by Le Corbusier: infrastructure, contemplation, and poetics

di Mickeal Milocco Borlini

 

On the topic of Landscape, in any form, certain projects by Le Corbusier (LC) may be said to have unquestionably maintained a sense of both development and continuity with the modern era. Projects such as the Rio de Janeiro and Algiers ones prove that certain concepts LC engaged with remain valid to this day and that current approaches to urban planning still rely on his same composition dynamics.An intimate poetic of landscape contemplation arises from his work, as well as a specific positioning of his constructions (and infrastructures) towards the best possible spot for observing the natural and urban context, so that it may pervade his residential buildings and thus be admired. Several of LC’s ideas continue to live on in the present, namely his principles for the creation of urban condensers, various examples of layered functions, and the idea of a diverse typology of roads as a means of improving both a neighborhood’souter perception, as well as its living conditions, without forcing discontinuities.

Mickeal Milocco Borlini was born in Palmanova in 1985. He graduated at Politecnico di Milano and obtained a Ph.D. in Architecture at Sapienza University in 2018. He currently works as Researcher and Edu. Ambassador for IUVAS in Florence. He worked in Canada (Montréal) at Relief DesignLandscape studio. His research interests are: Urban regeneration, Social and public space, Architectural and urban spatial Theory, Underground infrastructures and architectures, Soil Sub-Soil and Urban Hybridization.

MODI E FORME DI UNA PRASSI DIFFUSA

 

Recensione di Territori dell’abusivismo: Un progetto per uscire dall’Italia dei condoni a cura di Francesco Curci, Enrico Formato, Federico Zanfi

di Martina Pietropaoli

Stampato nel novembre 2017, è il prodotto di sforzi di ricerca eterogenei di autori con diversi profili e provenienze. La grandezza del volume non va a scapito dell’agilità dei contenuti, organizzati in modo da essere consultabili per parti dagli addetti cui è rivolto: amministratori pubblici, legislatori, ricercatori. È contro le eccessive risonanze prodotte dal fenomeno dell’abusivismo che il libro fa il punto: nonostante la sovrabbondante ramificazione di derivazioni del tema, il riverbero sociale e politico dell’abusivismo non dovrebbe compromettere l’assertività del discorso urbanistico rispetto alle questioni sociali, alla criminalità organizzata e nei confronti di questioni prettamente edilizie. Le intersezioni con altri sguardi vengono continuamente rimesse in asse con la ricerca di una progettualità condivisa. Il mirino attraverso cui il lettore guarda è obiettivo della macchina fotografica ma anche congegno di arma da fuoco: la sparatoria con il condono è una resa dei conti?

Published in November 2017, the book is the result of the choral effort of authors with different backgrounds. The bigness of the printed volume does not penalize the agility of the contents, organised in order to be read in sectors by the experts to whom it is addressed: public administrators, lawmakers, researchers. The book focuses on the excessive resonances produced by the phenomenon of the illegal construction: despite the overabundant branching of derivations of the theme, the social and political reverberation of building out of planning should not compromise the the assertiveness of urban planning toward social issues, toward organized crime ant toward purely constructive issues. The intersecions with other sights are constantly aligned with the research of shared projects. The viewfinder through which the reader looks is a sorto of camera lens but also a firearm device: the shooting with the building amnesty is a showdown?

 

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea: politiche, tecniche e studi visuali” (Dipartimento di architettura, Roma Tre). Con la tesi specialistica in Progettazione urbana “La vigna come progetto” e la tesi triennale in Scienze dell’architettura “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Attraverso una conoscenza storica profonda e interdisciplinare, indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione.

MANIFESTA 12 È PALERMO?

La città nel paese delle meraviglie

di Martina Pietropaoli

 

Dopo aver visitato Palermo e Manifesta 12 durane la penultima settimana dell’esposizione, rifletto sulla relazione tra queste due entità, testimoniando cosa rimane della spinta trasformativa che ha visto ricercatori, artisti e ospiti europei coinvolti in questo ‘moto a luogo.’ Il “nomadismo” della mostra viene tradito da discorsi su “la Città prima” e “la Città dopo”,radicati in una retorica patriarcale che non sceglie tra vocazione etica e vocazione politica e, tentando di rifondare lo statuto ontologico della convivenza, non coglie la lezione di Palermo. La città è proiettata in un paese delle meraviglie, sublimando alcuni aspetti drammatici in intarsi concettuali inefficaci. Quali elementi geografici e iconografici possono aiutare l’esercizio d’immaginazione alla ricerca delle capacità rigeneratrici di questa mostra discussa e celebrata? Un’occasione per centrare la questione della politicità della dimensione locale, passando dalla nozione di contesto a quella di ‘contestuale’.

After having visited Palermo and Manifesta 12 during the penultimate week of the exhibition, I reflect about the relationship between these two entities, recording what remains of the transformative that involved researchers, artists and guests in this ‘movement towards the place’. The “nomadism” of the show has been betrayed by the speeches about “the City before” and “the City after”, rooted in a patriarchal rhetoric that doesn’t chose between ethical and political vocation and, trying to re-establish the ontological status, doesn’t catch the lesson of Palermo. The city is projected in a Wonderland, with a sublimation of some dramathic aspects in ineffective conceptual inlays. Which geographical and iconological elements may help the imaginative exercice searching for regenerative capacities of this discussed and celebrated festival? It’s an opportunity to focus on the matter of the politicity of the locl dimension, passing from the concept of contest to the concept of ‘contextual’.

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea” (Dipartimento di architettura, Roma Tre). Con la tesi specialistica in “La vigna come progetto” e la tesi triennale “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Attraverso una conoscenza storica profonda e interdisciplinare, indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione.

ROMA. 3 QUESTIONI

 

Tre questioni su cui riflettere per riaprire il dibattito e l’agenda di Roma

di Marco Pietrolucci

 

La grande sfida dello sviluppo della metropoli di Roma è innanzitutto legata all’organizzazione del suo corpo, ancora oggi programmato come un’unica, sfilacciata, struttura insediativa, dentro alla quale, mancando una regia e un modello di crescita delle sue parti componenti, ogni iniziativa tende ad aumentare il senso di dispersione, di disordine e di dissipazione generale delle risorse, anziché contribuire a costruire l’orditura della struttura metropolitana della città. Ciò che manca è il progetto della struttura e della forma della città, che, nel corso del novecento è diventata, in buona parte fuori dalla programmazione dei Piani Regolatori, una metropoli globale di medie dimensioni. La domanda è quindi semplice: è possibile individuare un modello di rigenerazione del corpo della città di Roma che ci consenta di riorganizzare le sue strutture secondo una visione metropolitana multipolare? È possibile, in altre parole, dare una struttura e una forma alla metropoli romana?

The great challenge of the development of the metropolis of Rome is primarily linked to the organization of its body. It is still today planned as a single, frayed, settlement structure, in which, because of the absence of a growth model of its component parts, each initiative tends to increase the sense of dispersion, disorder and general dissipation of resources, rather than helping to build the structure of the city’s metropolitan structure. What is lacking is a project of the structure and form of the city. The City in the course of the twentieth century has become, mostly outside the boundaries of the Town Planning Plans, a medium-sized global metropolis. The question is therefore simple: is it possible to identify a model of regeneration of the body of the city of Rome that allows us to reorganize its structures according to a multipolar metropolitan vision? Is it possible, in other words, to give a structure and a shape to the Roman metropolis?

Marco Pietrolucci, Architetto e Dottore di ricerca in Composizione Architettonica e Progettazione Urbana svolge la sua attività professionale a Roma. Ha ottenuto nel 2004 il  Master Internazionale  in Progettazione Urbana presso l’Università Roma Tre. Ha svolto attività didattiche presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, la Facoltà di Architettura di Pescara Gabriele d’Annunzio” e nei programmi italiani delle Università Canadesi e Americane “Waterloo University” e “Northestern University”. Responsabile del Protocollo d’intesa tra l’Assessorato alla Trasformazione Urbana di Roma Capitale e l’Associazione Confedilizia – Verso l’individuazione di un ambito di Programmazione Strategica del GRA- svolge attività di coordinamento di gruppi di ricerca sui temi della trasformazione e valorizzazione del patrimonio esistente. Ha partecipato a numerosi Concorsi Internazionali di Progettazione ed ha ricevuto numerosi premi, segnalazioni e menzioni.Responsabile della Commissione Urbanistica della Confedilizia di Roma e Lazio. È titolare dello Studio Pietrolucci Studio Associato.

LA TRANSPOSICIÓN DE LA LEGISLACIÓN EUROPEA DEL SUELO AL DERECHO ITALIANO

 

La necesidad de una regulacion juridica europea unixona del suelo y el agua como recursos naturales y transmisores culturales

di José Antonio Torres de la Fuente

 

La visión de un ciudadano europeo español sobre la evolución del derecho urbanístico italiano y la transposición del derecho comunitario, atendiendo a dos elementos vitales a preservar, el suelo y el agua, valorando la necesidad de aplicación en toda la Unión Europea de un derecho único, no solo por su valor de seguridad jurídica normativa sino también como un medio transmisor de culturas.

The vision of a Spanish European citizen on the evolution of Italian urban planning law and the transposition of European law, with a focus on the preservation of two vital elements, land and water. The author underscores the need to apply a common law throughout the European Union, not only for the value of its legal certainty but also as a means of transmitting culture.

José Antonio Torres de la Fuente, dottorando in cotutela tra l’Università Roma Tre, Dipartimento di Architettura, e l’Università di Malaga, Facoltà di Turismo. Sta redigendo una tesi dal titolo: “Salus per aquam. El balneario histórico y su proyección en el fenómeno social del turismo: casos comparados entre Italia y España”,  correlatore italiano Professor Antonio Pugliano e correlatore di Malaga Professor Francisco José Rodriguez. Avvocato del Ministerio de Obras Públicas, professore della Scuola Ufficiale di Turismo della Costa del Sol. Esercita come avvocato dal 1982 ad oggi.


EFFETTO CITTÀ

Trasformazioni (peri)urbane nell’area metropolitana di Roma. Riflessioni attorno ai confini urbani

di Lorenzo De Vidovich

 

Il contributo riassume i contenuti del seminario “Effetto città. Riflessioni dall’area metropolitana di Roma”, organizzato da Lorenzo De Vidovich con Nicola Vazzoler, che ha presentato e discusso il “Monitoraggio delle forme periferiche dell’area metropolitana di Roma”, ricerca del DGAAP del MiBAC, sviluppata dal gruppo di ricerca GU|Generazione Urbana e finalizzata alla raccolta sistematica di informazioni sulle periferie, con l’obiettivo di fornire materiali di ricerca per possibili progettazioni e percorsi di rigenerazione. L’articolo riassume i principali contenuti della ricerca, corredati da una nota a margine di Lorenzo De Vidovich su due specifici comuni del periurbano romano. In seguito, impreziosito dagli interventi dei quattro ospiti, il contributo individua tre temi centrali per la governabilità delle aree metropolitane, discussi a partire da uno sguardo sull’area romana: governabilità, intensitàe infrastrutture.

This brief article resumes the main contents of the seminar “Effetto città. Riflessioni dall’area metropolitana di Roma”, organized by Lorenzo De Vidovich and Nicola Vazzoler, who presented and discussed the ministerial research “Monitoraggio delle forme periferiche dell’area metropolitana di Roma”, carried out by GU|Generazione Urbana, and aimed at collecting useful information regarding peripheries for further explorations, projects or regeneration programmes. The report is therefore a potential resource for local administrations in coping with territorial fragilities and social exclusion. The article summarizes the contents of this research, supplemented by a brief focus on two specific peri-urban municipalities, presented by Lorenzo De Vidovich. Subsequently, the contribution identifies three main issues for the governance of metropolitan areas, moving from the discussion on the Rome area enriched by four guest speakers: governability, intensityand infrastructure.

 

Lorenzo De Vidovich, sociologo, è dottorando presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e membro del laboratorio di sociologia dell’azione pubblica “Sui Generis”. Si occupa di governance del welfare locale, rigenerazione urbana e diseguaglianze sociali.

Smart and Sustainble Planning for Cities and Regions

 

di Anna Laura Palazzo

 

Anna Laura Palazzo, Professore associato di Urbanistica, Università degli Studi Roma Tre. Dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e urbanistica, Specialista in Studio e Restauro dei Monumenti presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha svolto numerose ricerche per conto di enti pubblici e privati su recupero e rigenerazione urbana, pianificazione di area vasta, sviluppo locale, politiche del patrimonio e del paesaggio, ed è attualmente impegnata in progetti di ricerca nazionali e internazionali (COST, Seventh Framework Programme Marie Curie, Erasmus + Capacity Buil- ding). Autrice o curatrice di diversi volumi e di numerosi articoli e saggi peer-reviewed sia in Italia che all’estero.

SUI PAESAGGI URBANI

 

Forma, funzionalità e socialità come qualità progettuali degli spazi pubblici contemporanei

di Sara Caramaschi

 

Ormai da tempo, la comunità scientifica abbraccia la tesi sostenuta dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000) secondo cui ogni comunità deve potersi riconoscere nel proprio paesaggio, partecipando alla sua trasformazione e cura. Questa affermazione ci invita a considerare le intersezioni materiali e immateriali che si costituiscono tra progetto e contesto, tra spazio e percezioni, tra luoghi e comunità, imponendo una riflessione sul tema dello spazio pubblico, in particolare del suo progetto, che deve sempre più declinarsi a una molteplicità di forme, funzioni e attese sociali. Il testo che segue, attraverso la lettura critica dei lavori di diversi autori, si interroga su come affrontare e interpretare questi temi, in particolare tratteggia una riflessione aperta e implementabile sui fattori, caratteri o specificità dei luoghi capaci di incidere sulla qualità urbana e paesaggistica dei territori urbanizzati.

The scientific community embraces the main argument of the European Landscape Convention (2000), according to which every community must be able to recognize in its landscape, participating in the transformation and the care of places. This statement invites us to consider the intersections on tangible and intangible assets between project and context, space and perceptions, and between places and communities, imposing a reflection on public space, particularly on its project, that must increasingly be inflected by a multiplicity of forms, functions and social expectations. The text that follows, thanks to the work of several authors, outlines an open reflection on the factors, characters or specificity of those places able to affecting urban and landscape quality in the urbanized world.

Sara Caramaschi (Mantova, 1988) architetto e dottore di ricerca in Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali (con la tesi ‘BEYOND STREET FOOD. Regole e sotto-regole del commercio mobile. Lezioni americane di rivitalizzazione: il caso di San Francisco’). Ha svolto periodi di studio e di ricerca presso NTNU – Norwegian University of Science and Technology (2012), Columbia University (2014) e Berkeley University (2016). Ha svolto attività di ricerca al Landscape Design Lab (2017-2018) presso l’Università degli Studi di Firenze, ha collaborato alla didattica a Roma Tre (2014-2017) e attualmente collabora alle attività didattiche del DIDA ed è tutor in ‘Urban Theory’ presso la Middlebury School in Italy.

LA MENTE RICERCA E RACCONTA

 

“Roma altrimenti”: la scuola e l’istituzione della parola che rinascono attraverso la ricerca

di Martina Pietropaoli

 

In forma di breviario si offre una riflessione all’indomani della presentazione delle prime Note di U3 – Urbanistica Tre su I racconti di Roma Capitale. Gli scritti raccolti nel volume sono premesse ed esito dell’esperienza di Alternanza Scuola-Lavoro che ha coinvolto studenti del Liceo Virgilio e ricercatori universitari (restauratori, urbanisti, paesaggisti) nella rilettura critica degli strati  fisici e immateriali delle diverse vocazioni di Roma. Vengono qui discussi evidenziando le doti dell’esperienza della mente che ricerca per rifondare il futuro del vivere civile attraverso la parola.

Martina Pietropaoli, attualmente Dottoranda in “Paesaggi della città contemporanea: politiche, tecniche e studi visuali” (Dipartimento di architettura, Roma Tre). Con la tesi specialistica in Progettazione urbana “La vigna come progetto” e la tesi triennale in Scienze dell’architettura “Cura/architettura” si è interrogata sul ruolo della coscienza e dell’intenzionalità nel progetto architettonico e urbano. I suoi interessi per l’oggetto della città europea muovono attorno alle implicazioni filosofiche, antropologiche e sociali delle tecniche di trasformazione urbana. Attraverso una conoscenza storica profonda e interdisciplinare, indaga modi antichi e nuovi di connettere narrazione e costruzione. Collabora con il giornale on-line di settore Urbanistica Tre.

Call for photos

Energy Planning in Mediterranean Landscapes

edited by Anna Laura Palazzo and Federica Benelli

 

The scientific journal QU3 – iQuaderni di UrbanisticaTre (issn 2531-7091) is looking for a  Photographic project to complement its issue no.19, edited by Anna Laura Palazzo and Federica Benelli, Energy Planning in Mediterranean Landscapes.

 

1. Subject of the Photographic project:

This call seeks to build a visual dialogue with the theme of QU3#19 to be issued in the first quarter of 2019. It is focused on integrated energy planning in the Mediterranean countries, intended as a set of approaches, processes and practices aimed at bringing together different objectives and disciplinary contributions.
The energy sector, notably the Renewables (RES), unquestionably important for the reduction of greenhouse gas emissions, will keep increasing its influence in the years to come.
As a matter of fact, an increase in the RES may bring to cultural and natural heritage and to the environmental balance even severe side effects. No need to remind the manifold impacts of energy plants (wind farms, solar fields, energy crop fields, etc.) and of their infrastructures (roads, distribution lines, etc.) on territory and landscape. How would you answer this call with a picture?
Which pictures best describe the challenge of coupling renewables and landscape?
The cover is expected to cast a light on the match-mismatch between energy plants and their physical reception frame that is landscape? We eagerly await your answers!
 

2. Who can participate 

Anyone can send photos or artwork in a digital format by 21st December 2018 to the editorial board e-mail address: iquadernidiu3@gmail.com

3. How to participate 

In order to participate to the Call you are required to send the photographic project and a description following these indications:

A. Photographic project

1. The pictures must be in a digital version

2. The Photographic project must include between 8 and 20 pictures 

3. The pictures must be an original work of the author 

4. The pictures’ content must not infringe any intellectual property

5. Pictures’ dimensions: short side 20 cm

6. Resolution: 300 dpi

7. File dimension: max 6 Mb (per picture)

8. Format: .jpg

9. All files must be named with the authors’ name followed by the work’s title and a possible caption 

(e. g. ‘JohnSmith.roma.pantheon.jpeg’)

B. Description (.doc; .docx format)

1. Author’s name and surname

2. Title of the Photographic Project 

3. Description of the photographic project (max 1500 characters, including spaces)

4. Author’s bio (max. 700 characters, including spaces)

The project and description must be sent to the e-mail address iquadernidiu3@gmail.com no later than 21st December 2018. The e-mail subject must be the following: CALL FOR PHOTOS_QU3-19_Surname. Title of the photographic project (e.g.: CALL FOR PHOTOS_QU3-19_Smith. Pantheon).

In case the attachments are too big to be sent via e-mail, it is possible to use WeTransfer (https://wetransfer.com ) to send both the photographic project and the description.

4. Selection criteria:

The editorial board of QU3 and the editors will select the most suitable photographic project according to the following criteria: 

A. Adherence to the topic; 

B. Composition; 

C. Description of the project. 

Authors are requested to bear the graphic setting of QU3 in mind when preparing the pictures. 

5. Publication:

The photographic project will be published in its own section of the journal. The editorial board of QU3 will choose which and how many pictures will be published in the issue. 

The editorial board of QU3 will also choose one of the pictures of the selected photographic project to be the cover picture of the issue (the picture will have to be resized and cropped in order to adapt it to the journal’s format). 

In case none of the materials received satisfied the criteria listed above, the editors and the editorial board of QU3 reserve the right of proceeding using different methods to select the photographic project.

6. Calendar 

05.11.18 call publication and start of the contest
21.12.18 contest deadline
21.01.19 publication of results on U3 website and its own social media.

7. Distribution license 

By sending the material the author hereby declares to QU3 – iQuaderni di UrbanisticaTre (issn 2531-7091): 

to be its author, with the entitlement to grant the rights included in this license;

that the material, unless otherwise specified, is the author’s original work and that the author is entitled to grant the rights included in this license; 

that the material, as far as it has been possible to ascertain, is not infringing any third-party copyright. In case the author does not have the copyright of some parties, they declare to have obtained from the legitimate holder of the copyright a non-restrictive authorization to grant QU3 – iQuaderni di U3 the rights requested by this license and that such third-party material is clearly identified and recognizable within the work. 

8. Questions? 

For further information, please send an e-mail to iquadernidiu3@gmail.com no later than 1st December 2018.

Here you can download the Call for Photos!

FORESTA E CITTÀ, PARTE 2

 

Urban forest vs foresta urbana: storia di un concetto fra America e Europa

di Giulia Pandolfi

 

L’articolo analizza in modo comparato l’evoluzione del concetto di Foresta Urbana tra Stati Uniti ed Europa. L’espressione ha una storia più lunga in Nord America, la quale deve molto alle tradizioni locali di gestione (Urban Forestry) sviluppatasi da più di un secolo. In modo diverso, il rapporto istauratosi storicamente tra città e foresta nei vari paesi europei rende interessanti le varie traduzioni del concetto, le quali seguono le sfaccettature storiche locali. Sebbene si tenga in considerazione che a seconda del contesto storico e culturale di riferimento vi siano delle differenze, l’importanza di una armonizzazione terminologica a livello internazionale è necessaria al fine di migliorare la gestione, la comparabilità, la compatibilità e la coerenza delle risorse naturali internazionali.

The analysis focuses on the comparative evolution of the terminological use between the United States and Europe of the concept of Urban Forest. The expression has a longer history in North America, which has developed for more than a century several local traditions on how to manage it (Urban Forestry). The different relationship between city and forest in the various European countries makes interesting the various translations according to the local historical facets.  Although it is important to take into account the different historical and cultural contexts, the harmonization of the terminology at an international level is a necessary step in order to improve management, comparability, compatibility and coherence of international natural resources.

Giulia Pandolfi, laureata in Architettura – Progettazione Urbana all’Università Roma Tre, ha conseguito nell’aprile 2018 il dottorato di ricerca in “Paesaggi della Città Contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali”presso la stessa università. Si occupa di urbanistica e paesaggio e nell’ambito della formazione dottorale ha approfondito i problemi e le opportunità della gestione dell’acqua piovana, vista come sfida ma anche risorsa per la progettazione dell’habitat urbano.


FORM OF PLACE, part 1

 

Form of place. Relation between Physical Form and place attachment

di Rouhollah Rahimi, Mojtaba Ansari, Mohammad Reza Bemanian, Mohammadjavad Mahdavinejad

 

The sense of place is the factor that transforms a space into a place with the sensory characteristics and special treatment for specific individuals. Place is a sensible and perceived space and associated with memory, that part of its meaning can be traced in human experience and emotions. The purpose of this paper is to evaluate the efficacy and role of architectural form and structure of environment to create positive and negative emotions in the human mind over the place. To achieve this purpose in the research process Descriptive analytical method by composition the sample examining “garden-tomb of Hafez”, is used. The result is that the physical environment and form through specific mechanisms involved in the sense of place and In the sample survey the fact that the structure of form of this place consists of components that not only create a sense of place, but effect on other factors that create the sense of place, is provided.

Rouhollah Rahimi was born in Mahallat,Iran in 1980. He is a Ph.D. candidate in Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran with a thesis named “Relation between Physical Form and Place attachment in Architecture (Case study: Communal spaces of residential complexes in Tehran)”. He currently works as Researcher and visiting professor in the University if Rome Tor Vergata. He is also a faculty member of the University of Mazandaran. His research interests are: Sense of place, Urban regeneration, Social and public space, Urban form, Islamic architecture, Parametric design, Housing.

Mojtaba Ansari was born in 1956, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Persian Landscape Architecture, Applied Geometry & Geometrical Pattern in Persian Art & Architecture, Architectural Psychology, Bionic Architecture.

Mohammad Reza Bemanian was born in 1958, Iran. He is a full professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Wisdom of art, Islamic Architecture and Urbanism, Criticism and theory of Architecture and Urbanism, Building Tech and Management, Urban Management, Highrise Buildings.

Mohammadjavad Mahdavinejad was born in 1977, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Iranian contemporary Architecture, Heritage and Sustainable Development, Smart Technologies and Intelligent architecture, Parametric design, Optimization and Computational Algorithm in architecture, Contemporary Building Construction.


FORM OF PLACE, part 2

 

Form of place. Form and emotional interaction with place

di Rouhollah Rahimi, Mojtaba Ansari, Mohammad Reza Bemanian, Mohammadjavad Mahdavinejad

 

The sense of place is the factor that transforms a space into a place with the sensory characteristics and special treatment for specific individuals. Place is a sensible and perceived space and associated with memory, that part of its meaning can be traced in human experience and emotions. The purpose of this paper is to evaluate the efficacy and role of architectural form and structure of environment to create positive and negative emotions in the human mind over the place. To achieve this purpose in the research process Descriptive analytical method by composition the sample examining “garden-tomb of Hafez”, is used. The result is that the physical environment and form through specific mechanisms involved in the sense of place and In the sample survey the fact that the structure of form of this place consists of components that not only create a sense of place, but effect on other factors that create the sense of place, is provided.

Rouhollah Rahimi was born in Mahallat,Iran in 1980. He is a Ph.D. candidate in Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran with a thesis named “Relation between Physical Form and Place attachment in Architecture (Case study: Communal spaces of residential complexes in Tehran)”. He currently works as Researcher and visiting professor in the University if Rome Tor Vergata. He is also a faculty member of the University of Mazandaran. His research interests are: Sense of place, Urban regeneration, Social and public space, Urban form, Islamic architecture, Parametric design, Housing.

Mojtaba Ansari was born in 1956, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Persian Landscape Architecture, Applied Geometry & Geometrical Pattern in Persian Art & Architecture, Architectural Psychology, Bionic Architecture.

Mohammad Reza Bemanian was born in 1958, Iran. He is a full professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Wisdom of art, Islamic Architecture and Urbanism, Criticism and theory of Architecture and Urbanism, Building Tech and Management, Urban Management, Highrise Buildings.

Mohammadjavad Mahdavinejad was born in 1977, Iran. He is an associate professor of Architecture at Tarbiat Modares University of Tehran. His research interests are: Iranian contemporary Architecture, Heritage and Sustainable Development, Smart Technologies and Intelligent architecture, Parametric design, Optimization and Computational Algorithm in architecture, Contemporary Building Construction.